Iced Tears - CD Metal - Schizophrenia
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Sepultura - Schizophrenia (cd cover)
Disco preferito da 35 utenti
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Band:Sepultura
Disco:Schizophrenia
Anno:1987 (30 Ottobre)
Tracklist:
1. Intro 00:33
2. From the Past Comes the Storms 04:57
3. To the Wall 05:39
4. Escape to the Void 04:41
5. Inquisition Symphony 07:16
6. Screams Behind the Shadows 04:51
7. Septic Schizo 04:34
8. The Abyss 01:03
9. R.I.P. (Rest in Pain) 04:39
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Testi e Traduzioni Disponibili: Troops Of Doom, R.I.P. (Rest In Pain), Screams Behind The Shadows, Escape To The Void
Corre l’anno 1987,il “virus” del thrash metal comincia a diffondersi in tutto il globo e a contagiare parecchi gruppi,all’epoca ancora emergenti. Tra questi,ve n’è uno particolarmente illustre che porta il monicker di Sepultura, proveniente dal Brasile. Il giovane quartetto capitanato dall’istrionico Max Cavalera, decide di cambiare le coordinate del proprio sound ,passando da un primordiale e grezzissimo death metal ad un thrash ruvidissimo influenzato dalle sonorità di gruppi come Metallica ,Slayer ed Exciter. Il risultato è un full-lenght di nove tracce(più altre quattro bonus-track nella versione Remasters) intitolato “Schizophrenia” che nonostante una produzione scarna,risulta essere gradevole e rappresenta,soprattutto,la svolta stilistica-musicale del combo brasiliano(e non sarà l’unica nella storia dei Sepultura).Il gruppo infatti risulta essere più maturo, sia sul piano del songwriting ,sia sul piano delle lyrics, abbandonando le velleità pseudo sataniste di “Morbid Visions” e “Bestial Devastation” per passare a tematiche decisamente più introspettive e complesse; i demoni interiori di Max Cavalera risultano essere decisamente più spaventosi rispetto a quelli fittizi e anticristiani citati nei precedenti lavori. Per quanto riguarda il songwriting e l’efficacia dei brani,oltre il salto di qualità dei fratelli Cavalera, molto ha giovato al combo brasiliano l’ingresso in line-up del talentuoso Andreas Kisser,ex ascia dei Pestilence, al posto del mediocre Jairo T. Il difetto più grosso in questo lavoro riguarda la produzione,che non esalta abbastanza il grosso lavoro dietro le pelli di Igor Cavalera ed azzera praticamente il basso di Paulo Jr.Ma bisogna anche dire che questo fa parte della storia del thrash(“Kill Em ‘All” e “Show No Mercy” insegnano)e il budget dei quattro giovani,peraltro provenienti da situazioni economiche tutt’altro che agevoli,era decisamente basso per poter permettersi di meglio. Ma passiamo alla musica. L’album si apre con un intro di violini acuti e un tappeto sonoro composto da sintetizzatori che verso la fine(circa trenta secondi) lasciano spazio ad un growl, riprodotto al contrario,di Max Cavalera. Schizofrenia allo stato puro! Subito dopo inizia la prima vera traccia del platter, “From The Past Comes The Storms” .Un riff sporco e ruvido fa da pilastro portante e ad esso si poggiano le ficcanti percussioni di Igor Cavalera e la sgraziata,ma possente, voce di Max; al secondo minuto,un cambio di tempo con conseguente accelerazione della sezione ritmica,ci porta al primo assolo dell’album,decisamente azzeccato,ad opera di Kisser. Entusiasmanti i riff al terzo minuto e 40, thrash allo stato puro!Segue “To The Wall”;le coordinate sono praticamente le stesse della traccia precedente. Riff portante per una ventina di secondi,quindi spazio ad una sezione ritmica acerba ma allo stesso tempo dinamica. Al minuto e dieci parte a briglia sciolta la prima accelerazione seguita da un rallentamento e successivo mid-tempo con pattern di doppia cassa;quindi si inserisce Kisser,che con un assolo rimarchevole,ci delizia per 30 secondi buoni. “To The Wall” in sostanza risulta più complessa di “From The Past Comes The Storms” pur seguendone la stessa formula. La traccia si conclude con un Igor Cavalera sugli scudi,anche se la sua doppia cassa assume un suono che definirei tra il piatto e il “pastoso”. “Escape To The Void” si apre con un Kisser subito in risalto,grazie ad un assolo intricato che ben si sposa con la ritmica di Max Cavalera,all’apparenza più cadenzata rispetto ai precedenti episodi;infatti non si fa in tempo a pensarlo che al minuto e 10 parte una sezione ritmica nella quale si distinguono una serie di riff poco ortodossi seguiti da un efficace rullata di Igor Cavalera. Il meglio che la traccia riesce a sprigionare,lo troviamo al secondo minuto e 40,con il solito Kisser pronto a sciorinare una serie di assoli intelligibili e con la ruvida voce di Max che forma un tutt’uno con la sua chitarra ritmica;il risultato è una cavalcata metallica dal suono crudo,ma allo stesso tempo,coinvolgente. La definitiva prova di maturità dei Sepultura la si ritrova in “Inquisition Symphony”, probabilmente la miglior traccia strumentale mai composta dal combo brasiliano. Si inizia con un tappeto sonoro di soli sintetizzatori,seguito dal soave arpeggio di chitarra acustica dell’onnipresente Kisser che introduce la rhythm guitar di Max,poi,al secondo minuto,la vena thrash del gruppo riprende sopravvento…le chitarre formano un muro sonoro da applausi,con riff chiaramente esportato dalla Bay Area.Al terzo minuto e 15 è ancora Kisser a deliziare i nostri timpani con un altro azzeccatissimo assolo. Dopo il quarto minuto,pattern di doppia cassa si incastrano a meraviglia con una serie di assoli ben ricamati. Da lì in poi una serie di “stop and go” ci trascinano fino alla fine(oltre i sette minuti)di questa ottima traccia strumentale. Ottimo pezzo ,nulla da eccepire;la definirei come la “Call Of Ktulu” dei Sepultura. Segue “Scream Behind The Shadows” con il riff-maker Max Cavalera sempre in primissimo piano,accompagnato dalla doppia cassa del fratello Igor. Dopo mezzo minuto ,un ottimo arrangiamento chitarristico fa partire l’ennesima sfuriata dell’album,per poi ritornare ad una serie di “stop and go”. All’interno di questo brano,in alcuni tratti di sezione ritmica,si sentono partiture quasi death metal,che ritorneranno anche nel capolavoro Arise;i vecchi tempi non si scordano mai. Fate molto attenzione al pezzo,in particolare dal terzo minuto e mezzo in poi:l’ennesimo assolo di Andreas Kisser,accompagnato dall’incessante drumming di Igor e dalla chitarra ritmica di Max rappresenta,a mio avviso,una perfetta anticipazione di ciò che i Sepultura partoriranno con “Beneath The Remains”. “Septic Schizo” è il pezzo dove,seppur con qualche difficoltà,si riesce a sentire meglio il basso di Paulo Jr.Questa settima traccia,è caratterizzata dalla presenza di una ritmica decisamente Slayer-oriented. Il riff presente dopo il primo minuto sembra essere stato preso direttamente da album come “Hell Awaits” o “Reign in Blood” (e scusatemi se è poco!). Persino gli assoli di Kisser,talvolta rumoristici,sembrano figli illegittimi di Mr. Kerry King.Il pezzo risulta essere assolutamente efficace,nonché,a mio avviso,uno dei pezzi forti dell’album. Con l’arpeggio di chitarra acustica da parte di Andreas Kisser nella strumentale “The Abyss”, i Sepultura dimostrano di saper contrapporre alla velocità una spiccata componente melodica. Ma il tempo per rilassarsi dura poco più di un minuto;infatti segue subito “R.I.P. (Rest In Pain)” ,una vera mazzata sonora,un concentrato di brutal thrash che non lascia scampo all’ascoltatore;una tortura sonica senza ostentazioni con imprevedibili cambi di tempo e assoli ultra veloci che danno luogo a delle vere e proprie sfuriate intessute all’interno dello schema compositivo. Al termine di tutto, si può anche sorridere,sentendo la canzoncina da giostra inserita come outro della traccia…altro sintomo di Schizofrenia! Si passa quindi alla prima delle quattro tracce bonus presenti nella versione rimasterizzata dalla Roadrunner:la celebre “Troops Of Doom”, pezzo storico dei Sepultura continuamente riproposto in sede live ancora oggi, sia dagli stessi Sepultura,sia dai Soulfly di Max Cavalera.La versione presente in questo platter è la riproposizione,targata 1990, dell’originaria song apparsa su “Morbid Visions” .Fa sicuramente effetto sentire il contrasto tra la produzione di questo pezzo e quella di tutte le altre tracce dell’album:un vero e proprio abisso. La nuova “Troops Of Doom” ha un suono molto vicino a quello di “Beneath The Remains” e risulta essere nettamente superiore alla versione originale. Messo ben in risalto il drumming pulito di Igor e la chitarra di Max;insomma un classico da ascoltare e riascoltare. Non si fa in tempo ad assaporare la pulizia sonora di questa decima traccia,che subito, come da contro altare, si arriva all’undicesima e ruvidissima song: “The Past Reborns The Storms”,la demo-version di “From The Past Comes The Storms”. Versione decisamente più cruda e corrosiva della futura,con una produzione quasi alla “Bestial Devastation”. Infine troviamo i due rough-mix di “Septic Schizo” e “To The Wall”,riproposte senza vocals,basso e lead guitar,dove vengono messe in risalto le prove dei due fratelli Cavalera,con Igor alla batteria e Max alla rhythm guitar. In conclusione, quest’album ,seppur poco considerato da molti,è un lavoro d’importanza storica notevole, che sicuramente non può competere con i due successivi capolavori(“Beneath The Remains” ed “Arise”)ma che rappresenta un importante passo avanti dal punto di vista stilistico-musicale,nonché sul piano della maturità, di questo storico combo sudamericano.

Line Up:
Max Cavalera: vocals, rhythm guitar;
Andreas Kisser: lead guitars, acoustic guitar, backing vocals;
Paulo Jr.: bass;
Igor Cavalera: drums

Henrique: all synthesizers;
Paulo Gordo: violins.





Voto: 76/100. Recensito da Cadavere   il 21/06/2006

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