Iced Tears - CD Metal - The New Order
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Musica -> Thrash Metal -> Testament -> The New Order
Testament - The New Order (cd cover)
Disco preferito da 69 utenti
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Band:Testament
Disco:The New Order
Anno:1988
Tracklist:
1. Eerie Inhabitants
2. The New Order
3. Trial By Fire
4. Into The Pit
5. Hypnosis
6. Disciples Of The Watch
7. The Preacher
8. Nobody's Fault
9. A Day Of Reckoning
10. Musical Death (A Dirge)
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Testi e Traduzioni Disponibili: Eerie Inhabitants
Dopo lo strepitoso esordio discografico ottenuto grazie alla pubblicazione dell'eccellente "The Legacy", ecco che ad un anno di distanza i Testament propongono il loro secondo album, "The New Order", che diverrà ben presto un classico della loro discografia nonchè uno degli lavori più acclamati dai fans del Thrash Metal. L'album esce nel 1988, nel pieno della seconda ondata di gruppi Thrash provenienti dalla Bay Area, ma si distinguerà dagli altri suoi coetanei per via di una non assidua ricerca dell'estremismo musicale in termini di velocità e cattiveria, quanto per un approccio più meditato e ricercato alla melodia e all'atmosfera, che raggiungono entrambe picchi elevatissimi in quest'opera.

Su tutti si eleva l’immenso lavoro di Alex Scolnick alla chitarra solista, che crea architetture soniche di grande impatto, grazie alla loro psichedelia barocca, ma anche gli altri musicisti se la cavano più che bene: Peterson propone ottimi riff vari e fantasiosi, Clemente picchia il suo drum-set quanto basta amalgamando perfettamente le sue ottime abilità tecniche, mentre Greg Christian si guadagna il suo onorario accompagnando egregiamente il tutto, anche se bisogna dire che non è certo aiutato dal missaggio, che ne riduce parzialmente la presenza.

La prima traccia è “Eerie Inhabitants”, pezzo le cui liriche si concentrano su una ipotetica e futura distruzione del mondo e dell’umanità. Dopo un’aerea introduzione, guidata dalla sognante maestria di Skolnick, ci si presenta un mid-tempo energico spezzato in modo coerente a metà dalla linea conduttrice generale della chitarra solista, cui, se si presta la dovuta attenzione, non mancherà di servire fantastiche e visionarie melodie, come del resto durante tutto l’arco dell’opera. Da esaltare è inoltre il timbro vocale di Billy, semplicemente esplosivo. Segue al secondo posto la title-track, un altro incubo futuristico (circa l’umanità resa schiava da un futuro totalitarismo di massa), stavolta con parti più veloci rimarcate nei martellanti ritornelli, per poi lasciar spazio d’un botto a “Trial by Fire”, un approccio lento e meditato riguardante l’angoscia che accompagna un condannato a morte poco prima dell’esecuzione, dotato di un ritornello coinvolgente anche se a mio modesto avviso troppo marcato. La quarta traccia è la veloce e ferale “Into the Pit”, che mantiene livelli d’alta intensità per tutta la sua durata. La soggezione che mettono le violente liriche basate sempre sul futuro sterminio dell’umanità e del mondo non riesce a impaurire l’ascoltatore più di tanto per via di una perfetta, precisa e martellante sezione ritmica (coronata da un vorticoso e splendido assolo) cui è impossibile resistere. Segue una delle due strumentali dell’album, “Hypnosis” che porta avanti un motivo un po’ ripetitivo, che non lascia un grande segno nell’economia complessiva anche per via della sua brevità, anche se comunque risulta abbastanza piacevole all’ascolto. Al sesto posto troviamo un bravo dalla struttura molto simile a quella della title-track, ovvero “Disciple of the Watch”, solo che qui abbiamo la parte veloce lungo le strofe e una più cadenzata nei ritornelli. Il lugubre racconto su alcuni bambini posseduti da oscure forze è ispirato dal film “Children of the Corn” basato su una storia del “Re dell’Horror” Stephen King. La settima traccia è un’altra mazzata, al pari di “Into the Pit”, sto parlando della terremotante “The Preacher”, brano che unisce alla classica rapidità d’esecuzione un potentissimo finale recitato da un possente coro, rendendo il tutto uno degli episodi migliori dell’album. Il tema fondamentale è quello delle profezie sulle future catastrofi naturali che cambieranno in modo radicale la faccia della Terra. Successivamente troviamo una cover di un brano molto famoso degli Aerosmith, “Nobody’s Fault”, che non trovo troppo esaltante, ma di cui è innegabile la piacevolezza d’ascolto, grazie alla sua melodia orecchiabile. La fine è vicina, ma manca ancora all’appello un mid-tempo dall’aria decisamente malinconica, “A Day of Reckoning”, basato sull’anticonformismo, e la seconda strumentale dell’album, “Musical Death (a Dirge)”, una perla di rara bellezza che chiude l’album con le sue splendide melodie sognanti, che si perdono nell’infinito dello spazio e del tempo.

Peccato per la produzione un tantinello grezza che non fa risplendere al massimo della sua bellezza questo gioiello, ma evidentemente tanto basta per rendere quest’opera un capolavoro immortale, un classico tra i più meritevoli di un posto nell’Olimpo del Thrash Metal. Il migliore dei Testament, mai eguagliato, tantomeno superato, nella sprigionamento di un’intensità emotiva unica e infinitamente malinconica.


Voto: 90/100. Recensito da born to grind   il 28/07/2007

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