The Call Of The Wretched Sea

Band
Anno
2006
Tracklist
1. Below the Sun 11:45
2. The Pacific 10:07
3. Old Thunder 09:54
4. Of the Monstrous Pictures of Whales 01:52
5. The Sermon 12:36
6. The Hunt 11:13
7. Ahab\'s Oath 10:11
L'immagine non è disponibileRecensione:
Voto:
66/100
Acclamata realtà funeral doom, Ahab dimostra con The Call Of The Wretched Sea di saper mettere in mostra idee intriganti ma ancora necessitanti di un elevato grado di elaborazione.
Ben nota l' attrazione della band per le tematiche nautiche, questa mostra una vena di originalità nei testi stessi, tra l' altro redatti in maniera intelligente, musicalmente parlando però ci sono diverse critiche da muovere.
Lo stile della band si basa su ritmiche minimali, e spetta ad altri strumenti (a parte il basso, naturalmente inesistente) il compito di ricamarci sopra spunti che possano essere degni d' interesse. A volte ciò avviene e risulta pertanto una soluzione azzeccata,il più delle volte però lo è solo parzialmente, se non per niente.
La produzione dei brani fino a The Sermon è cruda, estremamente approssimativa. Probabilmente il gruppo ha registrato in presa diretta, effettuando poche sovraincisioni, senza missaggio; e infatti si sente la mancanza di precisione dei singoli strumenti, oltre agli effetti come le chitarre “zanzarose”. Questa scelta si dimostra coraggiosa, perchè ben si accosta al minimalismo suddetto.
L' apertura di Below The Sun può rimandare ai Tyranny nella sua lugubre introduzione. La canzone vera e propria doppia il pezzo iniziale, e offre poi un fraseggio solistico molto intenso. La seconda parte della canzone invece è ben più diretto e pesante, e man mano si svelano le capacità del batterista Althammer, a suo agio nei tempi ultrarallentati e capace di versatilità e articolazione nonostante queste siano doti difficili da mantenere a queste velocità. C' è tempo anche per una sezione di accordi dissonanti, resi ancora più acerbi dalla distorsione zanzarosa e dalla produzione, prima che nel finale del brano si recuperi il fraseggio.
The Pacific è il brano “fallito” del disco, qui veramente il minimalismo è sinonimo di noia: nemmeno la solista è in grado di intrigare con uno dei giri sofferti che rendono davvero belle canzoni come la precedente o quella successiva. C' è qualche passaggio interessante, ad esempio un arpeggio a metà canzone e il finale in cui la solista assume la funzione ritmica, mentre chitarra ritmica e batteria si limitano a rintocchi essenziali. Un po' poco comunque.
Old Thunder è sicuramente il pezzo forte del disco. Se c' è una canzone che veramente è in grado di evocare le immagini nautiche trasposte nei testi è questo: il movimento delle onde, il loro infrangersi contro la nave, i canti dei marinai, i suoni strozzati sul legno della nave... un arpeggio e un assolo drammatico servono l' apertura, poi subentrano riff massicci e sempre minimali, mai così indovinati come in questa canzone, ottimi anche nella cavalcata finale. In mezzo, un' apertura melodica molto suggestiva e impetuosa, seppure fragile, e un coro in voce pulita molto pacato, eppure dalle tinte “esoteriche”, quasi inquietanti.
Dopo l' intermezzo, The Sermon rischia di essere un' altra canzone poco accattivante. I riff qui sono migliori rispetto a The Pacific, sicuramente più dinamici e vari, ma la prima parte del brano scorre via senza colpo ferire particolarmente. C' è un altro elemento che fa accostare il brano a The Pacific: l' arpeggio esoterico, quieto (dà l' impressione di osservare il mare, dalla spiaggia, in un momento di calma autunnale), che funge da sottofondo per il sample in cui viene proposto un estratto del film “Moby Dick” di John Huston. Anche il riff distorto seguente non è granchè, il finale invece è spettacolare, un riff imponente e dotato di una melodia inquietante, quasi orrorifica, ed epica.
Con The Hunt i discorsi in fatto di produzione cambiano: stranamente le metodologie applicate qui cambiano, si sente che il missaggio è ancora approssimativo, però la microfonatura delle parti di batteria c' è eccome, e anche per la chitarra. Entrambi gli strumenti guadagnano in spessore sonoro.
Questo brano comincia con un arpeggio pulito su cui poi si innesta la ritmica. Nulla di particolare, ma anche qui il coro si dimostra efficacissimo, e fortunatamente in seguito la canzone spiega un riff dalle tinte vagamento stoner, abbinato alla tastiera: e l' effetto è davvero buono. Ma quanto segue purtroppo non è egualmente interessante.
Ahab's Oath è dominata interamente da quelle atmosfere orrorifiche e inquietanti accennate in altre brani. Qui naturalmente è la tastiera lo strumento principale, per quanto anche la chitarra ritmica svolga bene il suo compito in tal senso.

Quindi ricapitolando: due canzoni davvero ben riuscite, tre più o meno parzialmente e una “mancata”. Per quanto certi spunti siano davvero interessanti, sono ancora pochi, o troppo poco lavorati, perchè questa band dimostri di meritare davvero di essere definita una “rivelazione”.
Mythycal