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Tornano i Bilskirnir, in realtà one man band capitanata da Widar a quattro anni dal rabbioso Atavismus Des Glaubens. Sempre avvolto da un alone di mistero (di lui sa poco o nulla), fedele alla sua patria e alle sue tradizioni, Widar riporta in alto il vessillo del Pagan Black Metal, col suo stile inconfondibile: registrazione grezza, atmosfere cupe, uno screaming rabbioso, che sfocia spesso in vere e proprie urla, e una grand dose di epicità nelle chitarre, senza per questo dover ricorrere a inserti sinfonici. A differenza delle precedenti releases, in questo "Wotansvolk" sono presenti delle aperture melodiche che smorzano quel mood astioso ed a tratti collerico che caratterizzava album come In Flames Of Purification, senza per questo risultare più fiacco. Emblema di questa variazione nello stile è il terzo brano, "Reconquering Atlantean Supremacy", che pur mantenendo quell'aura cupa, in piena vena accusatoria, è pervasa da leggiadre e melanconiche note, senza mai sfociare in ritmi travolgenti, come a mantenere un'intimistica riservatezza: solo l'accorato scream di Widar vìola queste sensazioni semi-idilliache. Degne di nota sono le tracce acustiche, l'omonima "Wotansvolk" e la penultima "Nebelheim", diametralmente opposta: l'opener ha un sapore epico-cavalleresco, come l'alba prima di una battaglia, guidata dalla "fiera" melodia di flauto, che tenta di celare l'inquietudine che si fa strada nelle note del synth. Se prima non apparivano affatto, in "Nebelheim" le chitarre si fanno protagoniste assolute, in una track che per atmosfere mi ricorda a tratti l'omonimo di Burzum: priva di drumming, ma carica di tensione e angoscia pronte ad esplodere, grazie ai giri melodici che creano una “nenia” a dir poco ipnotica. Tra le migliori dell'album a mio parere “Weltenbrand”, dal riffing che sfiora il Viking, con il suo incedere epico-marziale sostenuto dalle agghiaccianti urla di Widar: nonostante il minimalismo e la ruvidezza delle chitarre, questo brano sprigiona una notevole carica emotiva, rivelando ascolto dopo ascolto, una penetrante drammaticità. Di un pathos affine gode la riflessiva “Nacht Und Nebel”, che per il mood arcano e solenne, velato di Depressive, rispecchia a pieno il titolo (“Notte e Nuvole”).Nonostante la ripetizione del riffing, il risultato non è affatto monotono, bensì procura una progressiva immersione in questa atmosfera onirica, a tinte cupe. “Niedergang” e la conclusiva “Wolfswut” (quest'ultima contenuta nell'omonimo singolo uscito nel 2006) sono di ispirazione Raw Black con inserti che rasentano l'heavy, ma sempre avvolti da quella cruda e gelida patina: sono questi i brani nei quali furore ed ira vengono incarnati ed espressi al meglio, anche se a mio parere questi risultano i brani meno coinvolgenti dell'album. Per gli amanti del genere “Wotansvolk” rappresenta una delle migliori uscite dell'anno: Widar non è sceso a nessun compromesso, mostrando ancora una volta fedeltà ed orgoglio verso ideali per i quali si batte. Rispetto alle precedenti releases trovo quest'ultima uscita leggermente inferiore, forse per il tono più “smorzato” e meno tagliente. Nonostante ciò onore a Widar per aver osato questa virata verso nuovi lidi musicali, senza adagiarsi nel ripetere delle soluzioni già sperimentate anche nei suoi numerosi Ep: questo potrebbe essere l'album di transizione verso una nuova sorprendente evoluzione.
Voto: 77/100. Recensito da BloodyMary il 23/12/2007 iconoclasta (N/D)

02-09-07 17:37 Voto: 9 | Ennesima conferma che questa one man band sa produrre eccellenti lavori ___________ "Sia che voli nella gioia o che precipiti nel dolore (l’uomo) non viene ugualmente trattenuto e riportato alla piatta gelida consapevolezza, proprio quando anelava di smarrirsi nella plenitudine dell'Infinito?" Goethe - I Dolori Del Giovane Werther | | Status:Staff Località:Vicenza Sesso:Metallaro |
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