The White (EP)

Anno
2008 (29 Febbraio)
Tracklist
1. The Isle of Summer 03:58
2. Birch Black 02:40
3. Hollow Stone 04:15
4. Pantheist 07:17
5. Birch White 03:44
6. Sowilo Rune 05:40
7. Summerisle Reprise 04:55
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Voto:
90/100
Ultimamente gli Agalloch sono diventanti una sorta di garanzia all'interno della scena metal, sfornando capolavori l'uno dopo l'altro: non da meno è questo nuovo Ep, "The White", che esce a quasi due anni da "Ahes Against The Grain". Chi si aspettasse una prosecuzione naturale del sopracitato album, resterà deluso: il quartetto di Portland ha sterzato verso sonorità neo-folk e atmosferiche, reglandoci ancora una volta una prova "toccante" per l'intensità che riesce a sprigionare. Intermente strumentale(ad esclusione di "Birch White" ed a sussurri e parti corali che alimentano l'alone quasi "contemplativo" dei pezzi), gli Agalloch giocano su intrecci acustici, melanconici e pregni di amarezza, i quali grazie anche alla sapiente scelta di distorsioni diverse, risultano ancor più penetranti. Questa volta però uno spiraglio di luce viene lasciato filtrare dagli statunitensi. Se la parte iniziale dell' opener "The Isle Of Summer" è segnata da un senso di attesa carico di inquietudine, già gli accordi a seguire si aprono a sonorità solari e quasi speranzose. Sentimenti ancor più manifesti nella sublime "Birch White", impreziosita da un "festoso" motivo di violino in sottofondo che entra nella nostra testa al primo ascolto, la quale si chiude con un passaggio acustico "classicheggiante" e vagamente cupo. Simile per titolo ma non per il contenuto, "Birch Black" è caratterizzata da un mood più intimistico, nonostante la struttura ritmica non sia affatto mesta, ma alquanto sostenuta, con un sovrapporsi di varie chitarre con differenti distorsioni, che stordiscono quasi per il loro andamento vorticoso.
"Hollow Stone" è un pezzo Ambient che lascia quasi di stucco: etereo, siderale nella sua freddezza, sembra metaforicamente riprodurre le esperienze di pre-morte...un'apparente calma increspata dalla separazione anima-corpo. Lo scroscio di un ruscello, corni che sembrano risuonare in lontananza..ci conducono a "Pantheist", intima comunione "perduta" con la natura, un sound “antico” che ci riporta a Pale Folklore. La sezione ritmica è lasciata agli "ariosi" accordi delle chitarre acustiche, alternate alla pulsione dei tamburi ai quali si aggiungono, in un continuo crescendo, dei cori di sottofondo che rendono il brano ancora più drammatico.
"Sowilo Rune" è uno dei pezzi più riflessivi e mesti di "The White", il quale mostra una certa inclinazione ad influenze psichedeliche: lascia una forte inquietudine addosso, un senso di amarezza implacabile, al quale nessuno può sottrarsi, così come l'outro "Summerisle Repriese", giocata interamente su sofferte note di pianoforte, ognuna della quali imprime solchi di dolore nella nostra interiorità.
Ancora una volta gli Agalloch hanno fatto centro, con quei riffs e quegli arpeggi apparentemente semplici, ma che mirano dritti alla nostra emotività, risvegliando ricordi e sensazioni che sembravano ormai sopiti per sempre.
In attesa di un nuovo avvincente full lenght, godiamoci questa perla che trascende i generi musicali.
BloodyMary