| Musica -> Thrash Metal -> Metallica -> Master Of Puppets Disco preferito da 313 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1. - Battery Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Master Of Puppets su ebay2. - Master Of Puppets 3. - The Thing That Should Not Be 4. - Welcome Home (Sanitarium) 5. - Disposable Heroes 6. - Leper Messiah 7. - Orion 8. - Damage, Inc. Testi e Traduzioni Disponibili: Master of Puppets, Battery, Welcome Home (Sanitarium), Damage, Inc., The Thing That Should Not Be, Disposable Heroes, Leper Messiah Partiamo da un semplice ma doveroso presupposto: un disco come questo è in grado di recensirlo anche un bambino di cinque anni, per il semplice fatto che si commenta da solo. Prima di tutto per la sua bellezza, e poi perché rimane una delle vette più alte mai raggiunte dal metal. Non penso di avere poteri paranormali per scrivere su questo disco qualcosa che non sia già stato detto o scritto da altri in precedenza. Che questo è Il Disco Metal per eccellenza insieme a pochissimi altri eletti lo sappiamo tutti, e che abbia dato linfa vitale almeno ai successivi quindici anni di metal è cosa altrettanto nota. E tutti noi sappiamo che razza di thrashers abbiano preso parte alla stesura di questo capolavoro: inutile sottolineare la potenza di Lars Ulrich dietro le pelli, l'incredibile tecnica dell'indimenticato bassista Cliff Burton (R.I.P.), la precisione degli assolo di Kirk Hammett, la devastante metodicità dei riff e della voce di James Hetfield. Come pure è superfluo commentare la produzione di questo "Master of puppets", curata dallo straordinario Flemming Rasmussen in collaborazione con gli stessi Metallica, a dir poco perfetta, senza la minima sbavatura. La traccia di apertura è "Battery" e, come già visto nell'intro di "Fight fire with fire" del disco "Ride the lightning", sono le chitarre acustiche a spianare la strada all'entrata in scena del gruppo al gran completo. La melodia si protrae per qualche secondo, poi inizia la vera "Battery". Impossibile da fermare, come recita il testo. Veloce, potente e precisa. La sezione ritmica del trio Ulrich-Hetfield-Burton, qui come nel resto dell'album, si distingue per una discreta velocità ma specialmente per una potenza del sound davvero sbalorditiva. Un brano trascinante e di sicuro successo. Ma il capolavoro è la title-track, l'unica insieme a "Damage, Inc." alla cui composizione hanno preso parte tutti i membri del gruppo. Un pezzo di storia, e qui in modo particolare vale quanto detto a inizio recensione: è inutile sottolineare la bravura di tutti i ragazzi, del produttore e del mixaggio di Michael Wagener. E' devastante, veloce, a tratti anche melodica. Insomma, è tutto. 8 minuti e 38 secondi di autentica leggenda. "The thing that should not be" riprende con decisione i temi di H. P. Lovecraft, già ampiamente trattati in "Ride the lightning", ed è senza dubbio il brano più cadenzato e (per così dire) lento di questo disco. Appare anche un pò troppo ripetitivo, ma dobbiamo tenere ben presente che qualsiasi canzone venga collocata in scaletta dopo "Master of puppets" rischia di non essere ben apprezzata, visto l'accostamento al celebre capolavoro. L'unica ballata di questo disco è "Welcome home", da tutti conosciuta col sottotitolo "Sanitarium". E' un altro brano storico, che tratta il difficile tema della pazzia e della reclusione nei manicomi, con una cappa di tristezza e voglia di riscatto (anche attraverso l'omicidio) che mettono i brividi, specialmente se siete ai primi ascolti di questo disco o se non lo ascoltate da molto tempo. "Disposable heroes" parla in modo decisamente esplicito di guerra, del dover obbedire e combattere ancora per non essere considerato codardo (you will do what I say, when I say / back to the front), anche se si ha una chiara percezione della morte che si avvicina. Qui il disco riprende una vitalità che in qualche modo era andata un pò scemando in precedenza. "Leper messiah", insieme alla traccia precedente e a "The thing that should not be", costituisce in termini di omogeneità nelle ritmiche e nel cantato il vero corpus di questo disco. In questo caso il tema trattato è l'arricchimento della Chiesa a spese dei fedeli e della loro fede (vengono infatti disegnati come pecore radunate per cadere in trappola). "Orion" è un altro capolavoro, probabilmente uno dei brani strumentali più famosi della scena metal, con una introduzione particolarissima: le chitarre entrano in fade-in, col volume che aumenta progressivamente, e questa tecnica verrà usata con maggiore ricercatezza nella successiva "Damage, Inc." e anche all'inizio di "Blackned", nel disco "...and justice for all". La composizione è stata curata da Ulrich e Hetfield e soprattutto da Cliff Burton, che al quarto minuto ci regala un assolo di basso di rara bellezza, uan degna nota d'addio prima della prematura scomparsa durante il tour scandinavo di "Master of puppets". :cry: E, infine, "Damage, Inc.". Già più volte citata durante questa recensione, è probabilmente il pezzo più violento dell'album, dove la batteria di Ulrich viene letteralmente pestata e Kirk Hammett ci regala l'assolo più veloce e trascinante del disco. Una vera perla del thrash metal, anche perché è sempre stata poco sponsorizzata rispetto ad altre. Il miglior modo per chiudere questo disco indimenticabile, poco meno di un'ora di grande musica. Un'opera fantastica, specchio della società di vent'anni fa, e in parte anche di quella attuale. Contestazione, rabbia, violenza e rivincita, ma anche tristezza, malattia e rassegnato annichilimento, tutto coi toni giusti e sottolineato con espressività dalle musiche di un genere che, solitamente, espressivo non lo è. Metallari di tutto il mondo, inchinatevi: questa è la vostra Bibbia. Voto: 90/100. Recensito da casizzolu il 17/06/2006 Altre recensioni di questo utente: Nel 1986, quattro ragazzi facenti parte di un gruppo thrash chiamato Metallica, pubblicarono un album intitolato "MASTER OF PUPPETS". Ai fini della mia critica, poco conta che quest'opera venga considerata dalla maggiorparte dei critici e headbangers come il miglior disco metal di tutti i tempi mai concepito da mente almeno umana, mi limiterò semplicemente ad analizzarlo punto per punto. Il concept anzitutto: perfettamente esemplificato dalla copertina, che raffigura un prato pieno di lapidi crociformi (di soldati morti in guerra, dato che su una di queste c'è appeso un cappello militare) ciascuna delle quali collegata a dei fili tirati da due misteriose mani agli angoli, che rappresenterebbero i perfidi burattinai che governano la vita dell' uomo. Sullo sfondo c'è il sole che tramonta, emanando intorno un' alone rosso che si stampa nella mente rendendo l' album decisamente inconfondibile, ma al tempo stesso apre al centro una flebile luce giallognola che stà come a rappresentare la possibilità di una via d'uscita dal perfido mondo governato dai burattinai. E proprio questo i Metallica sono riusciti a fare: hanno creato un mondo tutto loro di nichilismo violentissimo, critica aggressiva e ribellione incompromissoria. Passiamo alla musica: la prima traccia è la frenetica "Battery", che inizia con una memorabile introduzione, un arpeggio pulito e melodico che ben presto lascia spazio ad una trionfante e schiacciante marcia in overdrive; detto fatto, comincia la canzone vera e propria, la quale poggia su una veloce e affilato riff che fà da supporto alle eleganti ma allo stesso tempo brutali liriche di James, che si concentrano sulla "batteria" appunto, o meglio il concentrato di violenza ineliminabile che è presente in ognuno di noi. Dopo il sublime assolo di Kirk, la parte centrale del brano si riduce ad un riff cattivissimo che troviamo anche alla fine guidato da Lars che suona in tempo e controtempo. L' inno da moshpit per eccellenza. Successivamente, inizia di botto la travolgente title-track, una lunga composizione (più di 8 min di paradiso) a dir poco rivoluzionaria, sia per i testi contro la droga (anche se i metallica ne faranno largo uso dai '90 in poi, specie cocaina), che viene vista anch' essa come un burattinaio dato che controlla le azioni di chi ne fà uso; sia per la musica, che poggia all'inizio su un riff rapido (non velocissimo però), concedendosi nella parte centrale una lunga serie di melodiche armonie da estasi dei sensi.Dopo una selva di risate maligne (usate per richiamare i misteriosi burattinai del titolo) inizia un pezzo davvero strano: la pesantissima "The Thing that Should not Be", probabilmente la traccia più pesante mai realizzata dai Metallica fino ad allora : un riff schiacciasassi e i paranoici assoli di Kirk fanno da sfondo ai testi ispirati ad una misteriosa creatura Lovecraftiana (tipo lo "Ktulu" di "Ride the Lightning"), producendo così un' atmosfera cupa e misteriosa. Se la title-track però era rivoluzionaria, la malinconica semi-ballad "Welcome Home" (meglio conosciuta dai fan come "Sanitarium") lo è ancora di più. Ispirata dal film "One Flew over the Cuckoo's Nest", è il racconto di un ragazzo rinchiuso in un ospedale psichiatrico a causa di una sospetta malattia mentale, anche se il protagonista si rende perfettamente conto di essere sano. Con tutto un ambiente ostile intorno che annichilisce la sua mente per renderlo docile tramite la clausura e il lavaggio del cervello, comincia a pianificare con un amico la fuga per riconquistare la libertà , che adesso vede solo in sogno, senza escludere l'opportunità di usare la violenza per scappare: in effetti le ultime righe del testo parlano della ribellione che si scatena nel manicomio e a cui partecipano tutti i reclusi. Musicalmente parlando, è forse il pezzo più melodico dell'album, grazie anche alle stupefacenti armonie di Kirk che si frappongono tra gli arpeggi. La seconda parte del brano inizia con un rapido riff che sfocia ben presto in una serie di assoli sovrapposti che hanno sostanzialmente la funzione di accompagnare il riscatto dei reclusi in manicomio. E' un pezzo di una maturità incredibile, cui si può facilmente parafrasare la situazione di chiunque abbia un pensiero anticonformista e viene inevitabilmente etichettato come "pazzo" dalla società , che si comporta esattamente come il manicomio sopracitato. La traccia successiva è l'epica "Disposable Heroes", lunghissima composizione che alterna fasi relativamente "rilassate", (sostenute da un vivace riff grattato perfetto nel richiamare l' ossessività dei mitra), a devastanti accellerazioni, queste soprattutto nei ritornelli, in cui si narra con melodica noncuranza la follia della guerra attraverso gli occhi di un soldato ventunenne mandato in guerra dai perfidi burattinai nonostante la sua scarsa esperienza. Al sesto posto troviamo un altro brano pesantissimo: la schiacciante "Leper Messiah", una traccia che poggia su un riff lento e durissimo, anche se la seconda parte del brano è nettamente più veloce. Qui James si fà riconoscere per l' ottima fattura e complessità dei testi: si parla dei telepredicatori (anche cattolici), o, più in generale, di tutte quelle persone che abbindolano i poveri o gli ignoranti per guadagnare profitto personale, muovendosi come il lupo che conduce il gregge in un punto per tendergli la trappola. Fino ad ora comunque, non ho fatto riferimenti alle strepitose competenze musicali di Cliff Burton (il membro più dotato della band), dato che vanno esaltate tutte analizzando il brano successivo, la sognante strumentale "Orion". Composto da diverse parti che si susseguono con fluidità , comprendenti sia riff massicci che assoli lenti e tranquilli, verso la metà il brano si interrompe, lasciando spazio ad un memorabile assolo blues di basso, che ben presto sfocia in una serie di struggenti armonie a dir poco commoventi, anche perchè il pezzo fu messo alla cerimonia funebre in onore del bassista scomparso in quella tragica notte del tour svedese. Infine, in ultima posizione, troviamo la violentissima "Damage, Inc.", il brano più brutale (e veloce) dell' album. Dopo l' intro di basso (mandata a contrario nel mix per creare un certo effetto di tensione) il pezzo esplode letteralmente con due fulminanti riff affilati e uno scatenato Lars alla batteria: potranno essere nate migliaia di band ultra-violente e ultra-veloci dopo il 1986, ma, a prescindere dalle evoluzioni di velocità e durezza che la musica estrema ha subito col tempo, questo brano rimane, almeno per il sottoscritto, di una violenza intrinseca che nessuno è mai riuscito ad eguagliare, soprattutto grazie al testo, che definire il "Manifesto della Violenza" è poco: un imbestialito James ci conduce nei più feroci reconditi della mente umana, pronto a schiacciare senza pietà alcuna tutto ciò che si frappone davanti a lui. Evocativa anche la parte centrale grattata, che non fà altro che arricchire la rabbia apocalittica che domina l'atmosfera di questo brano. Termina così un' album Fondamentale, che ha cambiato irreversibilmente la storia del metal ed ha consegnato per sempre i Metallica nell' Olimpo dei Grandi. Amen. P.s.: ero convinto che la perfezione non esistesse. Ovviamente prima di ascoltare Master. Voto: 100/100. Recensito da born to grind il 10/09/2006 Altre recensioni di questo utente:
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