Iced Tears - CD Metal - Symbolic
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Death - Symbolic (cd cover)
Disco preferito da 161 utenti
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Band:Death
Disco:Symbolic
Anno:1995
Tracklist:
1: Symbolic 6:33
2: Zero Tolerance 4:48
3: Empty Words 6:22
4: Sacred Serenity 4:27
5: 1,000 Eyes 4:28
6: Without Judgement 5:28
7: Crystal Mountain 5:07
8: Misanthrope 5:03
9: Perennial Quest 8:21
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Testi e Traduzioni Disponibili: Zero Tolerance, Symbolic, Without Judgment, Sacred Serenity, 1,000 Eyes, Crystal Mountain, Empty Words, Perennial Quest, Misanthrope
Troppo spesso si abusa del termine capolavoro quando si recensisce o si commenta un disco(ed io stesso ne sono la prova). Il significato del termine capolavoro è molto semplice,il dizionario della lingua italiana lo definisce: il miglior lavoro,la miglior opera di un’artista, di una scuola, di un età,eccellente nel suo genere. Ebbene, quando si parla di un artista come Chuck Schuldiner(R.I.P.)e dei suoi Death il rischio di abusare del termine capolavoro diventa minimo,assolutamente nullo se il lavoro che si ha di fronte porta il nome di “Symbolic” . Questo platter non ha difetti,un incredibile must di aggressività,violenza e melodia che lascia letteralmente a bocca aperta. Nulla qui è minimamente banale(i Death non lo sono mai stati),a partire dai testi,sempre filosofici,introspettivi e soprattutto dalle tematiche sempre attuali,per passare al songwriting,eccezionale dal primo all’ultimo secondo dell’album,quindi la produzione, praticamente perfetta, da parte di Jim Morris ed infine una line-up spaventosa con il mitico Chuck ovviamente a curare vocals e lead guitar, Kelly Conlon al basso,Gene Hoglan alla batteria e Bobby Koelble alla rhythm guitar. Tutti signor musicisti,tra i quali spicca sicuramente Gene Hoglan,un fenomeno dietro le pelli(dimostrazione già data nel precedente “Individual Thought Patterns” e con i Dark Angel). Totalmente frutto del genio creativo di Chuck Schuldiner,questo platter ,targato 1995,si compone di nove brani per una durata complessiva poco superiore ai 50 minuti. Cervellotiche strutture dei pezzi,ottime variazioni timbriche, ritmiche intricatissime,sezione ritmica dinamica e varia,stupendi assoli,pattern di doppia cassa e percussioni chirurgiche sono gli elementi fondamentali che costituiscono questo “Symbolic”. I Death(chi li conosce lo sa) hanno sempre fatto album diversi l’uno dall’altro,sempre in costante evoluzione ,con una proposta musicale mai scontata,e così anche questo platter risulta essere “unico” nella loro discografia. Ma passiamo ad una sintetica analisi delle tracce:si comincia con l’opener title-track dall’incipit senza ostentazioni ricco di riff battaglieri e granitici a cui fanno seguito il growl di Chuck e un Hoglan dal drumming compassato;dopo 40 secondi però, parte una sezione ritmica dove tutti gli strumenti si fanno sentire,a partire dalla componente ritmica di Koelble accompagnato magistralmente dal basso di Conlon e dalla doppia cassa di Hoglan. Al secondo minuto e mezzo compare il primo assolo di Chuck ,splendido in tutta la sua melodia. Un brano strepitoso,complesso ma decisamente lineare in tutta la sua durata ,veramente simbolico. A seguire arriva “Zero Tolerance”,che si apre con Hoglan e il suo drumming non certo tirato in primo piano, seguito da splendidi riff di Koelble e al 30esimo secondo da uno splendido assolo di Chuck. Sarà proprio lui a dominare la scena per i 4 minuti rimanenti sfornando assoli,uno più bello dell’altro. I Death dimostrano,se mai ce ne fosse bisogno,di saper alternare momenti medio-veloci,come in alcuni tratti di “Symbolic” a massicci rallentamenti e “Zero Tolerance” ne è uno degli esempi migliori;altro pezzo da ascoltare e adorare. Segue quel gioiello di “Empty Words” ,altra traccia simbolica dalla quale prende il nome il sito ufficiale della band. Il brano si apre con un soave e delicato arpeggio, incredibilmente evocativo,interrotto quasi bruscamente dall’imponente sezione ritmica tirata su da Hoglan e Koelble. Chuck come sempre risulta ispiratissimo,sia alle vocals ma soprattutto alla chitarra,con l’ennesima overdose di sublimi assoli. Efficace anche il chorus,insomma,altro pezzo incredibile figlio di un grandissimo lavoro in fase compositiva che enfatizza le qualità immense del combo. Segue “Sacred Serenity”che vede subito in primo piano la fase percussiva di Hoglan accompagnata ottimamente dall’arpeggio del basso di Conlon. Una serie di assoli introducono la componente chitarristica del brano,composta da una serie di riff decisamente compatti ,una vera fucina incontenibile da dove divampa fuori il metallo più puro. Decisamente interessante l’inserimento al secondo minuto e mezzo di una frazione di pura quiete,con arpeggio di chitarra e basso e con batteria ridotta all’osso,il tutto per una durata di 30 secondi:semplicemente sublime. Successivamente il brano riprende le coordinate originali,seguendole fino alla fine. Il quinto pezzo si intitola “1000 Eyes” ,e parte subito a briglia sciolta,travolgente grazie ad un riffing corposo sostenuto da un incessante pattern di doppia cassa. Anche in questo brano regnano ritmiche intricatissime e tra esse,come fosse uno strumento, si incastra il growl di Chuck Schuldiner. Stupende ,come sempre, le trame chitarristiche : Koelble da spazio ad uno splendido riffing ,armonico,veloce e melodico,aggressivo e pulito, Schuldiner invece,è onnipresente con i suoi assoli splendidamente ricamati all’interno del brano. La traccia si chiude con un affondo urlato di Chuck accompagnato dalla doppia cassa di Hoglan: da brivido. La successiva “Without Judgement”mette ancora in evidenza il ruolo di Koelble alla chitarra ritmica. Il martellante Hoglan pare una macchina per quanto risulta preciso dietro le pelli. Particolarmente evocativo l’assolo di Chuck al minuto e 20;il tutto dura una ventina di secondi ,poi un mid-tempo da infarto cambia le carte in tavola. Affilatissimi riff accompagnati dalla doppia cassa danno il via ad una sezione ritmica veloce e cadenzata. Il tutto si interrompe dopo venti secondi per ritornare poi nel finale di canzone. Il brano infatti regala altri spunti eccezionali,come ad esempio al secondo minuto e 50 dove un assolo quasi arpeggiato accompagnato dal basso impressiona per quanto è limpido. Straordinario pezzo,assolutamente complesso ma di un efficacia disarmante .A seguire troviamo “Crystal Mountain”,caratterizzata da una serie di riff low-tuned che portano ad una serie di stop-and-go,i primi caratterizzati da arpeggi di chitarra accompagnati dal basso,i secondi da riff chirurgici e da pattern di doppia cassa implacabili,il tutto per introdurci ad un chorus facilmente memorizzabile. La traccia vive al primo minuto e mezzo un rallentamento dove è soprattutto il growl e la fase percussiva a farla da padrona,seguiti da una serie di assoli intelligibili del solito Chuck. Ma a parte questo momento,il brano risulta meno complesso del precedente,ritornando comunque alle ritmiche iniziali,ed è questa caratteristica che lo rende probabilmente quello del lotto più facile da ricordare,risultando tra i migliori. L’ottavo pezzo è “MIsanthrope”,una traccia che non fa sentire lontani i tempi di “Human”,soprattutto nei primi 30 secondi,dove una rapidissima sezione ritmica ci ricorda che i Death non si sono scordati di come si pesta duro ,anzi. Ritroveremo questa ritmica intricatissima al terzo minuto dato che la traccia, come d’abitudine,si fa più complessa con l’inserimento di svariati mid-tempo . Particolare risulta la frazione al secondo minuto,dove un riff “alieno” accompagnato da un assolo,lascia un po’ disorientati. Ma la via non viene smarrita e,come scritto prima,al terzo minuto riprende la ritmica rapida d’inizio traccia e si da il via ad un headbanging furioso. Si arriva così alla conclusione dell’album,e qui,mi scuso,ma non riesco più a trovare le parole per descrivere la grandiosità di una traccia come “Perennial Quest” ,a mio modesto avviso, il miglior pezzo mai scritto e realizzato da Chuck Schuldiner e dai Death,nonché uno dei migliori pezzi metal che abbia mai udito. In otto minuti e 20 è racchiuso tutto il meglio che il metal può dare: dalla tecnica alla violenza,lyrics perfette e una melodia incredibile,frutto del genio di uno dei più grandi talenti che il metal abbia mai partorito. L’ascolto di questo brano penso sia d’obbligo per chiunque si definisca metallaro,perché questo è Metal con la M maiuscola. Per concludere, “Symbolic” è un monumento del metal,personalmente lo ritengo superiore al successivo e tanto osannato “The Sound Of Perseverance”. I pregi di Chuck ancora una volta vanno aldilà dell’essere un ottimo musicista e scrittore di testi,infatti si dimostra sempre più abile nel mettere su line-up mostruose,costantemente diverse da album ad album, ma con all’interno dei veri e propri fenomeni (Gene Hoglan e Steve Di Giorgio per citare i primi che mi vengono in mente)e musicisti dal grossissimo bagaglio tecnico(e qui l’elenco si fa lungo)che si adattano alla perfezione alle esigenze del leader indiscusso di questa band(Chuck,appunto). Per quanto futile possa essere,dedico questa recensione alla memoria di Chuck Schuldiner,un vero Mito…

Voto: 100/100. Recensito da Cadavere   il 07/09/2006

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