Iced Tears - CD Metal - Nifelvind
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Finntroll - Nifelvind (cd cover)
Disco preferito da 5 utenti
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Band:Finntroll
Disco:Nifelvind
Anno:2010 (19 Febbraio)
Tracklist:
01. Blodmarsch (Intro)
02. Solsagan
03. Den Frusna Munnen
04. Ett Norrskensdåd
05. I Trädens Sång
06. Tiden Utan Tid
07. Galgasång
08. Mot Skuggornas Värld
09. Under Bergets Rot
10. Fornfamnad
11. Dråp
12. Under Dvärgens Fot (Bonus Track)
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13. Insects (Oingo Boingo Cover)
14. Can You Forgive Her? (Pet Shop Boys Cover)
15. The God That Failed (Metallica Cover)

Registrato negli studios Sonic Pump di Helsinki; mastering di Mika Jussila al Finnvox Studio.
Artwork by Skrymer.
Violino by Olli Vänskä (Turisas).
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Testi e Traduzioni Disponibili: Solsagan, Den Frusna Munnen, Ett Norrskensdåd, Tiden Utan Tid, I Trädens Sång, Galgasång, Mot Skuggornas Värld, Under Bergets Rot, Fornfamnad, Dråp
"Då vi stå i trystnad
MÃ¥ deras munnar viska"


Da I Trädens Sång



Descrivere e recensire questo Nifelvind, ultima fatica in casa Finntroll, non è per niente cosa da poco e aggiungo che per la prima volta mi trovo in difficoltà.
Qualsiasi fan sa benissimo che, in ogni loro composizione, ci sono svariati elementi che si mescolano in modo perfetto e rendono il sound quasi psicadelico tra il carnevalesco-sinfonico-black. Riuscire a descrivere e trasmettere nel modo più giusto il contenuto di queste è impossibile, siamo di fronte a qualcosa di indescrivibile.

Il tutto ha inizio con l'intro Blodmarsch (Marcia di Sangue), poco più di due minuti lo rendono il miglior intro di sempre nella loro discografia, veniamo gettati in una jungla, tamburi tribali e i cori "voodoo" si unisco a una sinfonia epica-trionfale degna del videogioco Warcraft. Letteralmente da colonna sonora di un futuro remake di "Conan il Barbaro"...

...Solsagan (La Saga del Sole) ci offre il nuovo sound di questo album, un inizio in blastbeat e chitarre ferali ci fanno pensare: "Questi sono i Finntroll che pensavo di conoscere?!", ma non appena la tastiera si insinua in questo turbinio allora ci ricrediamo e restiamo a bocca aperta. Elementi nuovi e originali vengono uniti assieme a cori e tamburi tribali che in passato i Finntroll ci avevano già proposto. Tutto ciò rende la traccia una delle hit indiscusse di Nifelvind per sound e per la prova canora di Vreth, notevolmente migliorato rispetto al precendente Ur Jordens Djup...

...e cosa dire riguardo a Den Frusna Munnen (La Bocca Congelata) ? Per chi come me conosce abbastanza bene gli "Oingo Boingo", gruppo alternative pop/rock degli anni '80, capirà subito che questa traccia è un tributo palese al genio compositivo di Danny Elfman (ex vocalist degli Oingo Boingo e ora compositore di colonne sonore). Cembali, congas e percussioni ci fanno muovere le spalle come se volessimo ballare, il ritmo esotico anni '80 si insinua grazie soprattutto ai riff molto pop/rock oriented e la melodia catchy ci obbliga ad ascoltarla e riascoltarla. Indubbiamente si tratta della canzone più originale di sempre, che di humppa ha ben poco, ma i nuovi elementi aggiunti si rivelano vincenti; in sede live farà sicuramente ballare ed esaltare tutti i fans...

...ecco finalmente un traccia più in stile con i Finntroll che conosciamo tutti, Ett Norrskensdåd (La Morte dell'Aurora Boreale) fa il verso ai compatrioti Korpiklaani per l'uso del violino, ma non fatevi ingannare dall'intro esotico perchè ben presto la traccia si arrichisce di elementi epico-festaioli di chiara matrice finntrolliana; quindi una traccia che scivola via nella sua semplicità, ma che risulta d'impatto ugualmente grazie alla perfetta produzione, al sound, ai strumenti ben amalgamati e all'ancora ottima prova di Vreth...

...I Trädens Sång (Dentro la Canzone degli Alberi) è una traccia puramente black oriented, senza particolarità degne di nota, forse quella meno brillante e più piatta del disco, ma pur sempre valida se consideriamo l'esecuzione impeccabile e il suo scopo, ovvero quello di trasmettere unicamente potenza. Consigliata in sede live...

...e ora ci troviamo ad ascoltare la canzone più lunga del disco e quella sicuramente più complessa. Tiden Utan Tid (Epoca Senza Tempo) inizia con la solenne voce pulita di Vreth che evocativamente ci introduce a una traccia lenta, cadenzata, sinfonica che ci rimanda a Nattfödd e Midnattens Widunder. Forse molti la troveranno noiosa, ma va vista nell'ottica delle sue orchestrazioni (Danny Elfman docet) e dal senso delle liriche ovviamente. Capiremo poi che l'intero disco contiene tutti gli elementi che i Finntroll ci hanno proposto lungo la loro carriera...

...la terza hit è Galgasång (La Canzone della Forca) che ci riporta al sound di Visor Om Slutet e in particolar modo a "Svart Djup". Ritmo country e voce malinconica ci trasmettono un senso di nostalgia e di tranquillità...

...Mot Skuggornas Värld (Dietro il Mondo delle Ombre) ci propone nuovamente originalità e un sound "diverso", elementi Industrial si mescolano con melodie epiche e folk per dar vita una delle tracce più veloci ed esaltanti del disco, nessuno potrà dire che sia scontata...

...eccoci alla quarta hit che porta il nome di Under Bergets Rot (Sotto la Radice della Montagna), letteralmente carnevalesca, ma con reminiscenze a "Trollhammaren" che non la rende sicuramente originale, ma l'impatto resta notevole per la melodia catchy e per l'aggiunta del violino nel finale. Sicuramente una delle più allegre e immediate composizioni del disco...

...Fornfamnad (Abbracciato dagli Antichi) è la traccia più sinfonica dell'intero disco, quella più epica ed esaltante. La descriverei come mix tra Dimmu Borgir, Danny Elfman e Turisas...

...la conclusiva Dråp (Omicidio) riunisce tutte le sonorità del disco e l'humppa regna per tutta la sua durata. La traccia si conclude con un sound festaiolo che pian piano scema verso la fine, degna conclusione di un full lenght totale, ovvero che mai annoia e ci propone tutto quello che avremmo sognato di sentire da una band così geniale...

...la bonus track è una rivisitazione, quasi "circense", acustico-goliardica di "Under Bergets Rot", consigliatissimo l'ascolto!

A conti fatti come lo definiamo questo disco? Sicuramente il più maturo, il più vario, il più ricco di elementi nuovi (orchestrazioni) o di sonorità rivisitate (Danny Elfman e "Midnattens Widunder-Era"), i Finntroll hanno allargato i proprio orrizzonti. In definitiva un lavoro unico e irripetibile per il momento.

Tracce consigliate:

Solsagan
Den Frusna Munnen
Ett Norrskensdåd
Galgasång
Under Bergets Rot + Under Dvärgens Fot
Fornfamnad

- Artwork : 9
- Liriche : 10
- Produzione: 10
- Originalità: 9

Voto: 93/100. Recensito da Somnium   il 18/02/2010

L'ennesima conferma. Ecco come si può descrivere, molto brevemente, Nifelvind. Atteso spasmodicamente dai fan per tre anni, esce finalmente il 19 febbraio questo sesto album dei Finntroll, figlio anche di un nuovo, allettante contratto firmato la Century Media Records nel settembre 2009. Ed è l'ennesimo ottimo lavoro.

Già da Bloodmarsch si capisce che questo non sarà un lavoro come gli altri: l'atmosfera tribale e misteriosa che l'intro riesce a creare non possono che incuriosire e affascinare, e quando oltre al coro, si aggiunge la tastiera, in un crescendo epico e altisonante, la domanda che ascoltatore si pone è una sola: "Cosa mi aspetta?".

La risposta è presto detta: arriva subito Solsagan, pezzo clou dell'album per potenza, originalità e capacità di coinvolgere. La traccia inizia in maniera potente, con lo stile blackeggiante e la voce di Vreth (notevolmente migliorata da Ur Jordens Djup) in particolare risalto, ma dopo neanche un minuto la storia si fa diversa, e la canzone si concretizza in una melodia veloce, accattivante ed energica. Le tastiere la fanno da padrone, i coretti sono azzeccatissimi, Vreth continua ad accompagnare il pezzo in maniera eccellente con il suo cantato; in sostanza ogni elemento è al posto giusto nel momento giusto. Il primo ascolto non inganni, la qualità di questa canzone è indubbia: Solsagan è la classica traccia che al primo ascolto delizia, ma dal terzo o quarto diventa pura droga, e si fa quasi fatica a passare al pezzo successivo.

Dopo una hit del genere ci si potrebbe aspettare un minimo calo qualitativo dell'album, ma non si sono fatti i conti con Den Frusna Munnen: una delle canzoni più criptiche dell'intero Lp, ma non per questo meno eccelsa. Lo schema è lo stesso di Ormhäxan di Ur Jordens Djup: melodia esotica dal vago sapore di folkore polinesiano, subito esaltata da un ipnotico mix di chitarre, tastiera, batteria e cantato. Da notare il cambio di ritmo al minuto 03:11, una scelta che non fa che ravvivare l'intensità di questo stupendo pezzo, sicuramente fuori dai canoni finntrolliani, ma non per questo meno valido e coinvolgente. Una particolare menzione va riservata alle congas e alle tastiere, capaci di creare una canzone che spinge all'headbanging e al movimento, senza calare d'intensità per un solo secondo.

Possono i primi tre pezzi iniziali di un album essere così diversi in quanto a struttura e ritmiche? Ovviamente sì se ci stiamo riferendo a Trollhorn e soci, e Ett Norrskensdåd ne è la prova assoluta: l'inizio è prettamente moonsorrowiano (per ulteriori informazioni ascoltare Pakanajuhla di Suden Uni), ma l'energia, l'allegria e la vivacità sono sempre le solite. Se contiamo che poi che Vreth si mette in testa di fare il protagonista (riuscendovi benissimo), il gioco è fatto. Giusto nell'estremo caso che qualcuno si annoiasse, ecco pure il violino di Olli Vänskä dei Turisas, a giocherellare pure con ritmiche alla Korpiklaani. Se con le prime due canzoni i troll finlandesi si erano rivolti a palati più fini e ad ascoltatori abituali, con questo pezzo prettamente humppa, assimilabile ai più grandi successi del gruppo (Trollhammaren giusto per citarne uno, ma anche Maktens Spira), si torna a giocare sul classico: i fan meno accaniti apprezzeranno sicuramente.

I Trädens Sång è la degna ripresa della prima parte di Solsagan: pura violenza concentrata, una scarica di adrenalina sotto forma di pezzo dal più puro sapore black metal, in cui le tastiere devono farsi da parte, per lasciare spazio al blastbeat, degnamente accompagnato dalle chitarre e (manco a dirlo) da una nuova ottima performance vocale. Di sicuro l'originalità non tocca i suoi massimi livelli con questa traccia, ma la qualità è sempre quella, ed il risultato finale è lontanissimo dall'essere deludente.

La seguente Tiden Utan Tid è probabilmente la canzone più articolata dell'intero album. Per analizzarla al meglio bisogna spezzarla in due parti: la prima ci rimanda direttamente alle melanconiche atmosfere di Visor Om Slutet, con Vreth che canta in clean, accompagnando la calma melodia iniziale; mentre la seconda vede l'ingresso brutale di chitarra e batteria, oltre al cambio di cantato. Le influenze che già furono di Midnattens Widunder prendono il soppravvento, e lo stacco è notevole. Sicuramente la lunghezza del pezzo è un serio ostacolo alla sua immediata fruibilità, ma un ascolto attento rivela molti spunti interessanti, uno su tutti l'eccellente lavoro alle tastiere.

Se in Tiden Uta Tid i rimandi a Visor Om Slutet si mostravano in maniera evidente, in Galgasång l'evidenza diventa palesamento: lo schema è quello alla Svart Djup, e questa canzone rappresenta uno stacco perfetto per continuare l'ascolto con rinnovato interesse.

Il passo successivo è Mot Skuggornas Värld, originariamente title track prima della decisione di cambiare nome all'album. Le chitarre sono marziali, e la canzone è potente fin da subito, con il suo ritmo cadenzato ed aggressivo. L'impeto che la traccia riesce ad esprimere la rende sicura candidata all'impiego in sede live, e l'ascoltatore non può non venirne rapito: facile immaginarsi il pubblico che canta in coro sotto il palco, durante un’esibizione di Skrymer e compagni.

Si arriva quindi a Under Bergets Rot, ennesimo pezzo forte dell'album: la pazzia prende il soppravvento, la melodia è trascinante, i piedi prendono a muoversi seguendo il ritmo e non ci si può fermare. Il lavoro alle tastiere è impressionante, ma l'indiscusso fascino di questa canzone risiede sicuramente nella miriade di elementi secondari che si insinuano nella melodia base, rendendo il pezzo demenziale e travolgente. Under Bergets Rot è irresistibile fin dal primo ascolto, ma ogni ascolto successivo ci fa scoprire qualcosa di nuovo, fino a renderla una droga il cui potere di assuefazione risulta pari, se non superiore, a quello di Solsagan.

Fornfamnad è la classica traccia nel più canonico stile melo-black: le tastiere si fanno epiche e ammalianti, le chitarre si rendono perfette co-protagoniste, e la batteria non è da meno, portando la canzone fino al finale, dove l'ennesima trovata geniale (il kazoo!) chiude il pezzo in bellezza.

Si chiude quindi con Dråp, che inizialmente sembra dover far la parte dell'outro senza particolari pretese, ma che invece rappresenta un perfetto riassunto di tutto ciò che l'album ci ha offerto: le parti folk-black in perfetto stile finntrolliano sono preponderanti, ma c'è spazio anche per qualche intermezzo goliardico. Il desiderio di chiudere l'Lp con un pezzo rappresentativo è esaudito, ed il congedo è dei migliori.

Menzione speciale per la bonus track Under Dvärgens Fot, rielaborazione in chiave ancor più demenziale di Under Bergets Rot: l'energia è forse addirittura maggiore della traccia originale, ma resta difficile decidere quale delle due sia la migliore.

In conclusione Nifelvind risulta essere il disco più completo ed articolato della band finlandese sin qui prodotto, la promessa di un secondo Ur Jordens Djup è stata onorata, senza trascurare qualche rimando a Midnattens Widunder, Visor Om Slutet e persino Nattfödd. Forse gli ascoltatori novizi storceranno il naso in certi momenti, ma di sicuro i fan di lunga data non potranno non esaltarsi ascoltando questo lavoro.

Voto: 95/100. Recensito da Jojijo   il 21/02/2010

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