Melencolia Estatica

Anno
2006
Tracklist
1. Meditatio I 09:13
2. Meditatio II 06:10
3. Meditatio III 06:08
4. Meditatio IV 10:24
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Voto:
87/100
Era da parecchio tempo che non venivo colpita in modo tanto positivo da un album di debutto come quello dei Melencolia Estatica: in sole quattro "Meditationes" per la durata di mezz'ora, il progetto dimostra una maturità stilistica fuori dal comue e una proposta musicale ricercata, senza per questo cadere in una "pomposità" fine a se stessa. Evitando di riproporre i soliti schemi del genere, scopiazzando a destra e a manca come purtroppo sempre più spesso accade, la band si fa portavoce di un Black Metal originale, "raffinato", contaminato in certi tratti dal depressive, che sa abbandonarsi alla rabbia e allo stesso tempo ritagliarsi dimensioni riflessive, dove emerge la parte più melanconica e atmosferica del loro sound. I brani sono lunghi, eppure mai ripetitivi e difficilmente "memorizzabili": nonostante i ripetuti ascolti, di questo cd non ci stanca mai.
"Meditatio I" parte ferale, con uno dei riff più belli e coinvolgenti dell'album: un brano lungo, nel quale spiccano per intensità, per la sofferenza che riescono a trasmetterci queste note, vibrate da un tocco sopraffino: notevoli gli "intrecci" di chitarra, punto di forza dell'album e dimostrazione di come i Melencolia Estatica abbiano già un marchio di fabbrica personale e ricercato, i quali amplificano l'intensità del sound.
"Meditatio II" serba in sè un'inquietudine e un tormento represso: il riffing non sfocia mai in un'ira cieca, ed anche per questo, risulta forse il brano più criptico e alienante del lotto. Al contrario della precedente, "Meditatio III" esprime la vena più violenta dei Melencolia Estatica: a seguire un toccante arpeggio introduttivo un riffing gelido e tagliente d'ispirazione norvegese riletto in un'ottica personale, nella quale le note vengono avvolte da un sò che di arcano e antico, rendendo il tutto ancor più sinistro e tetro. L'ultimo bagliore, di questo splendido album, è "Meditatio IV", la traccia che personalmente ho apprezzato di più, anche se è stato davvero faticoso riuscire a sceglierne una. Indimenticabile lo stacco acustico iniziale, desolante, rassegnato e il riffing a seguire, attraversato da una struggente melanconia, sentimento di fondo che permea ogni singolo strumento: i cambi di tempo sono numerosi, a tratti improvvisi, mantenedo alta la tensione. E' anche il brano nel quale percepiso più negli altri una dimensione intimistica, autoriflessiva, che avvolge l'ascoltatore portandolo in un mondo a sè, velato da visioni oniriche e enigmi da risolvere, che lo riguardano personalmente. Epitaffio di questa gemma, un arpeggio sommesso, sfiancante, che sembra non lasciar intravedere spiraglio alcuno.
Sarebbe superfluo aggiungere altro, visto che è davvero riduttivo esprimere a parole le sensazioni che quest'album riesce a trasmettere, le quali spesso sono legate alla intima soggettività di ognuno. Quel che è certo è che "Melencolia Estatica" è un cd di eccellente fattura, difronte al quale non possiamo che inchinarci
BloodyMary