Sepulcrum

Band
Anno
2006
Tracklist
1.Ab Vita Morte (In Fidei Abitus) 11:50
2.Intermezzo I 03:16
3.Fundamentum Et Factum 09:39
4.Intermezzo II 02:02
5.Mors Imperatrix Mundi MMVI 11:00
6.Postludium 01:27
7.Ego Sum 08:56
8.Sic Juvat Ire Sub Umbras MMVI 09:55
9.The Gate Of Nanna (Beherit cover) 05:44
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Voto:
72/100
Un lungo girovagare in cripte a grande profondità, ottenebrati da un senso d’ angosciosa claustrofobia, a contatto con minacciose presenze eteree. Alla fine, forse, uno spiraglio di luce.
Questo, in sintesi, è Sepulcrum, secondo disco degli Urna, gruppo italiano dedito ad un oscuro e pesante funeral doom venato di black.
Non si pensi però solo ad accordi lunghi, estenuanti ed interminabili, spezzati solo occasionalmente da qualche colpo di rullante. Oltre a questo, all’ interno di Sepulcrum si possono trovare drappeggi tastieristici (con sonorità vicine a quelle di un organo), lenti anch’ essi, ma atti a rompere la pesantezza delle chitarre e del growl, e particolarmente suggestivi ed evocativi (in questo caso, l’ immagine da essi evocata è una cerimonia sacra officiata da un’ entità segreta e aperta solo a poche persone). Sempre alle tastiere viene riservato un ampio spazio, autonomo: infatti le canzoni vere e proprie vengono separate da brevi intermezzi ( “Intermezzo I”, “Intermezzo II” e “Postludium”) in cui il gruppo si apre alla sperimentazione verso sonorità ambient, che però non sono una prerogativa solo di questi intermezzi, ma compaiono anche all’ interno delle altre canzoni, come nella parte centrale dell’ iniziale “Ab Vita Morte (In Fidei Abitus)”.

Indubbiamente la parte del leone la svolgono quelle sonorità proprie del funeral doom: ritmi lenti, sfiancanti, canzoni in cui ogni accenno di cavernoso growl, ogni rintocco di batteria e ogni tonfo di chitarra viene “strozzato”. La trama ritmica vive di accordi catacombali, e il senso di soffocamento ed oppressione viene ulteriormente enfatizzato dalla produzione, che fonde gli accordi stessi rendendoli una specie di continuum. Solo occasionalmente questa trama viene squarciata da fendenti, da rasoiate chitarristiche che rimandano al black, nonché da ferali quanto improvvisi e rapidi blast – beat. Per rendere ancor più agghiacciante questa proposta il gruppo offre soluzioni particolari come il rintocco di campane a morte in “Ego Sum”.
Il tappeto sonoro ideale per i testi, incentrati sulla morte, come elemento forse invisibile ma inesorabile.
Da segnalare, in chiusura del disco, una buona riproposizione della cover dei Beherit “The Gate Of Nanna”.

In definitiva, quindi, il gruppo è riuscito a realizzare un album molto buono, che pur attingendo agli stilemi classici del genere ha saputo personalizzare il proprio stile. Per quanto non sia privo di pecche, come una monoliticità di fondo che alla lunga risulta pesante da assimilare e che penalizza il risultato complessivo, Sepulcrum riesce a splendere di luce propria (sempre entro i confini del genere).
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