Iced Tears - CD Metal - Schimmenwoud
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Ă–de - Schimmenwoud  (cd cover)
Disco preferito da 4 utenti
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Band:Ă–de
Disco:Schimmenwoud
Anno:2008 (?? Aprile)
Tracklist:
1. Tot de leegte wederkeren 06:39
2. Schimmendans 07:31
3. Hetgeen wat niet had moeten zijn 06:03
4. Ik verafschuw hen 07:32
5. Door donkere wouden 07:08
6. Dood 05:38
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Schimmenwoud è l' esordio assoluto per il gruppo olandese Öde (il cui unico artefice è in realtà Nebel, che si affiancare alla voce da Haegl). Non ci sono demo, split o EP, solo questo disco sulla lunga distanza che lascia trapelare un black metal dalle non trascurabili potenzialità. Il gruppo predilige canzoni dai tempi dilatati, impostate su tempi lenti (con alcune, azzeccate, accellerazioni in blast beat), e con strutture ritmiche minimali. I riff sono composti da poche note, ed impostati su pochi risaputi giri armonici; infatti ad un ascolto attento ci si rende conto della ripetitività delle canzoni.
Ciò che permette al disco di differenziarsi è un' attitudine genuina al black metal, devozione pura; canzoni ferali che prima inquietano, e poi annichiliscono, grazie ad una forza che si rivela dirompente man mano che le canzoni procedono: terminato l' ascolto, Schimmenwoud lascia infatti l' ascoltatore disturbato (per esperienza personale, ascoltare questo disco prima di dormire provoca un sonno veramente disturbato ed agitato). Come Nattens Madrigal, anche questo disco potrebbe essere un' ottima rappresentazione della notte: ma se Nattens è lo scatenarsi della furia selvaggia, Schimmenwoud è una forza serpentina, misteriosa, come una bestia immonda in agguato pronta a ghermire e di cui si percepisce la presenza.
La produzione è di bass(issim)a qualità, e questo è uno dei casi in cui tale fattore non va che a vantaggio della musica. Il basso è inesistente, la batteria marcissima e con un suono fiacchissimo; naturalmente il peso maggiore è sulle chitarre, che ruggiscono poderose e ribolliscono come lava.
Tot De Leegte Wederkeren inizia con un tempo medio, ma la parte principale del brano è impostato su un riff lento. Si tratta in realtà di due riff simili, ipnotici ed alienanti. E' a metà brano che interviene un altro riff che contribuisce a dare uno scossone: un riff abusato, ma efficacissimo grazie anche ad un' abile diversificazione del pedale della cassa.
Schimmendas è simile nella struttura, però il primo riff è nero e angosciante e il secondo quasi liberatorio a confronto, molto meno pesante, con una variazione in mezzo. La coda finale è appannaggio di un arpeggio distorto, anch' esso ipnotico ed alienante.
Fatta una breve eccezione, consistente in una lenta progressione armonica, Hetgeen Wat Niet Had Moeten Zijn è composta solo da arpeggi distorti. Così come Door Donkere Wouden. Accosto questi due brani non continui nella tracklist del disco perchè secondo me il gruppo avrebbe fatto meglio a metterli insieme, però invertendoli. Questo perchè il secondo brano mantiene sempre lo stesso ritmo, e ascoltandolo suggerisce come uno stato di trance... come stare in dormiveglia. Invece ilm primo parte lento e poi accellera incupendosi. E' come destarsi appieno, e poi iniziare la caccia. In sintesi, con la successione da me proposta questi due brani creerebbero un crescendo che darebbe l' idea di una bestia che, destandosi dal sonno, inizia la sua furia cacciatrice.
Ik Verafschuw Hen inizia come i primi due brani, anche se la differenziazione a livello di tempo è meno calcata, e sempre con un uso del tremolo davvero esemplare, tant' è che le chitarre sono rese asprissime e senza il minimo bagliore melodico. Questo invece compare dopo una breve pausa, sotto forma di un indovinatissimo (e collocato al momento giusto, perchè davvero se ne sentiva il bisogno) riff monocorde. Tutti i riff che partono da questo punto si basano sulla successione armonica in semitoni; l' ultimo di questi è spettacolare, quando l' armonia diventa statica è come se la morte aleggiasse prendendo forma.
Ed infine, Dood, una canzone splendida, da cui trapela una disperazione che di rado si riesce a sentire. Epica, melodica, ma così straziante...
E splendida la copertina, dal sapore di bolgia infernale dantesca: figure umane tramutate in alberi, colte nello strazio fisico e mentale della mutazione.

Schimmenwoud non è un capolavoro assoluto, perchè non può collocarsi a fianco dei dischi campioni, tuttavia è un album pensato e sentito. Anche a chi è stanco di masticare la solita pappa trita e ritrita potrà fornire molto.


Voto: 76/100. Recensito da Mythycal   il 24/01/2012

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