| Musica -> Folk Metal -> Svartsot -> Mulmets Viser Disco preferito da 2 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
01. Ćthelred Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Mulmets Viser su ebay02. Lokkevisen 03. Havfruens Kvad 04. Hřjen Pĺ Glřdende Pćle 05. Pĺ Odden Af Hans Hedenske Svćrd 06. Laster Og Tarv 07. Den Svarte Sot 08. Kromandens Datter 09. Grendel 10. Jagten 11. Lindisfarne 12. I Salens Varme Glřd Molte luci e poche ombre. Così si potrebbe descrivere, in estrema sintesi, il nuovo album degli Svartsot: Mulmets Viser. Il dualismo tra il tipico stile della band danese e la monotonia e la piattezza di alcune canzoni, infatti, crea ancora una volta (la stessa cosa era avvenuta nel 2007 con Ravnenes Saga) una contrapposizione che suscita nell’ascoltatore sensazioni discordi, divise tra l’euforia e la disillusione. Per fortunĂ però, la prima componente continua ad essere prevalente. Æthelred e Lokkevisen aprono bene l’Lp, presentandosi come due canzoni grintose ed accattivanti: se la prima trova le sue basi in un rigido schema stacco-ritornello, con il caratteristico flauto padrone assoluto della scena in fase di stacco, ma totalmente assente nel ritornello, la seconda si struttura sul binomio dato dal growl di Claus e dalle chitarre, piĂą veloci ed incisive per l’occasione. Havfruens Kvad cerca di cavalcare l’onda, riuscendoci in maniera abbastanza convincente: l’energia e la carica sono all’appuntamento, nonostante la scelta di dimenticare del tutto gli schemi preconfezionati, affidandosi solo al flauto e all’eccellente accompagnamento di tutti gli altri elementi sonori. Le prime note dolenti arrivano con Højen PĂĄ Glødende Pæle: nonostante la lunghezza non troppo elevata, infatti, la canzone è piatta e scialba, ed a tratti assomiglia pericolosamente ad una pedissequa copia di Skønne Møer (canzone clou di Ravnenes Saga), risultando noiosa dopo poco. Definire Højen PĂĄ Glødende Pæle un flop completo sarebbe ingiusto, ma non si può non sottolineare come questa traccia sia una mezza delusione, soprattutto considerate le canzoni che la precedono. Con PĂĄ Odden Af Hans Hedenske Sværd si torna a sorridere: un inizio energico, esaltato da una buona prestazione vocale di Claus fa presto spazio ad un pezzo insieme allegro e grintoso, che scorre piacevolmente e non annoia mai, nonostante la sua condizione di secondo pezzo piĂą lungo dell’intero CD. In Laster Og Tarv torna prepotentemente in scena il flauto, e la chitarra va a ricoprire l’incarico di semplice accompagnamento, salvo tornare in primo piano durante alcuni stacchi piĂą lenti, grazie all’assenza del flauto. Da notare poi i trenta secondi dopo il minuto 02.23, in cui le due componenti si amalgamano alla perfezione deliziando l’ascoltatore. Den Svarte Sot è fin dall’inizio piĂą lenta ed evocativa, grazie all’inizio condotto dalla chitarra acustica, ma poi si trasforma decisamente con l’ingresso della chitarra elettrica, che rende il ritmo piĂą marziale e sostenuto. Il growl ancora una volta non delude, e l’unica nota che forse stona un po’ nel complesso, paradossalmente, è proprio il flauto: benchĂ© allieti e conferisca indubbia originalitĂ a tutta la melodia, infatti, l’ascoltatore si ritrova spesso a pensare come sarebbe potuta risultare questa canzone senza di esso. In Kromandens Datter e Grendel troviamo curiosamente rimandi allo stile di altre due band nordiche: se la prima, che vede il suo inizio reso vibrante dall’allegra melodia di chitarra acustica concretizzarsi in un pezzo dalle forti influenze power, ricorda molto gli Ensiferum dell’album omonimo, la seconda è quasi un tributo ai Finntroll di Nattfödd, con le sue ritimiche cupe e gravi, addolcite dalla sapiente aggiunta di elementi secondari. Saranno i rimandi alle altre band, sarĂ la loro indubbia originalitĂ rispetto agli altri pezzi del lotto, fatto sta che queste due canzoni staccano del tutto rispetto a quelle che le hanno precedute, rendendosi degne di menzione speciale. Jagten è una fusione tra Lokkevisen e Den Svarte Sot, parti piĂą veloci dominate dalla chitarra si alternano a parti piĂą cadenzate, arricchite dall’uso del flauto, fino ad arrivare al finale, in cui tutti gli elementi si uniscono per portare la traccia al termine. L’album si chiude quindi con Lindisfarne e I Salens Varme Glød, due ottime canzoni che però pagano a caro prezzo l’inconveniente di essere state relegate nelle ultime posizioni: la loro comunque evidente qualitĂ (si notino le chitarre dalle ritmiche quasi MDM in I Salens Varme Glød!) non può nascondere piĂą di tanto il fatto che l’ascoltatore, arrivato a questo punto, è giĂ stanco e stufo, e non può godersi appieno il finale dell’Lp. Riassumendo, lo stile Svartsot è stato mantenuto piĂą che degnamente, i loro elementi caratteristici continuano a far gioire i loro fan, l’unico aspetto negativo è forse un ormai ossessivo attaccamento a questo stile, che porta alcune canzoni ad essere banali e piatte. Mettendo in secondo piano questo difetto però, non si può non fare i complimenti a una band dal talento evidente, capace di riconfermarsi a tre anni di distanza, nonostante la non piĂą giovane etĂ . Voto: 77/100. Recensito da Jojijo il 25/07/2010 Altre recensioni di questo utente:
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