| Musica -> Death Metal -> Death -> The Sound Of Perseverance Disco preferito da 226 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1.Scavenger of Human Sorrow 06:54 Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca The Sound Of Perseverance su ebay2.Bite the Pain 04:30 3.Spirit Crusher 06:45 4.Story to Tell 06:34 5.Flesh and the Power It Holds 08:26 6.Voice of the Soul 03:43 7.To Forgive Is to Suffer 05:55 8.A Moment of Clarity 07:23 9.Painkiller (Judas Priest cover) 06:03 Testi e Traduzioni Disponibili: Scavenger Of Human Sorrow, Bite The Pain, Spirit Crusher, Story To Tell, Flesh And The Power It Holds, A Moment Of Clarity, To Forgive Is To Suffer Signori, parlare male dei Death è praticamente impossibile. Questo è un gruppo davvero fuori dal comune, sotto qualsiasi aspetto lo si prenda in considerazione. Ed è quindi la cosa più naturale di questo mondo che questi ragazzi statunitensi abbiano sfornato una serie di capolavori fuori dal comune: l'apice, e purtroppo anche la definitiva conclusione, di questa serie viene alla luce il 15 settembre 1998, tre anni dopo "Symbolic". Questo è il disco per eccellenza di Chuck Schuldiner (R.I.P.), alcuni lo hanno persino definito il suo testamento spirituale. Tutte i brani di questo disco, targato Nuclear Blast, sono stati ideati da Chuck per il suo progetto parallelo, i Control Denied, mentre i Death erano già stati debitamente sciolti e dimenticati. Però le composizioni geniali di Evil Chuck erano più adatte alle sonorità dei Death, sicché decise di chiamare al suo cospetto tre maestri, ognuno nel suo strumento: Scott Clendenin al basso, Richard Christy alla batteria e Shannon Hamm alla chitarra (questi ultimi due già presenti nei Control Denied). E il disco venne fuori da sé. Un suono del tutto omogeneo, frutto di una produzione curata in modo maniacale da Schuldiner e Jim Morris, con tutti i parametri ben calibrati, davvero notevole sotto ogni punto di vista. Tutte le canzoni sembrano legate a doppio filo tra loro, per molti motivi. Innanzitutto l'ombra onnipresente della geniale filosofia di Frederick Nietzche, fatalista come non mai e analizzata con estrema sapienza da Schuldiner, che praticamente l'ha plasmata secondo le sue esigenze metriche senza snaturarla minimamente. Poi lo stile utilizzato nell'esecuzione dei brani, che sembrano richiamarsi tra loro lungo tutta la durata dell'album. E infine la voce, più alta e incisiva rispetto al passato, che mantiene una costanza impressionante per tutta la durata del cd (poco meno di un'ora). Le canzoni sono nove, tra cui una cover e un pezzo strumentale. Già dalla prima traccia, "Scavenger of human sorrow", si capisce quali siano gli intenti del combo americano: tecnica, virtuosismo, e velocità dall'inizio alla fine, pur senza trascurare pause riflessive di notevole spessore, col basso di Scott Clendenin in primo piano a dare lezioni a qualsiasi jazzista per quanto riguarda la ricercatezza delle melodie e delle ritmiche. L'intro di batteria è devastante, poi riff e contro-riff, cambi di tempo da restare a bocca aperta a vita. Sono sette minuti di Musica con la M maiuscola. "Bite the pain" è più significativa per il testo che per le musiche (sempre ottime, per carità ), e descrive il nichilismo attivo tipico della filosofia di Nietzche, cioè la reazione al dolore e alla sofferenza, al corso degli eventi che pare tragicamente immutabile, perché nessuno ne ha il controllo. "Spirit crusher" sorprende da subito per l'impossibile intro di basso e batteria, ma dopo sorprenderà ben di più. Specialmente dopo 2' e 22'', con un riff semplicemente favoloso. Probabilmente le intere carriere di tutti i gruppi di death melodico europeo non sono riuscite a dar vita a qualcosa di travolgente come questi trenta secondi scarsi di riff (e questo con tutto il rispetto per Children of Bodom e compagnia bella...). La positiva "Story to tell", più lineare da un punto di vista musicale, è invece più intrigante e contorta da leggere. Un invito all'apertura mentale, all'obiettività , dopo la tragica visione di un mondo dominato dalle certezze della specie umana. "Flesh and the power it holds" è il brano più lungo e complicato di questo disco, e parla del potere che il corpo ha di imprigionare l'anima dentro sé, e di consumarsi mostrandole il suo lato più disgustoso, uccidendola. Una scena già vista che si ripete all'infinito, in tutte le vite... Musicalmente questo è il brano più significativo dell'album, perché racchiude in sé tutti quegli elementi che quà e là sentiamo in tutto il cd. Melodie, riff, cambi di tempo, parti molto ritmate e, infine, parti a-ritmiche. Da menzionare anche l'assolo di Evil Chuck a metà canzone, davvero graffiante. "Voice of the soul" è l'unico pezzo strumentale di questo disco, ed è l'unico dove si sente una chitarra acustica. Qui Schuldiner ha fatto davvero tutto da solo, componendo e registrando in prima persona tutte le parti di chitarra, e dimostrando una creatività e una fantasia che vanno ben al di là del death metal. "To forgive is to suffer", dal titolo emblematico, ricorda molto "Scavenger of human sorrow", ma a mio avviso nasconde anche molti riferimenti al disco del 1993 "Individual thought patterns", specialmente nelle melodie della lead guitar. Nel finale poi un inatteso "sballottamento" dei volumi, davvero interessante. "A moment of clarity" è in realtà una descrizione del buio più accecante nel quale l'uomo si tiene attaccato ai suoi sogni, alle sue speranze, sperando che la misteriosa tempesta passi... Davvero straordinarie le parti di chitarra: appena la coppia Christy-Clendenin abbassa leggermente la guardia, subito Schuldiner e Hamm sfornano una valanga di spunti interessanti. "Painkiller" è la più chiara dimostrazione che i lavori contenuti in questo "The sound of perseverance" erano inizialmente pensati per i Control Denied. La voce di Chuck, a metà strada fra il tipico altissimo cantato heavy e lo screaming death, stupisce per la sua estensione. La canzone (cover dei Judas Priest, targata 1990) è molto carina, di sicuro la più orecchiabile del disco, da tutti interpretata con personalità e stile. E dunque, signore e signori, questo capolavoro è terminato, e con esso termina la strabiliante carriera dei Death, un gruppo sconquassato dall'esagerato perfezionismo del suo grande condottiero, che è riuscito a scrivere sicuramente le pagine più belle, intriganti e originali del death metal. Sono veramente tentato di dare un bel 10 a questo album, ma per coerenza con gli altri fin qui recensiti, mi fermo a un passo dalla vetta. :love: :love: Voto: 90/100. Recensito da casizzolu il 16/06/2006 Altre recensioni di questo utente:
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||