| Musica -> Thrash Metal -> Urto -> Upside Down Disco preferito da 0 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1. The Dilemma Remains Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Upside Down su ebay2. Remote Control Seizure 3. Free Will State of Health 4. Mind-Forged Manacles 5. The Second Coming 6. The World Upside Down 7. Requiem For Brainwork Arrivano anche i siculi Urto a portare un pò d'aria fresca alla scena thrash, supportati da Punishment 18 Records, label che si sta dando un bel dà fare nel pescare sempre ottime realtà . Gli Urto, con questo esordio, ci dimostrano di saper prendere qualcosa quà e là da varie band thrash, per citarne due, mi vengono in mente Anthrax e Violence, ma comunque, di non voler certo scopiazzare, bensì, arricchiscono il tutto con una velocità di esecuzione a dir poco impressionante. E, a differenza di tante band dedite a questo genere, i Nostri, non si limitano a comporre una manciata di canzoncine tutte mezze uguali e troppo scontate, anzi, cercano di rendere ogni traccia il meno immediata possibile, cercando sempre di non cadere nel banale, con una varietà un pò insolita. Peccato che, alle volte, si ha l'impressione che alcuni riff non riescano a dare quell'impatto che ci si aspettava, nonostante siano pur sempre supportati da una voce che conferisce parecchia carica al sound. Altra pecca, un pò più grossolana, è la produzione, ad opera del bassista Francesco Gioia, in cui la sessione ritmica, intesa come batteria e basso, tende a lasciarsi un pò da parte, soffocando tra le chitarre ritmiche. Davvero un peccato, anche perchè dietro le pelli c'è una bella dose di tecnica che, forse, andrebbe "un pelo" più valorizzata. In conclusione, Upside Down è un buon disco di thrash metal che ha bisogno di vari ascolti per essere appreso fino in fondo. Sicuramente, la band si rivela come una promessa per la scena thrash italiana, e va supportata! Voto: 70/100. Recensito da Hellrob il 13/02/2010 Altre recensioni di questo utente: Giunge come gradita sorpresa questo debutto della band siciliana Urto. Si sa che il thrash ottantiano è tornato in voga, ma naturalmente è più difficile trovare lavori del genere, che riprendono la lezione impartita da gruppi come Metallica, Dark Angel, Heathen, nei loro lavori più tecnici, complessi ed intricati... quelli dal minutaggio che supera abbondantemente l' ora, per chiarirci. Registrato e prodotto nello studio di Francesco Gioia, bassista della band (una discreta rarità in questo mondo musicale), Upside Down colpisce primo di tutto per la resa sonora di livello davvero buono. A differenza di altre produzioni, qui non si tenta principalmente di creare un muro di suono impenetrabile e spesso: le chitarre sono molto più affilate, a tratti sembrano quasi dei rasoi sonici. L' impatto delle stesse è garantito quindi dal suono penetrante che sono in grado di generare. Questo significa inoltre che le accordature sono molto più rialzate rispetto alla media odierna; cioè in standard o quasi. E questo apporta significative migliorie al suono complessivo, perchè anche il basso riesce finalmente a farsi sentire con chiarezza, senza essere disturbato dalle chitarre macigno ultraribassate e dai suoni ultracompressi. Ecco, forse a cercare il pelo nell' uovo, alla fine si avverte un po' la mancanza di questo muro di suono, nel senso che qualcosa di più spesso avrebbe giovato, ma nel complesso tale constatazione vale ben poco: la produzione è davvero buona, e il gruppo ha dimostrato di voler puntare su una musicalità globale anziché solo sulle chitarre. Stupisce poi la coesione tecnico - strumentale messa in mostra: tutti i ragazzi, dal cantante al batterista, sanno maneggiare benissimo i propri strumenti, dimostrando anche una creatività maggiore della media. Ad esempio, il chitarrista solista Giovanni Labita fa uso, o crea effetti stravaganti e insoliti (in senso positivo naturalmente). Ritmicamente il suo collega Mimmo Saladino intesse fitte trame chitarristiche che rispondono in gran parte agli stilemi del thrash ottantiano, ma non mancano alcune aperture nei confronti di riff dal sapore più moderno e carichi di groove. Nel complesso, comunque, si tratta di un disco di thrash ottantiano, senza dubbio. Francesco Gioia ritaglia per sé dei fraseggi le cui scale abbelliscono il lavoro di chitarra, e lo stesso fanno i pattern di batteria di Giuseppe Campisi, dotato di un bagaglio tecnico veramente di spessore. Ed infine, da rimarcare la bella performance vocale di Alessandro Olivo, che rifugge i gorgheggi che inflazionano l' ambiente per sfoderare una voce pulita e abilmente “sporcata†quando occorre, senza mai esagerare. Per quanto riguarda le composizioni di per sé, chi conosce album come “Time Does Not Heal†(che, a leggere le interviste rilasciate dal gruppo, è il punto di riferimento principale per lo stesso) sa cosa aspettarsi. A volte il risultato è ottimo (strepitosa “The Second Comingâ€, per giunta il brano più lungo), a volte il gruppo si fa prendere un po' dalla foga di stendere riff su riff perdendo un po' di vista il brano. Il risultato resta comunque di spessore. I momenti migliori sono quelli in cui il gruppo sfodera riff a mitraglia, veramente d' effetto, e le parti in mid - tempo. Date una chance a questo gruppo, che si può porre da subito fra gli esponenti principali a livello internazionale. Voto: 78/100. Recensito da Mythycal il 11/09/2010 Altre recensioni di questo utente:
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