Iced Tears - CD Metal - Nightfall In Middle-earth
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Blind Guardian - Nightfall In Middle-Earth (cd cover)
Disco preferito da 149 utenti
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Band:Blind Guardian
Disco:Nightfall In Middle-Earth
Anno:1998
Tracklist:
War Of Wrath
Into The Storm
Lammoth
Nightfall
The Minstrel
The Curse Of Feanor
Captured
Blood Tears
Mirror Mirror
Face The Truth
Noldor (Dead Winter Reigns)
Battle Of Sudden Flame
Time Stands Still (At The Iron Hill)
The Dark Elf
Thorn
The Eldar
Nom The Wise
When Sorrow Sang
Out On The Water
The Steadfast
A Dark Passage
Final Chapter (Thus Ends...)
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Testi e Traduzioni Disponibili: Time Stands Still (At The Iron Hill), Blood Tears, Thorn, Nightfall, Into The Storm, Noldor *(Dead Winter Reigns)
Con il cuore colmo di gioia mi pongo di fronte a questo disco. Già le premesse mi fanno ben sperare: tratto da uno dei più grandi capolavori di J.R.R. Tolkien, il “Silmarillion”, musicato dalla più grande power band dei nostri tempi, copertina fantastica, come da sempre ci hanno abituato i Blind. Mi getto a capofitto nell’ascolto. Già dalla prima traccia, un gran clamore di battaglia e Sauron che si rivolge al suo signore Morgoth, si percepisce il grandissimo impatto d’atmosfera di questo album. Subito dopo le tristi considerazione di Morgoth veniamo trasportati nella tempesta con “Into the Storm”, vero e proprio capolavoro, violenza, furia, Hansi canta splendidamente, Thomen fa un lavoro a regola d’arte, i cori sono perfetti. Grandiose le tastiere, non troppo invasive, e le chitarre, che svuotano tutta la furia della tempesta nel nostro animo. Dopo un altro intermezzo, che traccia una sottile linea tra la furia del brano precedente e quello che sta per venire, abbiamo la misteriosa e oscura “Nightfall”. Si alternano parti sussurrate nella notte, voci che parlano nel sonno, maestosi cori, grandi vessilli dei Noldor. Un insieme ipnotico e magico. Il tutto supportato da una grande varietà compositiva nella quale si sente tutta la tecnica del quartetto tedesco. Altro intermezzo che scende come una leggera pioggia e ci bagna con la sua bella semplicità e poi di nuovo nel mezzo della battaglia con “The Curse of Feanor”, vera e propria maledizione urlata nella notte. Si avverte tutta la carica e la rabbia di Feanor e quasi sembra di essere lì con lui a gridare contro Morgoth e piangere la sventura dei Noldor. Poi voci di una sfida impari, ideali come al solito per dare continuità ad un’opera davvero molto difficile da riprendere in musica e mantenere sempre continua senza mai togliere o spezzettare il ritmo. Segue la malinconica “Blood Tears”, ricca di tutta la tristezza degli elfi condannati ad un’eterna vita triste. Eccezionale. Il vento sempre spirare implacabile in tutto il brano, vero e proprio portatore di dolore, che giunge sino a noi. Un grandissimo brano sta per arrivare: “Mirror Mirror”, già uscito come singolo che anticipava l’album. Una cosa è certa: i Blind sanno come sorprenderci. Grande forza d’impatto per questa canzone, che trascina via con il suo ritmo incalzante, creato da un veramente eccezionale Thomen. Un anziano saggio che parla, e sembra rivolgersi proprio a noi, anticipa “Noldor (Dead Winter Reign)”, inno della stirpe degli elfi che in realtà si rivela essere la loro stessa storia. E quasi ci sembra di viverla. Lenta nello svolgersi e piena di gravi esperienze, splendidamente musicate con continui e mai banali cambi di ritmo, che avvolgono in una magica aura di magia. Un breve canto intorno al fuoco e poi la furiosa “Time Stand Still (At The Iron Hill)” dove cori, tastiere, chitarre e batteria si uniscono in una danza spettacolare ed epica. Una tempesta si avverte sopra le nostre teste, in una piccola capanna ed entriamo nel mondo di “Thorn”, con tutte le sue indecisioni, il suo interrogarsi, che tutti noi abbiamo. La tastiera penetra leggera in questo brano e conferisce una certa malinconia. Segue la commovente “The Eldar”, un vero capolavoro, triste, e ci rende quasi partecipi di questa tristezza. Hansi è veramente ispirato e canta con una passione profonda, accompagnata da un piano che segue e duetta con il cantante anche nei suoi momenti di furia rassegnata, quali sono quelli alla fine del pezzo. Un vecchio, in una caverna parla, e rivela storie. Ci saluta. Ci chiama amici. E “When Sorrow Sang”, che cambia un po’ la dimensione dell’album, portandolo su sonorità più accattivanti, dopo tutta la gran malinconia che permea i brani precedenti. Seguono 2 intervalli parlati, sintomo che si sta giungendo al termine. E così siamo alla conclusiva “A Dark Passage”, anche come significato simbolico, il passaggio oscuro attraverso il quale si giunge al termine e si vede di nuovo la luce dopo le tante traversie e i tanti dolori e gioie. Grandezza varietà per questo brano, fatto di cori malinconici alternati alle sfuriate di Hansi che canta come non mai. Il finale poi è una marcia verso l’ignoto, verso il futuro. Chiude l’ultimo capitolo “Final Chapter”, una voce triste, disperata, che interroga la sua anima, trovandovi almeno una possibilità di vita. “And a new day shall come. Again.”

Un lavoro magistrale, che spazia in tutti i sentimenti e le sensazioni degli uomini. Un’opera che resterà per sempre come pietra miliare. Un ringraziamento al mastro Tolkien e ai Blind Guardian.

Voto: 100/100. Recensito da the minstrel   il 17/05/2006

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