Iced Tears - CD Metal - South Of Heaven
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Musica -> Thrash Metal -> Slayer -> South Of Heaven
Slayer - South Of Heaven (cd cover)
Disco preferito da 97 utenti
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Band:Slayer
Disco:South Of Heaven
Anno:1988
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Testi e Traduzioni Disponibili: South Of Heaven, Behind The Crooked Cross
Non c'è tempo per preamboli o introduzioni. Tetro e coinvolgente, con una cadenza meno veloce dei suoi predecessori, parte "South of heaven" con la celeberrima title-track. La chitarra ritmica propone riff imponenti, pur senza avere dalla sua parte un'accuratissima pulizia del suono, mentre gli assoli sono veloci, precisi, e particolarmente taglienti. La voce di Tom Araya sprizza rabbia e odio da tutti i pori e la sezione ritmica, che come abbiamo già detto ha volutamente perso velocità rispetto a "Reign in blood", propone un Dave Lombardo sempre sugli scudi. L'analisi della prima traccia non è altro che un riassunto di quello che, a grandi linee, troveremo nel resto del disco. "Silent scream" è praticamente una testata in mezzo agli occhi :@ e, per così dire, getta un occhio verso i lavori precedenti. Ovviamente è un successo, una delle canzoni degli Slayer più coverizzate. "Live undead", ossessiva e martellante, ci dona alcuni momenti di pathos grazie all'espressiva prestazione di Dave Lombardo dietro le pelli (e vi assicuro che è difficile donare espressività alla batteria!). Termina in crescendo e ci porta alla canzone più chiacchierata di questo "South of heaven": si tratta della filo-nazista "Behind the crooked cross", all'inizio quasi punkeggiante. E' davvero un peccato che questa canzone si faccia ricordare per un'espressione politica che gli Slayer per primi non hanno mai avuto il coraggio di abbracciare e confermare appieno, piuttosto che per dei meravigliosi stop-and-go che, a livello ritmico, sono i migliori episodi di quest'album. Un album che, come una gara di dragster corsa su ritmi estenuanti, ha terminato la sua prima corsa. Tutti al frigo a prendere un'altra birra, prima che parta la seconda tranche di questo disco.

La quinta traccia, "Mandatory suicide", riparte con lo stesso leit-motiv della title-track: le chitarre di Kerry King e di Jeff Hanneman propongono ancora delle sviolinate da paura, e la coppia Araya-Lombardo dimostra per l'ennesima volta come si possa fare thrash di primissimo livello basandosi solo sui mid-tempo. Incredibile ma vero. L'assolo di questa canzone è a mio avviso il migliore di tutto il disco, breve ed essenziale, e il parlato di Tom riecheggierà per anni nelle nostre teste. "Ghosts of war" sembra essere stata riesumata da uno dei dischi precedenti, davvero esplosiva. Dopo un paio di minuti però, i nostri si ricordano di essere in procinto di registrare "South of heaven" e non "Hell awaits" e decidono di ritornare sulle ritmiche ossessive tipiche di questo nuovo lavoro. "Read between the lies" è quasi strumentale e non si fa particolarmente notare in una selva di capolavori. "Cleanse the soul" ci riporta su altissimi livelli, e cerca di riproporci le stesse devastanti frenate e accelerazioni già sentite in "Behind the crooked cross". La velocità complessiva del brano è più elevata, ma i cambi di tempo sono eseguiti con minore personalità.

Discorso a parte meritano le ultime due tracce di questo capolavoro. "Dissident aggressor" è un'ottimo tributo ai mitici Judas Priest e, per di più, trova spazio nel disco senza dare la sensazione di essere un corpo estraneo. Insomma, ancora un altro jolly ben giocato. "Spill the blood" si presenta a noi mortali con una spettrale intro di chitarre acustiche, per poi esplodere con un ottimo riff e, pestata e ri-pestata dal mitico Dave, si interrompe qualche secondo per far riemergere dagli abissi le chitarre acustiche. Poi ancora un tuffo nei riff e negli assolo della coppia King-Hanneman per dare degna conclusione a una delle pietre miliari della storia del thrash metal.

Un disco innovativo e intelligente come pochi altri, che ha dato una svolta alla band californiana non solo in termini prettamente musicali, ma anche nei testi. Gli Slayer decidono che è giunto il tempo di rallentare il ritmo e di parlare di guerra e lasciano al black metal il compito di evocare Satana e affini. La guerra, la distruzione che porta e gli irreversibili segni che lascia sono temi dominanti in questo disco. E gli Slayer ne faranno una bandiera, portando queste tematiche come un vessillo in giro per il mondo nella terrificante tournée che affronteranno per un anno e mezzo. La produzione è migliorata molto, ed esalta ancora di più le doti tecniche del gruppo. Insomma, un album senza punti deboli. Merita il rispetto e l'ammirazione di tutti noi. :idea:

Voto: 90/100. Recensito da casizzolu   il 16/06/2006

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