Iced Tears - CD Metal - Shadows Of The Sun
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Ulver - Shadows Of The Sun (cd cover) Disco preferito da 6 utenti.
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Band: Ulver
Disco: Shadows Of The Sun
Anno: 2007
Tracklist:
1.Eos
2.All the Love
3.Like Music
4.Vigil
5.Shadows of the Sun
6.Let the Children Go
7.Solitude
8.Funebrae
9.What Happened?
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Testi e Traduzioni Disponibili: Shadows Of The Sun, All The Love, What Happened?, Like Music, Vigil, Let The Children Go, Funebre, Eos*

A due anni da Blood Inside, album completamente diverso dal precedente Perdition City, che vedeva il recupero delle chitarre a “lieve” discapito dell'elettronica, gli Ulver tornano con questo “Shadows Of The Sun”. Si possono notare due macro-differenze rispetto al penultimo lavoro: il sound è più "compatto", con una maggiore continuità stilistica tra i vari brani, senza per questo risultare monotoni, mentre in “Blood Inside” c'era più varietà tra un pezzo e l'altro; la sperimentazione sembra essersi assestata, non c'è quel divario spiazzante che avevamo potuto sentire tra “Perdition City” e “Blood Inside”, senza dimenticare il fatto che tra il primo e il secondo trascorse un lustro. “Shadows Of The Sun per l'attitudine con cui si presenta e le atmosfere etereo-oniriche che lo pervadono, ricorda sia i momenti più riflessivi di “Blood Inside” (per fare un esempio le tracks “Blinded By Blood” e “Your Call”), sia la particolare struttura compositiva utilizzata nelle due colonne sonore Lyckantropen Themes e Svidd Neger, un sottile filo conduttore che lega un brano all'altro, talvolta esplicito, talvolta celato dai livelli di suono che il trio riesce a sovrapporre in maniera unica.
Ad un primo ascolto mi ero convinta che questo fosse l'album “più accessibile” e immediato tra quelli degli Ulver dopo la trilogia “Black Metal”. Ma ad uno ascolto più approfondito, in stato quasi meditativo, mi sono resa conto che non è affatto così. In quest'opera, meno “caotica” della precedente, la band sembra suggerirci un percorso interiore, giocato sulle movenze cromatiche e metaforiche del sole: basta leggere i testi, autentiche poesie sulla condizione umana, attuale e passata, sui sentimenti che la muovono, sulla musica: meno ermetici dei precedenti, con un soggetto di riferimento più chiaro, anche se come sempre, di libera interpretazione personale. La struttura dei brani è di matrice Ambient; quasi inesistenti le percussioni, se non per qualche breve apparizione: timbriche basse e soffuse, inserti elettronici brevi e coincisi, presenza di strumenti a fiato che rendono l'atmosfera ancora più rarefatta. Ed è questa forse la particolarità più evidente di “Shadows Of The Sun”: nella sua compattezza di fondo, il sound non può essere fissato, ma è in continua evoluzione interna, o per usare una terminologia filosofica, è in continuo “divenire”. Flebili ma continue mutazioni lo pervadono, ogni brano ha una sua caratteristica che lo rende diverso dall'insieme, anche se infondo gli appartiene, come parte di un tutto. E le sensazioni sprigionate da questa musica sono di rara intensità. A partire dall'introduttiva “Eos”, un sommesso crescendo, come il sorgere del Sole, guidato dal synth, struggente negli inserti di archi, grazie alla partecipazione dell' “Oslo Session String Quartet”: immediatamente siamo trasportati in una dimensione senza tempo né spazio, che è forse quella della nostra interiorità. Garm a livello vocale migliora costantemente ad ogni release e si fa interprete di queste sensazioni intimistiche con linee vocali che prediligono tonalità basse, sussurrate, interpretate con un trasporto e coinvolgimento fuori dal comune. “All The Love” è meno rarefatta della precedente, guidata dal pianoforte che a tratti passa dal malinconico allo straniante, in maniera delicata e mai improvvisa.”Like Music” si muove inizialmente in simbiosi con la precedente per poi lasciare emergere atmosfere inquietanti, con il solo del chitarrista Espen Jorgersens, che definire spettrale e inquietante è poco. La successiva “Vigil” dopo un intro velato di elettronica e di sussurri, è giocata su cori decadenti e su un finale che rasenta il “drone”, come per spezzare quel barlume di speranza che si era venuto a formare. Ed eccoci a una delle canzoni che preferisco di quest'album: l'oscuro muro sonoro iniziale, ipnotico e suggestivo, che va via via ampliandosi di nuovi suoni, interrotto dal piano da un'atmosfera maligna; il ritorno ad una dimensione onirica, guidati dai cori eterei e dagli effetti sovrapposti del Synth e dalle vocals di Garm che cambiano continuamente registro.
“Let The Children Go” è la traccia più eclettica dell'album, come se fosse una piccola sintesi di ogni brano: dall'iniziale aura soffusa, si passa per frammenti “noise”, fino ad inserti “jazz-fusion”, con le percussioni che qua trovano libero sfogo, seppur in modo contenuto.
Stupenda la cover dei Black Sabbath, “Solitude” si presenta in veste talmente nuova che all'inizio si stenta riconoscerla: la voce sommessa di Garm, atmosfere notturne, tonalità cupe attraversate dal sax che rendono il tutto ancora più eccentrico. “Funebre”può essere divisa in varie parti: nella prima, decadenza, dolore, incarnati dalle sinistre note di violino; un secondo momento dove l'ineluttabilità della morte sembra venire superata dalla fede, la terza parte che riprende le movenze della prima, venate però di disillusione e resa.
La conclusiva “What Happened” alterna al minimalismo Ambient, la carica emotiva che gli archi riescono a conferire: è forse il brano più rassegnato dell'album, dove il dolore viene quasi sublimato, espresso in una silente sofferenza, razionalizzato a fatica.
E' difficile mettere per iscritto le emozioni suscitate da un album degli Ulver: inevitabilmente le parole sminuiscono i suoni e le sensazioni, i quali, soprattutto in album introspettivi come questi, sono indissolubilmente legata alla sensibilità e alle esperienze personali di ognuno.
Rispetto a “Blood Inside” , Shadows Of The Sun” riesce ad emozionarmi molto di più anche se è presente una dose di sperimentazione minore, rispetto a quella con cui avevano abitato gli Ulver ad ogni uscita. Ognuno potrà trarre un significo da questa esperienza interiore, che se all'apparenza sembra rassegnata alla disperazione e alla scissione interna, ascolto dopo ascolto rivela un fioco, seppur presente, barlume di speranza.


Voto: 93/100. Recensito da BloodyMary   il 12/11/2007

Come per "Perdition City" anche qui cerco di suddividere in due la recensione, in maniera da rendere più chiaro ogni passaggio:

Recensione Tecnica:
Gli Ulver in quest'album hanno intrapreso la via del minimalismo. Mai più di 5, 6 suoni sovrapposti. Questo ha portato ad un'ancora maggiore cura per il dettaglio, per la sfumatura, per il suono nel suo ciclo vitale. Non c'è un vero e proprio strumento dominante. Notevoli per la loro bellezza le parti di piano, che sussurra sempre note ispiratissime, in "Like Music", "Vigil" (In questo brano si riprende un po' il modello di "Lyckantropen", con le percussioni ed il piano) e "Funebrae" (In quest'ultima si notino i piccoli fruscii che accompagnano le note di piano. Donano veramente un'aria sottilmente malinconica). Le tastiere sono sempre delicate, ed ogni suono è ben bilanciato, anche quelli più disarmonici. Gli inserti dei fiati, dei violini e del Theremin poi sono un vero tocco di classe, un'organo indispensabile per tutta la composizione (A ben guardare in realtà ogni suono è di per se indispensabile, perchè ogni canzone si presenta nella sua unità e nel contesto dell'album sempre in modo bilanciatissimo). Incredibilmente lugubre è l'assolo di chitarra in "Like Music", un vero urlo straziante! La voce di Garm è sempre in evoluzione: questa volta mantiene sempre una tonalità bassa, tendente a volte al sussurro, ed evita il falsetto di "Perdition City" e "Blood Inside". Un'altra scelta perfettamente in accordo con il resto del lavoro e la sua atmosfera. Nel complesso le canzoni presentano una maggiore unità rispetto ai lavori precedenti e questo mantiene tutto l'album su un livello di tensione emotiva sempre costante. In conclusione un lavoro con i controfiocchi che gli Ulver ci donano ancora una volta. "Dark and Tragic. As we are." Così descrivono il loro lavoro gli Ulver. Obbiettivo pienamente raggiunto.

Recensione Emotiva:
Devo ammettere che non me l'aspettavo. Ma per un attimo mi è balenata nella mente questa impressione: "Shadows of The Sun" è il più intenso lavoro in casa Ulver, anche più profondo di "Perdition City". Per me questo pensiero è estremamente strano perchè ho sempre ritenuto "Perdition City" il Non-Plus-Ultra dell'elettronica e dell'atmosfera malinconica. Mi sono reso conto però, dopo questo primo istante di smarrimento, che il confronto è improponibile. Gli Ulver si sono evoluti, ed è anche per questo che li amo così tanto, e hanno raggiunto lidi completamente diversi. Hanno trovato una strada che si dirama troppo distante da "Perdition City" o da qualsiasi altro loro album, come sempre d'altronde. L'unica cosa che sempre li caratterizza è l'estrema tristezza. Si, quella malinconia, quel sapore di lacrime silenziose. Anche in "Shadows of The Sun" si avverte imponente. "Eos" è una delle canzoni più commoventi che abbia sentito in questi ultimi anni. La voce di Garm che nella seconda parte è distorta ha un che di gregoriano, un sentore di sacro. Ma è una sacralità volta alla Vita e ai suoi dolori, alla nascita e alla morte del Sole (Eos è la dea dalle rosee dita, la personificazione greca di alba e tramonto, una delle immagini più belle della mitologia Ellenica). "Like Music", "Vigil", "Funebrae", "Shadows of The Sun" e "Let the Children Go", con i loro testi ancor più minimalisti della musica sono ricche di significato simbolico e poetico e toccano note davvero profonde dell'Essere (come azione) umano. La sensazione totale all'ascolto poi è di una ciclicità volutamente potente. Si inizia con l'organo e i violini di "Eos" e si conclude con le stesse note sofferenti in "What Happened". Questo mi trasmette un senso di Viaggio, di ritorno, di rinascita, della Morte e della Vita, che pervade gran parte del mio animo e amplifica le mie emozioni. Vorrei oltremodo ringraziare gli Ulver per questo immenso dono che ci (mi) hanno fatto.

Voto: 100/100. Recensito da the minstrel   il 26/11/2007

BloodyMary (N/D)


12-11-07
15:01

Voto: 9
Commovente...
___________
La morte sovrasta l'esserci. La morte non è affatto una semplice presenza non ancora attuatasi, non è un mancare ultimo ridotto ad minimum, ma è, prima di tutto, un'imminenza che sovrasta".

M. Heidegger
Status:Traduttrice  Località:  Sesso:Metallara  
Underapalegraysky (N/D)


12-11-07
15:50

Voto: 10
Ulverising.... grandi, come sempre
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betraying and playing dirty,
you think you'll win...
but someday you'll fall,
and i'll be waiting.
[Inner Self - Sepultura]

:love: Enslaved:love: al G.O.M '08!!!:ave: Ed io ci sarò!!!!! (speriamo):fuck:
Status:Utente  Località:Napoli  Sesso:  
Destroyer89 (N/D)


12-11-07
16:53

Voto: 9
Come tutti gli album degli Ulver "Shadows of th Sun" non è di facile assimilazione e non è facile da capire fino in fondo ad un primo ascolto...però ogni volta che lo si ascolta suscita un'emozione nuova, a volte quasi impercettibile ma pian piano le emozioni sono sempre più forti...c'è qualcosa in più rispetto all'album precendente.Ogni volta Garm riesce a stupirmi è eccezionale...
___________
La musica del futuro sarà soltanto il silenzio."Christophorus Rygg" METAL IS THE LAW
Status:Utente  Località:Ascoli Piceno  Sesso:Metallaro  
Nacht (N/D)


13-11-07
22:23

Voto: 10
Melodie commoventi, un'album che mi sembra ambient, ma comunque di buonissima fattura! Ho apprezzato questo disco perchè sono uno che ama anche l'Ambient (ultimi Burzum) o Ambient/Black Metal. A uno che piace esclusivamente il classico Black Metal con chitarre veloci, sparate e secche, non credo apprezzi un'album così. Credo che sia un'album da acquistare questo.
Bentornati, Ulver!
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Malkav (un mio amico) ha detto:
La sua fica è così larga che è come buttare un salame in un corridoio.

Ash ha detto:
Le donne, o sono porche, o sono puttane, o sono porche e puttane.

Status:Utente  Località:Pesaro  Sesso:Metallaro  
gothster3 (N/D)


20-11-07
13:56

Voto: 8
Bellissimo!O_O
Status:Utente  Località:Lecco  Sesso:Metallaro  
the minstrel (N/D)


23-11-07
20:15

Voto: 10
Semplicemente un ulteriore passo avanti. Minimalismo sonoro e malinconia a iosa. Ottimo Garm, ottimo l'apparato rumoristico (Il Theremin è un tocco di classe), ottimi i synth e le melodie. Insomma un lavoro coi controfiocchi curato benissimo! A livello emozionale siamo sempre su livelli elevatissimi (Ormai dagli Ulver non ci si può aspettare altro). Un ritorno quanto mai eccellente. Non mi stancherò mai degli Ulver.
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"La scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutti il culo."
- La Domenica delle Salme -
F. De Andrè
M.I. Railways Company Official Website
Status:Recensore  Località:Treviso  Sesso:Metallaro  
Antares (N/D)


08-12-07
19:54

Voto: 10
Questo disco non va ascoltato con le orecchie ma con il cuore...magnifici Ulver...:love:
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ΧΞΣ

I blinde går jeg
Led meg ikke hjem
La natten føre meg
Bestandig frem


They're taking Tristano to Isengard-gard-gard-gard :lol:
Status:Recensore  Località:Bari  Sesso:Metallaro  
tristan666 (N/D)


06-01-08
13:07

Voto: 10
meraviglioso non ho parole(per tutti coloro che sono a favore della tesi che gli Ulver faccian cagare:vi invito ad andare sulla scheda del primo album sperimentale dei suddetti e leggere cio' che ho scritto per voi)VOTO 10!
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Østenfor Sol Og Vestenfor Maane
Status:Utente  Località:Catania  Sesso:Metallaro  
megamaggot (N/D)


04-02-08
11:35

Voto: 10
forse uno dei più belli tra quelli prodotti nell'ultimo periodo.ogni cd regala emozioni diverse, però io lo sistemo alla pari con perdition city.due perle!
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vuoti di suicidio riempiti di frammenti di disperditrici tempeste,sognando una memoria tormentata a squarciare la mia gola...XASTHUR
Status:Utente  Località:Palermo  Sesso:Metallaro  
Nobunaga (N/D)


05-02-08
18:02

Voto: 8
molto emotivo, l'ascolto non è semplice ,occorrono diversi ascolti per capirlo; suoni magici..
Status:Utente  Località:  Sesso:Metallaro  
Tristan il Necrofilosofo (N/D)


20-02-08
18:54

Voto: 9
:love: :love: :love: :love:
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"Sono un incasinato mentale, se non capite i messaggi che lascio, chiedete pure spiegazioni"

MHAlTriMerBos s.p.a.M.

Tell me where's Antares.

Soulreaper ha detto:
ormai non mi stupisco più di nulla con tristano      

Status:Utente  Località:Brescia  Sesso:Metallaro  
merzbow (N/D)


02-03-08
23:59

Voto: 10
.....:love:
___________
MHAlTriMerBos s.p.a.M.


"Don't mourn now
for your lost life
and what did you do to deserve it?
it was just a bitter gift..."
Status:Utente  Località:Livorno  Sesso:Metallaro  
FaFus (N/D)


01-04-08
22:03

Voto: 10
è qualcosa di assurdo O_O O_O
Status:Utente  Località:Reggio Calabria  Sesso:Metallaro  
Soulreaper (N/D)


13-04-08
22:36

Voto: 9
Quest'album dà emozioni incredibili. Sublime la prova di Garm, che ci delizia di un cantato malinconico, il più delle volte a tonalità bassa. La batteria è quasi assente, ma non importa, l'album rimane un capolavoro lo stesso, nonostante in episodi come All The Love contribuisca a dare una marcia in più. Quest'ultima, Solitude (cover dei Black Sabbath) e Let The Children Go sono forse le tracce che mi hanno colpito di più, ma anche le altre sono magnifiche
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Vi døde ikke... Vi har aldri levd


Remember being happy in our silence
Status:Recensore  Località:Cagliari  Sesso:Metallaro  
black_rose (N/D)


02-05-08
15:27

Voto: 9
è qualcosa di spettacolare. :love:
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Umberto Eco ne "Il nome della rosa" ha detto:
La scienza non consiste solo nel sapere quello che si deve o si può fare, ma anche nel sapere quello che si potrebbe fare e che magari non si deve fare.

Status:Utente  Località:Modena  Sesso:Metallara  
Vita detestabilis (N/D)


18-06-08
03:03

Voto: 10
la cover sabbathiana è qlkosa d sublime kome ttto il cd del resto:love:
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graffi sulla pelle e sull'anima ma in realtà sono sputi su una vita non voluta
Status:Utente  Località:Catania  Sesso:Metallara  
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