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Quando ho ricevuto a casa il promo dei Deviate Damaen sono rimasto sbigottito. Non conoscendo la band, non sapevo cosa aspettarmi, un ascolto fugace sul loro myspace non era bastato a levare i pregiudizi che mi ero venuti in mente. Però, dopo aver ascoltato varie volte questo disco non posso se non complimentarmi con loro.
“Religious as our methods” si presenta come un opera teatrale già dall’opener “Nec sacrilegium, incesti gratia”. Questa traccia si divide in ben 3 parti:
La prima parte ci introduce nell’atmosfera grottesca e surreale dell’intero lavoro con una registrazione di una confessione (vera?) avvenuta tra un attore ed un prete. Il ragazzo racconta al suo confessore di aver sacrificato la propria verginità stuprando la sorella, dopo essersi accorto che il rosario che i due possedevano era bagnato. Alla fine di questo dialogo, inizia il cd vero e proprio con la seconda parte del primo brano: “Nazi Anthem”. Un atmosfera malsana e oscura pervade tutta questa seconda parte della canzone. Cori religiosi e voci filtrate, pregne di blasfemità, lanciano frecciate pesanti nei riguardi della chiesa. Il tutto si conclude verso gli ultimi tre minuti del brano, “Romanovhimmelfahrt”, che fungono da outro strumentale per una traccia che di per sé, è un disco a parte.
Dopo i primi 21 minuti di disco, parte “Lyturgical obsession”, introdotta da gelide raffiche di vento e da un organo. Il brano, condito da un atmosfera sacrilega, è uno dei più godibili di tutto il lotto, anche grazie ad uno dei migliori assoli del disco.
Alla fine di “Lyturgical obsession” , introdotta da tastiere funeree, parte “Under the elation’s drape (of my nobility)”, brano dove Svenym mi ha ricordato molto il Garm che tanto ci ha deliziato ne La Masquerade Infernale.
Dalla quarta traccia in poi, il disco inizia a perdere il suo fascino iniziale. Infatti, “I Want Hate!” si rivela come una canzone abbastanza monotona e scontata.
A cercare di riavvivare il tutto, ci pensa “White Venus”, cover di una canzone delle Bananarama. Qui le influenze elettroniche sono molto più evidenti rispetto i brani proposti in precedenza, che alla fine non stonano nel complesso.
A concludere il disco nella sua versione originale c’è “Un mondo senza stelle”, monologo accompagnato solo dalla tastiera, dove Svenym critica duramente il mondo dello spettacolo ed i comportamenti ad esso correlato.
Citando gli ultimi versi della canzone…
“Coniùgi violati, letti sfatti, agitate le immonde lingue a titillare i
di retro di caporali e magnati... e non più cielo possiam guardare,
senza che vi sian loro, queste puttane ma... : quando i mediocri
avran capito che vale, più un plauso d’avorio che cento al letame...
ALLORA USCIREM A RIVEDER LE STELLE!!”
A terminare la versione del disco da ma posseduta, c’è “No More”, canzone dal sapore anni ’80 ispirata a gruppi elettro-rock dell’epoca, dove non c’è neanche l’ombra dell’atmosfera gotica che nelle altre composizioni era percettibile.
Ed è così che si conclude Religious as our methods, album che all’epoca in cui venne pubblicato creò scalpore. Un buon disco, che consiglio soprattutto a chi ha una mentalità molto aperta. Se invece non siete tra queste persone , evitatelo.
Voto: 78/100. Recensito da Antares il 05/06/2008 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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