Iced Tears - CD Metal - The Age Of Nero
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Satyricon - The Age Of Nero (cd cover)
Disco preferito da 3 utenti
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Band:Satyricon
Disco:The Age Of Nero
Anno:2008 (3 Novembre)
Tracklist:
01 Commando
02 The Wolfpack
03 Black Crow On A Tombstone
04 Die By My Hand
05 My Skin Is Cold
06 The Sign Of The Trident
07 Last Man Standing
08 Den Siste
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Testi e Traduzioni Disponibili: Black Crow on a Tombstone
Quando arrivò quello splendido rapace ritratto sulla copertina del disco, sorta di alter ego distorto della cicogna venuta a portarci il nuovo parto dei Satyricon, lo trovai rassicurante.
La sua bellezza nera e lugubre risultò tanto attraente ai miei occhi da portarmi ad affrontare questo “The Age Of Nero” senza pretese, con il solo intento di goderne il contenuto in quanto tale.
Certo, mi ci vollero svariate sedute di Yoga per non accomunare questi Satyricon a quelli che suonarono “Nemesis Divina” o “Dark Medieval Times”, ma, supportato da un ricordo tutto sommato positivo del precedente ed ammiccante “Now, Diabolical” penso di esserci riuscito.
Peccato che i miei sforzi non sono stati premiati.

Iniziamo con il dire che il disco appartiene ad una band che di “black metal” conserva solo il lontano ricordo, preferendo barcamenarsi tra heavy, stoner, thrash e chi più ne ha più ne metta e rivestito da una produzione assassina e tagliente (almeno quella…), suonato da una band che si diverte, ma che di rado riesce a divertire l’ascoltatore. Il gruppo guidato da Satyr sembra proprio fregarsene di cosa pensa di loro la gente, prendendola forse un po’ come scusa per lasciarsi un po’ andare in composizioni abbastanza monotone e ripetitive. Il dito in questo senso va puntato anche contro Frost: nel precedente disco riusciva ad alzare la media della qualità grazie a pattern di batteria particolari e studiati, qui invece sembra ridotto ad un session-man capace solo di fare sempre la stessa accelerazione o lo stesso ritmo lento, senza andare tanto oltre.

I brani poi, malgrado una certa varietà, sono quasi tutti azzoppati da una mancanza di feeling, sembrano sempre gli stessi, con poche idee e con poca voglia di essere seguiti. Si può parlare della opener “Commando”, brano che comincia dove finiva “Now, Diabolical”, rovinata però dalla voce di Satyr, che riesce a sminuzzare la tensione con l’urlo bellico “COMMANDO!!!” risultando esilarante in un contesto in cui non è consigliabile. Si può citare “Die By My Hand”, uno dei punti più bassi della band, per quel suo ritornello sforzatissimo e pseudo-sinfonico, che sulla carta dovrebbe incutere timore, ma è stato architettato troppo per riuscirci realmente. Un altro esempio è dato da “My Skin Is Cold”, che si apre con un riff grottesco che può sperare tutto tranne che rimanere in mente, adducendosi a mid tempo scalfito da ondate di autocelebrazione che rende il brano uno dei più noiosi, ma non come la mastodontica “The Sign Of The Trident”, sette minuti di riffoni che sembrano durare un’eternità. Si salva però la valida “Black Crow On A Tombstone”, rombate aggressione alla Motorhead condita da un’ispirazione horror che la rende una divagazione piacevole sull’argomento. Tutto questo è quello che rimane in mente dopo svariati ascolti dell’ultima fatica dei Satyricon, un incessante mattone di divertimento assuefatto a se stesso.

A quel punto mi rivolsi di nuovo all’uccellaccio, domandandogli se un giorno sarò degnato di poter apprezzare un nuovo lavoro dei Satyricon veramente ispirato e coinvolgente. Egli mi rispose, quasi fosse il corvo di una famosa poesia di Edgar Allan Poe, gracchiando in modo sinistro: "Mai più!".

Voto: 51/100. Recensito da Tristan il Necrofilosofo   il 07/02/2009

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