Iced Tears - CD Metal - Walls Of Jericho
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Helloween - Walls Of Jericho (cd cover)
Disco preferito da 42 utenti
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Band:Helloween
Disco:Walls Of Jericho
Anno:1985
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Testi e Traduzioni Disponibili: Victim of Fate, Guardians, Ride The Sky, Warrior, Murderer, Judas, Heavy Metal (Is The Law)
Capita spesso nel mondo della musica che alcune opere non vengano prese in considerazione perché oscurate dalla magnificenza di altre: Walls of Jericho ne è un esempio.
Molti non hanno mai ascoltato con la dovuta attenzione questo capolavoro perché la bellezza dei due Keeper sembrava non potesse essere confrontata; in verità, questo cd raggiunge e addirittura supera gli altri due lavori sopra citati.
Quello che ci troviamo davanti è il primo lavoro di una band tedesca, di Amburgo per la precisione, influenzata fortemente da band Heavy Metal quali Iron Maiden e soprattutto Judas Priest, con tante idee nuove, e una rabbia interna che non è poi tanto lontana da quella delle prime band thrash della bay area, Metallica compresi. Se dovessi dare una definizione del genere di Metal di questo album, avrei qualche dubbio ad affibbiare il nome Power, ma non esiterei a scrivere Heavy-Speed metal (con influenze thrash).
In questo album sentiamo riff e controriff del tutto nuovi, molto aggressivi, con assoli velocissimi (influenzati in questo caso da neoclassicisti come Malmsteen) e molto spesso armonizzati, cambi di tempo e tecnica, velocità e precisione in abbondanza. Le due uniche pecche di questo album sono la produzione, veramente scarsissima, che in certi casi riesce a trasformare la musica in rumore puro, e la voce di Kai Hansen: poco impostata, per niente tecnica, acuta e aggressiva sì ma a tratti stonata e poco apprezzabile. Però per essere il primo cd di una band possiamo dire che è un ottimo risultato.
Passiamo ora alla recensione di ogni pezzo. Il disco è formato da 14 tracce, di cui le prime 5 facenti parte del primo demo della band, mentre l’ultima è una bonus track, presente inizialmente nel singolo del cd, e poi aggiunta nella nuova versione come ultima track.

Come intro di Starlight sentiamo un uomo alzarsi e ,dopo una bella sniffata di droga, mettersi a guardare la televisione stralunato, in particolare quando sente la canzone popolare “London Bridge is Fallin’ Down”. Ed ecco un pessimo urlaccio di Kai Hansen aprire la canzone vera e propria. Le chitarre e il basso in primo piano, riff veloci che cambiano e si alternano senza potersene accorgere: veramente uno dei pezzi più riusciti delle zucche. Il testo poi è molto interessante, trattando della droga e della tossicodipendenza che, come dice il ritornello, porta ad un momento di Luce per poi far ricadere in basso nell’oscurità.

Murderer è la seconda traccia. Un’altra canzone di alta qualità, che tratta anch’essa di un tema particolare, molto ben raccontato: la vita di un uomo che avendo ucciso, è costretto a scappare, mentre i cacciatori di teste sono accanto a lui pronti ad ammazzarlo. Lui sa di aver sbagliato, sa di non averlo voluto, ma ha ucciso e dovrà uccidere ancora e ancora se vorrà sopravvivere.

Ed ecco che gli spari, le bombe e i rumori della guerra preludono alla canzone Warrior, altra track che tratta di un tema sociale assai importante: la guerra. Il guerriero della canzone combatte e muore per niente, anzi per degli uomini (spesso chiamati metaforicamente “porci”) rinchiusi nei loro bunker a giocare a scacchi con soldati veri al posto delle pedine. Molta rabbia sprigionata da questa song.

Ed ora forse la migliore track dell’intero lotto: Victim of Fate. Una canzone veramente Heavy, con un testo fenomenale, che trova nel ritornello il punto migliore: "fly high, touch the sky, never know the reason why it ends, victim of fate". Si parla di assassino che vive nella parte marcia e maledetta da Dio della città, figlio di una puttana e di un killer, che deve sopravvivere ad ogni costo, uccidendo in primis. Ma non riuscirà mai a raggiungere la propria meta, la felicità e il termine delle sofferenze, perché il fato avverso glielo impedisce. La parte di bridge in mezzo, a 2’ e 6’’, lenta, con voce malefica fa fare un esame di coscienza al protagonista: egli è solo, abbandonato, evitato, senza amici e persona di cui fidarsi; l’unica ombra che gli è vicino è quella di Lucifero e della morte. Non vuol morire ma dovrà, anzi brucerà all’inferno. Dopo il solito solo armonizzato e il ritornello c’è un riff in tapping che ha fatto la storia, e che con due piccoli assoli finali conclude la canzone: appunto la migliore del cd, firmata Kai Hansen (che anche nel cantato fa uno splendido lavoro).

Chiude il demo la splendida Cry for Freedom, una canzone forse strana a sentirsi: qui zio Kai esorta tutti gli schiavi del mondo a ribellarsi dal giogo dei tiranni, e di far assaggiare loro l’acciaio della spada. Non è l’unica canzone con un tema “utopico” (se si vuole usare questo termine), il quale spesso viene riproposto anche in altre canzoni (Guardians e How Many Tears sopra tutte).

Ed ora comincia il vero e proprio cd, che dopo un breve intro di tastiere e trombette (la title track Walls of Jericho), lascia spazio ad un'altra delle migliori song della band: Ride the Sky. Una sofferta richiesta di essere lasciato libero, di cavalcare il cielo e volare via: come in Victim of Fate, il tema del destino che decide la vita dell’uomo è preso in considerazione. È una delle canzoni più anthemiche che ci sia nel cd (assieme alla monumentale Heavy Metal); difatti è stata fra le più riproposte live (Kai nei suoi Gamma Ray la ripete spesso, e l’ha utilizzata anche per il suo famoso Helloween Medley).

Reptile è forse una canzone un po’ anonima se confrontata con le altre ascoltate finora, ma è comunque un esempio della Walls of Jericho style song. I soliti riff veloci che cambiano senza che l’ascoltare possa rendersene conto per poi lasciare spazio a riff e contro-riff neoclassici a due chitarre seguiti dagli splendidi soli di Kai e Weiki. Da notare il lavoro del basso nella song. Il tema trattato è quella di un rettile creato in laboratorio e costretto a vivere nelle fogne, cibandosi di ratti.

Guardians è invece una canzone molto interessante da analizzare. Parla difatti di una società superiore in grado di controllare le menti, di ripulirle dal male, e di proteggere le nostre vite. Una sorta di mondo controllato da questi Guardiani, che vedono i tempi passati su degli schermi, non conoscono la guerra e i crimini; senza di loro non possiamo vivere e addirittura ne siamo pupazzi, marionette controllate da corde, per il nostro bene, forse. È probabilmente una sorta di speranza utopica di un mondo perfetto: controllo della mente per raggiungere la perfezione. Dal punto di vista musicale è poi assolutamente perfetta. I versi sono bellissimi, con un ottimo arrangiamento della voce sui riff, ed un chorus incredibilmente epico (difatti questa canzone è stata coverizzata dagli stessi Rhapsody of Fire).

Phantoms of Death può essere accostata a Reptile per la poca fantasia e attenzione dedicatagli dai componenti della band. Sembra quasi una canzone registrata in fretta e furia come riempitivo. C’è da notare però il riff iniziale, molto maideniano. Il tema è quello di fantasmi della morte che riempiono il mondo, uccidono i bambini, stuprano le donne; si fa però capire che questi fantasmi della morte servono a depurare il mondo dagli uomini, “parassiti” che meritano solo la morte. Tutti finiranno davanti a Satana e saranno portati via.

Le cose dette per Phantoms of Death e Reptile valgono anche per Metal Invaders. Una canzone un po’ anonima, un po’ poco curata, che parla semplicemente di Invasori Metal, cioè il popolo degli ascoltatori di metal, i metallari, sulla quale corsa stanno anche gli dei, e scendono nelle strade a combattere per la loro passione. Questa canzone può affascinare principalmente per i soli fatti dalle due asce tedesche, che in questa song sono assolutamente fenomenali e molto ispirati.

Gorgar è invece una canzone molto più curata anche dal punto di vista del testo. Parla infatti di un tema sociale anch’essa: il vizio del gioco d’azzardo, che viene praticamente personificato e a cui viene dato il nome di Gorgar (cioè il nome di un flipper parlante che esiste veramente). Un vizio che ti porta all’estasi, che ti rende dipendente da esso, ti toglie tutti i soldi: insomma, come dice il ritornello, ti mangia e ti distrugge. Da notare il pre-solo nel mezzo, che è nientemeno che un passo di Edvard Grieg, tratto dal Peer Gynt.

Si arriva dunque a Heavy Metal (Is the Law). Un vero monumento alla musica metal con un testo molto carino che, a ben ragione, dice: "If you don’t feel it you won’t understand". Ed è proprio questa la sensazione che vuole darci la canzone, l’Heavy Metal che unisce tutti noi e ci rende liberi; forse un invito a non combattere fra i metallari e anzi stare uniti. Da notare che la band ha voluto registrare la canzone con le voci campionate sotto, come se fosse un live.

La penultima traccia è il secondo miglior pezzo del disco, dopo Victim of Fate, a mio parere: How Many Tears. Scritta interamente da Michael Weikath, essa è un disperato grido contro tutti i mali del mondo: contro le guerre, che ormai prendono anche il cielo; in favore dell’importanza della vita, che in certi luoghi del mondo non ha valore; ricordando i bimbi che muoiono per fame o malattie, oppressi da invasori; un invito ad unirsi ed alzare la voce per spingere via il male e avere dunque i diritti umani che ci son dovuti ma negati. Tante lacrime scorrono per diventare mare di paure, tanti cuori sono lacerati. Ma la speranza è che prima che il mondo sia finito ci sia almeno un momento di pace assoluta, senza crudeltà e violenza. Da notare la parte nel mezzo della canzone, con le chitarre acustiche e le tastiere, momento di vera poesia fatta da note e non da parole, che viene però scalzato via violentemente dal ritorno degli strumenti distorti. Ancora una volta viene ripetuta la “preghiera” che il mondo si depuri. Forse il migliore pezzo mai scritto da Weiki fino ad oggi (senza nulla togliere a tanti altri pezzi più recenti). Ottimo il cantato di Kai, che mette tutta la sua rabbia e la sua passione (sentite gli acuti a 6’ 9’’ e 6’ 13’’).

Il cd termina dunque con Judas, una bonus track che inizialmente faceva parte solo del singolo del cd, ma che è poi stata aggiunta nella nuova versione uscita. Il tema preso in considerazione è di nuovo la giustizia sociale, che viene promessa da un uomo, un Giuda, appunto. Ma è una promessa che ovviamente egli non mantiene, preferendo la guerra e i soldi alla libertà, ai diritti. Un’altra disperata canzone che invita a far terminare tutte le ingiustizie di questo mondo.

Dunque questo è Walls of Jericho: per molti non può competere con Keeper of the Seven Keys pt. 1 e pt. 2, ma non preoccupatevi, se lo ascolterete con estrema calma e attenzione, con tutti i particolari (e non sono pochi), scoprirete un cd entusiasmante, con molti momenti bellissimi che superano di gran lunga quelli noiosi, che colpiscono l’ascoltare e lo portano in estasi. Almeno questo è quello che ho provato io ad ascoltarlo.


Voto: 97/100. Recensito da Crazy Jack   il 26/10/2006

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