Iced Tears - CD Metal - Peace Sells... But Who´s Buying?
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Megadeth - Peace Sells... But Who´s Buying? (cd cover) Disco preferito da 61 utenti.
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Band: Megadeth
Disco: Peace Sells... But Who´s Buying?
Anno: 1986
Tracklist:
1. - Wake Up Dead
2. - The Conjuring
3. - Peace Sells
4. - Devil's Island
5. - Good Mourning / Black Friday
6. - Bad Omen
7. - I Ain't Superstitious
8. - My Last Words
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Testi e Traduzioni Disponibili: Peace Sells, Wake Up Dead

Dopo il discreto esordio di "Killing Is my Business... And Business Is Good!", Dave Mustaine e la sua nuova band propongono il loro secondo album, prendendo definitivamente le distanze dai Metallica, instaurando quello che si configurerà come lo stile personale del loro frontman e facendo già ben intuire come questo potrà evolversi in futuro.

Per quanto riguarda la produzione, non si può far altro che ammirare i progressi compiuti dal predecessore, che tutto sommato era un album grezzo, anche se affascinante. Non si raggiunge la perfezione, ma è innegabile che riesca a mettere in luce tutto il talento dei singoli membri della band. In questa sede, Mustaine riesce a migliorare sia cantato che la già buona tecnica chitarristica, aspetto che si nota soprattutto per quanto riguarda il rifferama più preciso, tagliente e vario.

Il concept dell'album invece è, ancora una volta, quello del business, che stavolta però va ad analizzare non quello dei sicari, bensì quello degli altrettanto cinici capi di governo che, come suggerisce il titolo, riescono a "mettere sul mercato" una cosa che dovrebbe essere sacra, come la pace, per puro scopo di lucro. Non bisogna però lasciarsi ingannare dalla splendida e purpurea copertina, Mustaine si occupa anche del tanto chiacchierato mondo del satanismo, mettendone in luce gli aspetti più scabrosi che tuttavia alla fin fine classificherà come stupide superstizioni. Ancora una volta, il genio di questo personaggio si rivela anche dal fatto che ha composto quasi tutto il materiale da solo.

L'album si apre con una traccia breve anche se abbastanza strutturata: "Wake Up Dead". In essa Mustaine descrive in tono abbastanza ironico una (sua?) bravata notturna, che lo ha visto "impegnarsi" con un’altra donna, avventura che deve assolutamente nascondere alla sua fidanzata cui non farebbe sicuramente piacere venirlo a sapere. A parte l'argomento che non è sicuramente una perla di profondità, quel che stupisce è la grande varietà di soluzioni stilistiche che i Megadeth comiciano ad adottare nei loro brani. Non solo tempi e riff veloci, ma anche andamenti più ragionati impreziositi da autentiche perle di partiture solistiche, in cui si alternano sia Mustaine che Poland. La traccia successiva è l’inquietante “The Conjuring”, in cui per la prima (ma non l’ultima nell’album) volta nella storia dei Megadeth si esplora il mondo del satanismo. Si parla infatti di un uomo che vende la sua anima al demonio con tanto di contratto, e nel farlo coinvolge anche suo figlio, a cui Mefistofele si rivolge successivamente per reclamare ciò che è suo di diritto. Musicalmente parlando, vale lo stesso discorso del primo episodio, con accelerazioni tipicamente thrash che si alternano a mid-tempos evocativi e d’atmosfera. Subito dopo è l’ora della title-track, di sicuro una delle canzoni più famose e meglio riuscite dell’intera produzione Megadeth. Inizia con un accattivante giro di basso (sulla cui melodia si rifà successivamente tutto il pezzo) su cui Mustaine canta tutto il suo anticonformismo in modo assolutamente eccelso, alla faccia di chi non crede tuttora nel suo talento da vocalist. Dopo il lungo assolo, il brano prende vitalità facendo affiorare il motivo principale della canzone e dell’album, quello della pace messa all’asta, grazie ad un ritornello assai melodico. Al quarto posto troviamo la vivace “Devil’s Island”, traccia caratterizzata da un convincente riff thrash grattato, che però a mio avviso non rende al massimo, per colpa dei tempi batteristici troppo trattenuti. Ciò nonostante, la gradevolezza di questo pezzo rimane comunque buona, anche grazie al testo, molto curato, che parla di un condannato a morte detenuto su un’isola sperduta del Pacifico, da cui non si intravede alcuna via d’uscita. La traccia successiva è molto composita, e si divide comodamente in due parti, come suggerisce il titolo inframezzato: “Good Mourning/Black Friday”. La prima sezione, “Good Mourning”, parla di una persona che si veglia al mattino sentendo che qualcosa in lei non va e che sta subendo una mutazione di personalità, evento che si manifesta compiutamente nella seconda parte della traccia, “Black Friday”, in cui il nostro strano personaggio, ispirato da quella che si rivela essere una furiosa mania omicida, compie efferatezze di tutti i tipi, massacrando e mutilando gente innocente. Per questo racconto Mustaine si è ispirato ad una fantomatica data satanica, il “Black Friday” per l’appunto, in cui i vari aderenti alle sette escono allo scoperto per andare a compiere stragi in giro per le città. Musicalmente parlando, questa è sicuramente la traccia più violenta e veloce dell’album, ma non disdegna neanche una buona dose di melodia.
Al sesto posto troviamo “Bad Omen”, un brano davvero particolare: si tratta, ancora una volta, di un aspetto del mondo satanico (sia ben chiaro a proposito che Mustaine vuole semplicemente esplorare questo credo e non abbracciarlo), in questo caso quello delle sette. Nella canzone, alcuni ragazzi appartenenti ad una di queste vengono brutalmente assassinati da un mefistofelico santone: è ovvio anche il messaggio di diffidenza che i Megadeth vogliono lanciare contro l’avvicinamento a queste realtà mistiche che alla fine si rivelano sempre pericolose. Comunque sia, il brano ha un’atmosfera cupa, lenta e misteriosa all’inizio; successivamente prende un andamento cadenzato per poi esplodere in un pieno ritmo thrash verso la fine, quando si narra della strage dei ragazzi. A questo punto, come per fugare ogni dubbio riguardante un possibile avvicinamento al satanismo da parte del leader dei Megadeth, arriva la cover di Willie Dixon, “I Ain’t Superstitious”, riarrangiata in chiave thrash metal nella seconda parte del brano. Ecco quindi che troviamo Mustaine intento a prendere in giro, sarcasticamente, chiunque abbia credenze sul “soprannaturale”, anche se, bisogna dire, in tono piuttosto allegro e canzonatorio. Ed infine, un vero capolavoro, una traccia assolutamente entusiasmante che il sottoscritto non esita in alcun modo a classificare come una delle più belle in assoluto dell’album e dell’intera produzione Megadeth, “My Last Words”, brano a mio avviso anche un po’ sottovalutato. Dopo l’inizio arpeggiato, si scatena un intricato e rapido motivo che da un’ottima vivacità al pezzo, per non parlare poi dell’eccellente finale, sostenuto da un veloce e cattivo riff in semicroma. Qui Mustaine invece ci parla di alcuni ragazzi evidentemente folli che si dilettano fatalmente con una pistola al gioco della roulette russa, e qualcuno pare anche che ci rimetta le penne. L’ atmosfera di fatalità inevitabile che il gruppo riesce ad imprimere al brano lo rende decisamente indimenticabile, un classico del thrash metal difficilmente eguagliabile, nonché modo formidabile per chiudere questo fantastico platter, album che ha fatto entrare i Megadeth prepotentemente, ma comunque con merito, nel ristretto ambito dei “magnifici quattro”.

Come già sottolineato più volte dunque, un disco fondamentale e assolutamente non trascurabile per i cultori del thrash, che ha proposto anch’esso all’interno del suo genere un nuovo modo di produrre musica, più eclettico e versatile, senza perdere nulla dell’entusiasmo giovanile che difatti pervade l’intera opera.



YOU... NEXT VICTIM... YOU... NEXT TO DIE !

Voto: 90/100. Recensito da born to grind   il 07/12/2006

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