Iced Tears - CD Metal - Time Does Not Heal
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Dark Angel - Time Does Not Heal (cd cover)
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Band:Dark Angel
Disco:Time Does Not Heal
Anno:1991
Tracklist:
1. Time Does Not Heal 06:40
2. Pain's Invention, Madness 07:44
3. Act of Contrition 06:10
4. The New Priesthood 07:15
5. Psychosexuality 08:56
6. An Ancient Inherited Shame 09:16
7. Trauma and Catharsis 08:22
8. Sensory Deprivation 07:36
9. A Subtle Induction 05:09

Total playing time 01:07:08
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Testi e Traduzioni Disponibili: Time Does Not Heal
“IL TEMPO NON GUARISCE”, i ricordi di vecchie e spiacevoli esperienze restano ancorati dentro di noi e l’unica cosa certa nella vita è il dolore.

E’ questo il messaggio che ci vuole lasciare il quarto ed ultimo lavoro di una grande band del passato: i Dark Angel dello storico batterista Gene Hoglan, che dopo quest’esperienza militò, come molti ben sanno, nei Death, nei Testament e ora negli Strapping young lad.

In effetti ciò che esprime meglio “Time does not heal” è quel senso di sofferenza e di dolore che certi episodi della vita ci possono spesso provocare (nel caso dell’infanzia di Hoglan il disprezzo del padre nei suoi confronti); per questo si può notare che i testi dell’album, a differenza di molte altre band del genere, sono molto più maturi e ragionati e spaziano da argomenti come la violenza e gli abusi sessuali ai problemi della società americana, fino alle critiche verso la chiesa corrotta.
Prima di passare all’analisi musicale, occorre fare un necessario riferimento all’anno di uscita del disco in questione, il 1991. In quel periodo il thrash metal iniziò ad avere un periodo molto difficile e a dire il vero pensando a quell’anno non mi vengono in mente molti capolavori. Di conseguenza, in un panorama metal dominato sempre più dalla scalata al successo dei Pantera e dai cambiamenti stilistici di molti gruppi storici, in pochi si accorsero della quarta fatica dei Dark Angel, forse anche perché nella musica estrema si iniziò a spostare l’attenzione verso il genere che stava gettando le sue basi: il Death Metal.

In realtà, quest’ album è proprio un incrocio perfetto tra thrash e death: i Dark Angel, infatti, rispetto alla maggior parte del thrash Bay area, si distinguevano per l’incredibile aggressività e oscurità della loro musica, e questo può essere testimoniato anche dai precedenti “Darkness Descends” e “Leave Scars”.
Rispetto ai sopracitati album però, “Time does not heal” risulta molto più particolare e forse unico nel suo genere. Prima di tutto va elogiata la grandissima tecnica sia di Hoglan che degli altri componenti, specialmente i chitarristi Eriksen e Meyer, autori di ben 246 riff e di assoli brevi ma molto efficaci. Le tracce quindi risultano tutte molto elaborate e di un’ immensa lunghezza, anche se ciò non compromette una certa immediatezza e un certo impatto musicale.

Impatto che c’è fin da subito ed è di quelli che lasciano l’ascoltatore a bocca aperta: la prima traccia che si apre con un sontuoso arpeggio è la title track, incredibile nei suoi riff e nei suoi cambi di tempo orchestrati da Hoglan. Subito dopo siamo di fronte ad un altro pezzo magnifico e tra i migliori di tutto il platter: “Pain’s invention madness” colpisce dall’inizio alla fine, ed il ritornello è di quelli che ti si stampano in testa al primo ascolto.
Con “Act of contriction” invece si frena un po’ sull’accelleratore per ritmi medi supportati da riff molto trascinanti (ottimo anche l’assolo a metà canzone). Si tratta solo di una piccola pausa perché con la traccia successiva si torna all’aggressività e alla velocità dell’inizio.
Le tracce centrali sono le più lunghe del lotto e sicuramente anche quelle più elaborate, sia a livello di musica sia a livello di testi. Citarne alcune è un impresa ardua perché non c’è un minimo passo falso e tutto scorre alla perfezione, aggressività e tecnica si integrano alla grande.
Chiude il disco la potentissima “A subtle induction” e nonostante l’incredibile durata (1 ora e 7 minuti) non si può che rimanere soddisfatti e anzi, la voglia di risentirlo è quasi inevitabile.

Voto: 92/100. Recensito da RadioactiveWaste   il 12/07/2008

Paradossalmente l’ album migliore di Dark Angel è stato concepito nel momento in cui la formazione non comprendeva più alcun membro originario, e per giunta quando il thrash stava entrando nella fase più nera della sua storia.
La stesura di Time Does Not Heal, l’ album dei famosi 246 riff, dovette ricevere però grande impulso dall’ ingresso di Brett Eriksen e dalle accresciute capacità tecniche di Hoglan (il che è tutto un dire), autore di una prova fenomenale, oltre che dal suo contributo attivo anche in veste di chitarrista al songwriting. Nonché come autore di tutte le liriche, molto interessanti e capaci di spaziare da riflessioni personali ad attacchi nei confronti della scienza e ad altre tematiche ancora.
Presumibilmente Time Does Not Heal non si potrebbe capire se non si parte dall’ analisi di Darkness Descends. Quest’ ultimo era un concentrato di furia di thrash/death metal, così sparato e furioso da indurre la band a proseguire su strade diverse. Dopo il buon esito di Leave Scars, Dark Angel insiste e confeziona un altro dei capitoli migliori del thrash.
Darkness Descends era già un picco, Time Does Not Heal è un altro ancora. Lungo, complesso, cerebrale, presenta come influenza netta, nella costruzione dei brani, di ...And Justice For All (ed effettivamente Metallica è la principale influenza per questo album in generale; anche se adeguatamente celata), ma lo supera in virtù di una produzione eccellente. Se in Darkness la produzione era un’ autentica indecenza, qui invece la batteria viene enfatizzata senza penalizzare minimamente né le chitarre né il basso. Lo supera anche per una stesura dei brani decisamente più ispirata. Se, come è inevitabile, dischi del genere sanno troppo di “volutamente costruito” e mancano un po’ di spontaneità, Time rimedia in genere bene a questo difetto, riuscendo complessivamente a scorrere abbastanza fluidamente senza dare l’ impressione che ci siano riff di troppo, inutili. Un disco per nulla pesante e che nonostante possa “intimorire” un po’ nella sua mole, non risulta per nulla ostico da digerire, anzi vi potrete ritrovare ad ascoltarlo tutto d’ un fiato.
Chiaramente non tutto brilla, non tutto è perfetto, ma i livelli qualitativi questa volta sono eccellenti veramente, e lo spettro della noia non osa neppure affacciarsi.
I riff “mitragliati” di Time Does Not Heal, l’ incipit strepitoso e l’ assolo colmo di legati di Psychosexuality, e in generale gli assoli che tendono a fuoriuscire dagli schemi tipici dell’ heavy metal, lenti, maestosi e ammantati di un certo sentore epico, le parti vocali eleganti ma allo stesso tempo strozzate e sofferte (e così facendo veicolano davvero la sofferenza di cui le liriche sono intrise) sono quanto di meglio il thrash abbia potuto offrire. Un disco che riassume al meglio il thrash metal, in tutte le sue sfaccettature!

Onore a Dark Angel per questa opera mastodontica!


Voto: 90/100. Recensito da Mythycal   il 16/07/2008

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