| Musica -> Death Metal -> Deicide -> Till Death Do Us Part Disco preferito da 4 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1.The Beginning of the End 03:39 Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Till Death Do Us Part su ebay2.Till Death Do Us Part 04:14 3.Hate of All Hatreds 03:53 4.In the Eyes of God 04:42 5.Worthless Misery 05:00 6.Severed Ties 04:01 7.Not As Long As We Both Shall Live 05:05 8.Angel of Agony 03:29 9.Horror in the Halls of Stone 06:23 10.The End of the Beginning 01:41 Solo due anni… sono passati solo due anni dalla pubblicazione di “The Stench Of Redemption”, album della confermata rinascita di uno dei gruppi fondamentali del death metal. E con questo “Till Death Do Us Part” i Deicide ritornano prepotentemente sulla scena metal mondiale come solo le grandi band sanno fare. Stessa line-up del precedente lavoro, con la sola differenza che Santolla qui fa da session member (questo dovuto a vincoli contrattuali con la casa discografica). Sin dall’inizio del disco si può notare una certa cura nella produzione: le linee di basso sono ben definite, quelle di batteria sono presenti ma non soffocano gli altri strumenti, mentre le parti vocali, uno dei maggiori punti deboli di Benton e co. sono state maggiormente curate (il growl è molto più profondo rispetto ai dischi precedenti). Se proprio devo trovare un difetto, mi tocca puntare il dito contro la prestazione di Santolla , d’altronde comprensibile visto che la sua è una presenza forzata all’interno del disco. L’album inizia con la strumentale “The Beginning of the End”, brano dove il gruppo da sfoggio della propria tecnica. Un mid – tempo ferale, che ci introduce alla title-track del disco, “Till Death Do Us Part”. Questa ripropone la stessa struttura del brano iniziale, solo con qualche piccolo cambiamento. L’onnipresente doppio pedale di Asheim è ben supportato dal basso di Benton. Da segnalare il maestoso assolo verso la fine della canzone ad opera del duo Santolla-Owen. A seguire c’è “Hate of All Hatreds”, brano veloce, nella quale spiccano il blast beat veloce e potente del drummer ed il growl bastardo di Benton. “In The Eyes Of God” si presenta veloce ed opprimente, con un ottimo lavoro da parte della coppia d’asce , che ci regalano un ottimo assolo melodico a partire dal minuto 3.43. Subito dopo troviamo “Worthless Misery”, a mio parere una delle migliori dell’intero disco: a parti quasi schizofreniche, alterna mid tempos melodici, che si concludono con uno dei migliori soli di tutta l’opera. Neanche il tempo di riprenderci e “Severed Ties” parte con il blast forsennato di Asheim, veramente in uno stato di grazia in quest’album. La traccia si differenzia molto dalle altre soprattutto per il gran numero di assoli. Parte poi la mia traccia preferita dell’intera opera: “Not As Long As We Booth Shall Live”. Veniamo subito introdotti dal drumming metronometrico di Asheim che viene supportato alla grande da Benton e soci. Questo brano alterna parti più cadenzate ad improvvise accelerazioni, concluse ogni volta da una serie di assoli che ci portano direttamente ad “Angel of Agony”, canzone dalla melodia malsana ed intricata (nell’ultimo disco dei Decrepit Birth un brano così non sarebbe di sicuro sfigurato). A portarci verso la fine del disco c’è “Horror In The Halls of Stone”, altro mid-tempo monolitico, a tratti dal sapore sludge per il contrasto creato dalla velocità della batteria con gli altri strumenti. Essendo il brano più lungo di tutto il lavoro (quasi 6 minuti e mezzo) risulta molto varia nella sua struttura. Cosa che non si può dire invece per “The End of the Beginning”, traccia strumentale che conclude l’opera nel modo più violento ed annichilente possibile. Finito l'ascolto di questo "Till Death Do Us Part", non posso non lodare il gruppo di Tampa per la sua ultima fatica, forse un po’ difficile da apprezzare le prime volte, ma capace di regalare molte soddisfazioni ai fan del gruppo. Se siete amanti del death metal, fate vostro questo cd senza esitazioni mentre se siete ancora inesperti sia in campo death e soprattutto non conoscete altri lavori della band capitanata da Glen Benton, vi consiglio di iniziare almeno dal precedente "The Stench of Redemption". Voto: 81/100. Recensito da Antares il 29/04/2008 Altre recensioni di questo utente:
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