Tapping The Vein

Band
Anno
1992
Tracklist
Body Parts
Skinned Alive
One Step Over The Line
Deadline
Bullet In The Head
The Crippler
Wachturm
Tapping The Vein
Back To War
Hunting Season
Reincarnation
L'immagine non è disponibileRecensione:
Voto:
86/100
Quando si parla dei Sodom bisogna semplicemente inchinarsi e onorare questa storica band che ha fatto e continua a fare la storia del thrash metal.
Appartenenti alla famigerata “Triade tedesca” insieme a Destruction e Kreator, il combo capitanato dall’istrionico Tom Angelripper ,nella prima metà della sua carriera ha sempre subito le influenze di altre correnti del panorama metal, a partire dai primi vagiti della band come “In The Sign Of Evil”(1984) e “Obsessed By Cruelty” (1986) in cui forte è la componente black metal(old-style ovviamente) ,passando per album di thrash metal puro come “Persecution Mania”(1987) ed “Agent Orange”(1989) fino ad arrivare alla forte componente heavy in “Better Off Dead”(1990)e la matrice profondamente death di questo “Tapping The Vein” targato 1992.
Insomma, i Sodom si sono sempre dimostrati fedeli al verbo del thrash portando avanti comunque una costante evoluzione del proprio sound senza snaturarlo mai.
“Tapping The Vein” compare sul mercato,come ricordato prima, nel 1992, periodo in cui è il death metal l’assoluto padrone della scena estrema grazie a band del calibro di Morbid Angel,Death, Obituary e Deicide(solo per citarne alcune).
Angelripper e soci decidono di cavalcare questa nuova corrente e il risultato è proprio “Tapping The Vein”, la creatura più pesante e violenta mai partorita dal combo di Gelsenkirchen.
Il sound cambia radicalmente rispetto al precedente “Better Off Dead”: le chitarre si fanno decisamente più basse e pesanti, Witchhunter dietro le pelli utilizza tempi più ricercati che si susseguono rapidamente , il buon Tom da il là ad un ottimo growl marcio che a tratti va ad avvicinarsi a quello del mitico Jeff Walker(Carcass).
Ascoltando e riascoltando quest’album mi sono posto una domanda: come mai questo lavoro è stato così tanto sottovalutato?Va bene il fatto che gli album più importanti dei Sodom sono altri(“Agent Orange” in primis)ma accantonare quest’album(e sono in molti)ritenendolo “non indispensabile” mi sembra eccessivo.
“Tapping The Vein” è un signor album che ha ben poco,a mio avviso, da invidiare ai suoi più blasonati predecessori.
Undici brani di incredibile ferocia in cui thrash e death si fondono perfettamente dando forma ad un connubio eccellente.
Non si fa in tempo a pigiare il tasto play che si viene travolti dalla furiosa malevolenza di “Body Parts” e “Skinned Alive” in cui si può notare l’ottimo lavoro di Andy Brings(subentrato a Michael Hoffmann)alle sei corde, autore di un riffing possente ed estremo in cui chiare sono le influenze “floridiane”, quindi il drumming trita sassi di Chris Witchhunter,sempre compatto e preciso. Angelripper dimostra ancora una volta la sua incredibile versatilità vomitando fuori un growl che ancora oggi riuscirebbe a dare lezione all’80% dei vocalist death/thrash in circolazione. Vocalizzi efficacissimi, marci e malati che fanno da padroni proprio nei due brani iniziali , nella strepitosa e travolgente “The Crippler” ed in altri ottimi episodi tirati come la title-track e la finale,più compassata, “Reincarnation”.
Le ritmiche,come ricordato ad inizio recensione, sono molto orientate alla corrente death metal ma la componente più thrash non viene certo accantonata e compare in maniera prepotente in songs come “One Step Over The Line”,davvero un gran bel brano, la coinvolgente “Bullet In The Head” in cui palesemente ritorna l’influenza dell’heavy ottantiano,la tedesca “Wachturm” e nel finale del platter in brani come “Back To War” e “Hunting Season”: in tutti questi brani il buon Tom ritorna al suo cantato classico(quello tipico di “Agent Orange”).
Il risultato finale porta all’alternanza tra pezzi tirati in stile death e brani in puro stile thrash che rende l’opera ,nel suo complesso, molto lineare e di piacevole ascolto.
I testi,come da tradizione Sodom, sono sempre collegati alla guerra denunciandone gli effetti nefasti che questa porta.
La produzione, affidata ad Harris Johns, è senza pecche rilevanti(il basso non si sente) e mette soprattutto in risalto l’apporto della chitarra.
In conclusione ,un disco coraggioso dei Sodom,estremo,potente e controcorrente rispetto alla tendenza dell’epoca(Metallica in primis), un album che può tranquillamente fare la felicità sia degli amanti del thrash sia di quelli del death. Un disco tutt altro che da sottovalutare, l’ultimo dei Sodom veramente di alto livello almeno sino al 2001(il grande “M-16”)…
Cadavere