Iced Tears - CD Metal - Rabbit Dont Come Easy
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Helloween - Rabbit Dont Come Easy (cd cover)
Disco preferito da 7 utenti
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Band:Helloween
Disco:Rabbit Dont Come Easy
Anno:2003
Tracklist:
01. Just A Little Sign
02. Open Your Life
03. The Tune
04. Never Be A Star
05. Liar
06. Sun For The World
07. Don\'t Stop Being Crazy
08. Do You Feel Good
09. Hell Was Made In Heaven
10. Back Against The Wall
11. Listen To The Flies
12. Nothing To Say
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Testi e Traduzioni Disponibili: Just A Little Sign, Don’t Stop Being Crazy, Never Be A Star, Sun 4 The World
Ci si domanda che fine abbia fatto il power che ha sempre caratterizzato la gloriosa discografia della band tedesca (con qualche eccezione chiaramente). Emulare “The Dark Ride” non era una cosa facile, ma tra l'eccellenza e la mediocrità non può non esserci una via di mezzo e questa è stata completamente mancata dagli Helloween. Eppure le premesse erano più che buone grazie al singolo “Just a Little Sign”, una bella traccia potente che a pieno diritto và a posizionarsi tra le hit dell'intera carriera della band. Che dire delle altre 12 canzoni? Ben poco sinceramente. “Open your Life” è passabile, lo stile è quello di sempre e Andi Deris sembra esser in forma. Ascoltando e riascoltandolo, il disco racchiude alcune canzoni “buone”, ma che non sono paragonabili ai fasti di un tempo (“Never Be a Star”). Ammetto che la produzione è notevole, la batteria picchia come al solito lanciandosi anche in alcuni blast beat, le chitarre vanno e vengono e l'unica costante è la voce di Deris. Alcune scelte ritmiche sono opinabili, mancando di linearità e immediatezza (“Liar”). Come ogni album atteso che si rispetti occorre che alcune novità vengano alla luce, così è per “Sun 4 the World” con il suo intro orientaleggiante, ma meglio che tralasciamo il ritornello. Non male la malinconica ballad “Don't Stop Being Crazy”, dal sound che si accosta all'epoca Chameleon (si ascolti “Windmill”). Gli inserti elettronici di “Do you feel Good” non sono sufficienti per risollevare la piattezza di questo “Rabbit don't Come Easy”. Viene da dire ora con certezza che la delusione maggiore è data dai refrein. Musicalmente il disco è tutt'altro che brutto, anche la voce di Andi è buona, ma sono i refrein che steccano e mancano il bersaglio. Forse con “Hell was Made in Heaven” possiamo essere un poco più boni e inserirla nel corto elenco di canzoni “accettabili”. A conti fatti mi domando come mai “Just a Little Sign” si colloca così in alto rispetto alle altre canzoni, forse già era stata scritta poco dopo “The Dark Ride” quando ancora l'ispirazione non mancava, oppure hanno voluto lanciare questo singolo d'impatto per far credere che il disco si assestava su questi livelli. Mistero. Periodo buio per le zucche: lontani dai palcoscenici, lontano dal mainstream e privi di idee.

Voto: 68/100. Recensito da Somnium   il 26/07/2010

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