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Spesso i mini cd riservano delle ottime sorprese, con la sola pecca di finire troppo presto, di lasciare dietro di sè un senso di incompiutezza. Quel "finire troppo presto" che è direttamente proporzionale alla bellezza dell'album che si sta ascoltando.
Regola che vale per l'ennesimo Ep degli October Falls, solo project Mikko Lehto che dopo un inizio di carriera in stile folk ambient a tinte fosche, si lascia influenzare da quelle dinamiche "Dark Metal" tanto care ai Katatonia e in parte ai canadesi Agalloch.
A partire dallo stupendo e altrettanto funesto artwork si possono intuire gli stati d'animo che pervadono i quattro capitoli del mini: malinconia, rassegnazione, disperazione, fallimento.
A cominciare dalla struggente "Shores Of Fire", sempre sostenuta arpeggi e passaggi acustici toccanti e di gran calsse, ai quali viene aggiunta nelle strofe e nei ritornelli l'ausilio della chitarra elettrica.
Le parole di Mikko sembrano quasi una denunica verso la violenza sulla natura perpetrata dall'uomo, alla quale le lande ghiacciate e innevate dell'estremo Nord sembrano restare immuni, quasi spettatrici impassibile dell'apocalisse che si consuma progressivamente nelle zone più civilizzate.
Così si passa alle riflessive "considerazioni" di White Northern Soils, la quale si mantiene sempre sul filo del rasoio in un climax che si spezza soltanto nel sommesso passaggio finale acustico, lo spegnersi di una fiamma.
Un'angoscia tangibile viene scaturita dalle note, che sembrano cristallizzare il dolore e il pianto della natura: tutto ciò non può che straziare l'anima, soprattutto negli animi più sensibili.
Titolo emblematico per Funeral Pyres, che se non fosse per lo scream, potrebbe benissimo rappresentare una straziante litania funebre di Madre Natura, priva di qualsiasi barlume di speranza, laddove il dolore si intensifica nei toccanti assoli: è a dir poco agghiacciante il modo in cui Mikko riesce a sprigionare sentimenti tanto negativi con un tocco così delicato e soave, che emerge in tutta la sua forza nella conclusiva "The Streams Of The End", che si richiama ai primi lavori e a Sarastus, mini che seguirà di pochi mesi proprio questo.
Protagonista un bucolico flauto, un tenue arpeggio e il crepitare delle fiamme. La catarsi, la purificazione del fuoco, l'eterno divenire di cui fu Eraclito profeta. Ed ecco allora che dalla melodia di chitarra, per la prima e ultima volta, si sprigiona un senso di pace e di compimento.
Tutto è finito, la Natura può finalmente rinascere e riappropiarsi di ciò le era stato tolto.
Voto: 75/100. Recensito da BloodyMary il 18/05/2008 BloodyMary (N/D)
06-01-08 14:52 Voto: 9 | Ascoltate Shores Of Fire e vi commuoverete..anche se fanno un genere molto più malinconico e riflessivo mi hanno fatto riprovare certe emozioni che solo i bathory sapevano darmi ___________ Vendo i seguenti cd(per maggiori info mandate un pm)
Animals Killing People - Human Haunting Season (brutal-grind)
Beatrik - Requiem Of December
Tsjuder - Desert Northern Hell (digi)
Morker - Skuggornas Riket
Midnattsol - Where Twilight Dwells | | Status:Traduttrice Località: Sesso:Metallara |
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