Roots Thunder

Band
Anno
2000
Tracklist
1.Intro 02:59
2.My Name From the Forest 07:14
3.War 05:07
4.Roots Thunder 11:32
5.Nawia 03:19
L'immagine non è disponibile
Testi e traduzioni:
War
Recensione:
Voto:
85/100
Sono passati sette anni da questo meraviglioso album dei polacchi Kataxu, che insieme ai connazionali “Fullmoon” e Infernum, sono la punta di diamante della prolifica scena NsBM Est europea. Un cd passato quasi inosservato come quasi sempre accade purtroppo per delle releases di un certo tipo. La registrazione è perfetta per le sensazioni che la band intende trasmetterci: opaca, grezza nei momenti ferali dell'album, più distinta in quelli di matrice atmosferica-strumentale. I “Kataxu” presentano un sound particolare, molto più ricercato e a tratti intimistico rispetto ad altre band mediocri che fanno parte del sopracitato movimento. Già a partire dall' Intro si nota la maturità stilistico – compositiva della band, un brano di derivazione “Dark Ambient”, che satura l'atmosfera di echi onirici e solenni al tempo stesso, i quali tentano invano di celare un'inquietudine di sottofondo in un crescendo continuo carico di pathos e attesa. Ed eccoci al primo brano di accezione Black Metal, “My Name From The Forest”: le screaming vocals di Piaty sono letteralmente taglienti, il riffing è gelido, con quella cadenza che rimanda subito alla provenienza dell'Europa orientale, melodico allo stesso tempo, che di rado sfocia nel blast beat, mantenendo un incedere letale e angosciante. In primo piano è il ruolo della tastiera, che non trova spazio solo nel mid tempos centrale del brano, bensì pervade ogni singola nota creata dagli strumenti, amplificando la sensazione di terrore e ossessione con un mood lugubre ed epico simultaneamente, ed ergendosi come struttura portante dell'intera struttura compositiva. Con la successiva “War” si ritorna all' Ambient: atmosfere apocalittiche mescolate a una calma inquietante, innaturale, come quella che segue una catastrofe alla quale nessuno sopravvive. La nemesi, l'annichilimento e la purificazione per mezzo del fuoco sono queste le associazioni mentali che si possono fare ad un primo ascolto di questa lenta marcia funebre. Si può azzardare a dire che certe soluzioni tastieristiche ricordino gli austriaci Summoning, anche se lì ci trovavamo nel mondo fantastico di J.R.R. Tolkien, mentre qua si profetizza un possibile, ma sempre più probabile futuro. Ed eccoci a “Roots Thunder”, il brano più lungo dell'album e quello che sintetizza meglio la particolare mistura di Black Metal ed Ambient di cui i Kataxu si fanno interpreti. Un alone di mistero, una foschia innaturale pervade la cascata di note creata da Melfas, dove alle screaming vocals si alternano nei momenti più riflessivi inquietanti e riflessivi sussurri, che aumentano la suspense che pervade il brano. Le tastiere si fanno a tratti soffocanti e tetre, altrove si fanno astrali, fino a dilatare lo spazio attorno a noi, a proiettare la loro musica fino agli abissi cosmici. La struttura del brano è complessa, mai ripetitiva, con continui intrecci tra chitarre e synth di rara bellezza. E negli ultimi quattro minuti, un lento incedere di matrice Depressive, che mi ricorda a tratti i nostrani Beatrik per quel dolore pungente e intenso che riescono ad infondere tutt'intorno, avvolto da una drammatica epicità di fondo: poi un delicato ma struggente arpeggio, sostenuto da eteree note di tastiera, si staglia sull'infrangersi delle onde in sottofondo. E' quasi impossibile mettere a parole quello che si prova in quest'ultima parte della canzone: la solitudine cosmica, il sentimento di nullità e finitezza che proviamo di fronte all'oceano e ai fenomeni naturali che sfuggono al nostro controllo. La conclusiva “Nawia” riprende la vena Ambient, riportandoci su lidi angosciosi e funerei che scemano nel progredire del brano, riprendendo qua e là certe sonorità già presenti in “War” perdendo però quella visione apocalittica e nichilista, abbracciandone una più sovrannaturale: sembra di vagare senza meta in una foresta velata di foschia.

In definitiva “Roots Thunder” è un album stupendo, che sorprende per la versatilità di generi che lo compone, e per la capacità di unire al tagliente e gelido Black Metal le meravigliose parti di tastiera e gli intermezzi Ambient, senza che il sound risulti “forzato”, ma capace di trasmettere sensazioni nuove. E' un album mai diretto e scontanto, che si scopre ascolto dopo ascolto, nelle sue molteplici e s fluttuanti sfaccettature. Consigliatissimo.
BloodyMary