Iced Tears - CD Metal - Songs Of Moors And Misty Fields
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Empyrium - Songs of Moors And Misty Fields (cd cover)
Disco preferito da 11 utenti
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Band:Empyrium
Disco:Songs of Moors And Misty Fields
Anno:1997
Tracklist:
1. When shadows grow longer
2. The blue mists of night
3. Mourners
4. Ode to melancholy
5. Lover's grief
6. The enselmbe of silence
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Testi e Traduzioni Disponibili: When Shadows Grow Longer , The Blue Mists Of Night , Mourners, Ode To Melancholy, The Ensemble Of Silence
Serafico come un placido lago all’ imbrunire.
Songs Of Moors And Misty Fields è uno splendido affresco della natura più candida ed incontaminata, al tempo stesso conscia del dolore esistenziale che pervade ogni cosa nell’ universo ma capace nella sua delicatezza di accettare tale condizione.

Gli artefici di questo disco sono Ulf Theodor Schwadorf (a dire il vero il principale compositore, dato che si occupa qui di voce, chitarra, basso e batteria), Andreas Bach al sintetizzatore e Nadine Moelter al flauto e al violoncello.
Non si tratta di folk autentico alla fine, infatti la base è evidentemente un doom molto sgrezzato e impreziosito da un’ abbondante dose di melodia. Questa viene ampiamente fornita dal sintetizzatore, che è lo strumento principale alla fine, anche più della chitarra.
La chitarra viene utilizzata in un ruolo particolare, quasi come uno strumento secondario, perlomeno nelle ritmiche, e in questo è come se avesse scambiato il proprio ruolo con la tastiera.
Anche se così non fosse, risulterebbe particolare comunque: infatti la chitarra ritmica viene addolcita nei suoni (e la distorsione è molto vicina a sonorità più marcatamente rock, pur conservando il vigore tipico dell’ heavy metal), ed inoltre questa funzione viene svolta da fraseggi melodici di chitarra solista utilizzati invece proprio come ritmica.
Anche la chitarra solista viene rinnovata e ridimensionata nelle sue prerogative, lanciandosi in assoli che però sarebbe meglio definire fraseggi, visto che constano per lo più in una singola parte ripetuta.
La sezione ritmica non presenta spunti degni di nota: il basso si avverte solo in due frangenti (in The Blue Mists Of Night e in The Ensemble Of Silente) ma lascia comunque il segno, mentre la batteria si presenta troppo statica nelle soluzioni adottate, specialmente per quanto riguarda i giri di doppiacassa. Comunque qualche ritmica si fa apprezzare lo stesso.
Il cantato risulta efficace nello scream, molto aspro e sofferto, ideale complemento per la musica; invece la voce pulita risulta a volte troppo bassa per frangenti che richiederebbero un registro vocale più vicino ad un sussurro.
Quindi le pecche di questa produzione rimandano alla performance batteristica e un certo tipo voce, e si può aggiungere anche la ripetizione fino allo sfinimento di certi riff (come in Mourners o nel finale di Lover's Grief).

Abbastanza buona la produzione, specie per la sezione ritmica, mentre risultano un po’ in sottofondo le chitarre.

When Shadows Grow Longer è l’ introduzione, giocata su un unico giro di pianoforte doppiato dal coro prodotto da Ulf (in questo frangente la sua voce risulta pienamente azzeccata) su cui si innesta poi la narrazione (si contano infatti diversi livelli di sovraincisione vocale).
Poi la prima traccia vera e propria, The Blue Mists Of Night, canzone particolare perché strutturata in 6/8, infatti la parte finale di ogni riff viene sempre ripetuta. L’ attacco è anche la parte più veemente ed arrembante dell’ intero disco, ma si stempera poi in un giro di pianoforte incantevole (e azzeccata è anche l’ idea di usare un autentico pianoforte a coda, la cui bellezza dei suoni è ben nota, proprio perché conferisce al suono maggior genuinità). Lo stesso leit motiv di pianoforte viene poi doppiato dalla chitarra solista, che acquisisce sfumature epiche, catartiche quasi, perché suonano come un volo astrale liberatorio. Le parti seguenti si assestano su sonorità più marcatamente doom, ed è la tastiera a dominare, con poche note ben assestate comunque.
Mourners, come la precedente, si basa su giri armonici impostati sulla tradizionale sequenza semitono- tono; risulta molto carezzevole il flauto all’ inizio, come anche il fraseggio melodico di chitarra che riprende il medesimo motivo, ma per cinque motivi questa sezione viene costantemente ripetuta provocando un po’ di noia. Dopo il quinto minuto è la tastiera a spezzare la monotonia: due semplici note contribuiscono a creare un passaggio atmosferico struggente, reso ancora più bello dalla batteria, le cui rullate poggiano sui tom e sul timpano. Esplode in seguito un assolo di chitarra, che chiude questa sezione, prima che il riff iniziale venga ripreso e protratto a lungo, anche se l’ efficace doppia cassa contribuisce a diversificare.
Ode To Melancholy ricalca sostanzialmente il mood di Mournes, ma questa volta i passaggi acustici spezzano maggiormente il brano e con variazioni ritmiche più rilevanti. Molto struggente il passaggio centrale di flauto.
Le prime vere variazioni arrivano comunque con Lover's Grief: un flauto misterioso prepara la strada per le folate arabeggianti, prima di riprendere a tesse le trame musicali assieme al pianoforte.La parte centrale risulta abbastanza intricata e meno lineare degli altri brani, ma spicca ancora un bellissimo inserto acustico di pianoforte, che sarebbe risultato ancora più efficace se il suo inizio fosse stato sviluppato su note più elevate.
La conclusiva The Ensemble Of Silence è una canzone in buona parte acustica, dove sono morbide tastiere, ma soprattutto il flauto e un pizzicato violoncello, a dominare. La parte elettrica fa capolinea per pochi minuti, e qui la batteria svolge un lavoro superiore alla media del resto del disco grazie ad un uso ottimo della doppia cassa.

Questa canzone inaugura poi la stagione acustica per gli Empyrium, che troverà piena consacrazione con i successivi e ultimi due dischi, ma che nella sua semplicità e particolarità forse può ambire anche ad essere considerato, assieme a Lover's Grief, il brano migliore di un ottimo album.


Voto: 80/100. Recensito da Mythycal   il 19/10/2008

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