Iced Tears - CD Metal - Strike Back
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Steeler - Strike Back (cd cover) Disco preferito da 1 utenti.
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Band: Steeler
Disco: Strike Back
Anno: 1986
Tracklist:
1. Chain Gang
2. Money Doesn\'t Count
3. Danger Comeback
4. Icecold
5. Messing Around With Fire
6. Rockin\' The City
7. Strike Back
8. Night After Night
9. Waiting For A Star
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Con Strike Back gli Steeler riconfermano quanto di buono avevano già fatto, riprendendo le caratteristiche di base del loro stile, potenziandole.

Strike Back offre diverse possibilità di analisi: anzitutto il gruppo qui riesce a catturare l’ energia tipica dell’ hard rock, incanalandola in forme, strutture, riff e potenza prettamente heavy metal. Detto diversamente, il gruppo recupera l’ energia primigenia dell’ heavy metal, cioè quella del primo heavy metal, quell’ energia che dava impulso ai gruppi della NWOBHM.
Le caratteristiche di base di questo disco e degli Steeler in generale sono quelle tipiche dell’ heavy metal, ma riprese ed elaborate in una maniera nel complesso definibile personale: caratteristiche peculiari sono gli accordi quasi “distaccati”, “freddi”… non entriamo certo nel campo del black metal, ma di certo tali accordi suggeriscono queste sensazioni.
Le strutture dei brani sono alquanto semplici, quindi il gruppo opta per la costruzione di riff che non rimandano a schemi chiusi e circolari, ma dalla struttura aperta (in questo senso, progressiva).
Strike Back è un’ anticipazione della carriera solista di Axel Rudi Pell, fondatore della band addirittura nel 1979. In canzoni come la quartina iniziale o nell’ assolo – fraseggio di Strike Back (la canzone) ci sono tutte i tratti salienti di tutta la futura carriera di Axel
La produzione è molto buona, tutti gli strumenti in primo piano, con menzione speciale da riservare al basso, sempre caldo, presente e pulsante. Rullante secco e preciso, chitarre ritmiche molto incisive.
Le note dolenti vengono invece prima di tutto dalla voce di Peter Burtz (nome alquanto onomatopeico...). Per uno stile del genere occorrerebbe una voce melodica, invece Burtz ne possiede una acida, sguaiata e quasi irritante… praticamente la negazione di cosa debba essere un “cantante”. Compensa invece con un’ ottima capacità interpretativa.
L’ altra nota dolente viene dalla prestazione dietro alle pelli di Jan Yildiral: alquanto banale e monotona, giri e pattern significativi elargiti col contagocce.

Tocca ad un basso quasi danzereccio aprire Chain gang, una canzone che come Danger come back è caratterizzata da un ritornello basato su un riff dalla rapida successione di accordi. Molto accattivante la cavalcata in stile Iron Maiden, veramente bello il riff precedente l’ assolo, in cui il gruppo ricorre ad una tastiera che ingigantisce il suono dando un senso di coralità.
Money doesn't count è una canzone basata sulla progressiva eliminazione dell’ esecuzione della strofa, suddivisa in due sezioni. Grandioso il bridge, molto cupo, riprende le sonorità quasi epiche dell’ US heavy metal. Nella sezione degli assoli, in seguito ad un riff abusato ma sempre efficace, compaiono gli accordi distaccati di cui prima. Da segnalare la bella prova interpretativa du Burtz nel ritornello.
Danger come back parte con un arpeggio per metà accattivante, ma che avrebbe meritato uno sviluppo più curato; graziato in quanto costituisce la base per uno straziante quanto breve assolo. La strofa esibisce l’ altra caratteristica di base del disco, le strutture aperte. Il dinamitardo ritornello è costituito da riff suonati in rapida successione. Da segnalare in questa canzone il riff suonato dopo l’ assolo, sincopato e quasi funk.
Contrariamente a quanto riportato dalle track – list, non è Icecold la numero 4, ma Messing around with fire. Qui è la sezione degli assoli la parte più interessante: i due assoli di Pell e Tom Eder vengono astutamente spezzati da un riff dallo stile americano, con un basso spezzato supportato dai piatti della batteria, passaggio azzeccatissimo per l’ headbanging!
A questo punto però i ritmi e la tensione cominciano un pò a diminuire. Allora il gruppo sfodera uno dei pezzi migliori del repertorio: Icecold. Giocata praticamente su due giri, un blues sguaiato ma micidiale in apertura e la strofa e il bridge in crescendo (poi ripresi, seppur in forma diversa, nel riff a sostegno dell’ assolo) Icecold riporta l’ attenzione dell’ ascoltatore al massimo.
Rockin' the city e la successiva Strike back dimostrano che il gruppo è capace di creare canzoni molto eterogenee, diversificando il repertorio ed evitando così che Strike Back sia un unico monolite in 9 canzoni. Rockin' the city è una canzone che pigia di più sull’ accelleratore; il gruppo però aggiunge una vena di sporcizia che fa pensare subito ai Venom. Bellissima la prima parte del bridge, con un Burtz particolarmente ispirato. A parte questi due particolari, comunque, la canzone scade un po’ nell’ anonimato nella sezione centrale.
Strike back è quasi una canzone speed. Velocissima (per gli standard del gruppo), la canzone che più lascia intravedere la carriera futura di Pell, ma nella quale si possono anche intravedere certi Metal Church, specialmente quelli più moderni (dell’ ultimo album, per intenderci). Sia per le ritmiche veloci che per il fraseggio dell’ assolo, Strike Back assomiglia a Gettin' dangerous (da Black Moon Pyramid, quinto album targato Pell). La tastiera qui è veramente spettacolare: prima sembra una nenia tibetana, poi aperta, celestiale, come nell’ iniziale Chain gang.
Night after night è un po’ piatta come canzone, basata su un riff spento, graziata solo da un ritornello a più voci.
La conclusiva Waiting for a star è una semi – ballata. L’ arpeggio è di una bellezza struggente, e la voce tenue e questa volta pulita di Burtz ne è l’ ideale complemento. I ritmi poi si riaccendono nuovamente in un riff che ricorda molto quello di 747 (Strangers in the Night) dei Saxon.

Così si conclude uno dei capitoli meglio riusciti del gruppo. Non certo un capolavoro, ma disco sopra la media. Necessita di un paio di ascolti aggiuntivi per essere apprezzato appieno, ma sicuramente meritevole dell’ ascolto per i fan di questo genere, nonché ambito oggetto di collezionismo.


Voto: 78/100. Recensito da Mythycal   il 26/08/2007

Mythycal (N/D)


25-08-07
15:03

Voto: 8
Questo è veramente un bel disco heavy. Presenta soluzioni insolite come accordi freddi e un pò distaccati e strutture progressive nei riff aperti e non definiti entro un preciso schema.
Recupera l' energia dell' hard rock e quella primigenia dell' heavy metal in un contesto assolutamento heavy metal, sfoderando canzoni notevoli come Chain Gang, Icecold, Rockin' The City di venomiana memoria, lo speed di Strike Back e la bella ballata conclusiva Waiting For A Star.
Ottimo!:D
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Vendo cd di: Metallica (MOP), Death (Leprosy), Scum (Re-evolution), Dream Theater(Live at Marquee), Fifth Angel (Time will tell)
Chi interessato mi contatti per PM
Status:Traduttore  Località:Pesaro  Sesso:Metallaro  
black ozzy (N/D)


07-09-07
18:55

Voto: 10
se al primo ho dato 9 non posso che dare 10 a questo spettacolo di cd!!! veramente bello...ascoltare per credere
___________
la pazzia è una forma di normalità...
Status:Utente  Località:Genova  Sesso:Metallaro  
necrodeath86 (N/D)


01-10-07
13:27

Voto: 10
questo è piu bello del primo..un hard n heavy sparato a mille..al primo ascolto piace subito per le chitarre con riff non complicatissimi ma di grande impatto sonoro.:@
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I RAGAZZI SONO COME GLI ALBERI...CON UNA SEGA LI ABBATTI..AHAHAH
Status:Utente  Località:Cosenza  Sesso:Metallaro  
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