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Musica -> Thrash Metal -> Viking -> Man Of Straw
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Band: Viking Disco: Man Of Straw Anno: 1989 Tracklist:1. White Death 05:21
2. They Raped the Land 06:20
3. Twilight Fate 03:37
4. The Trial 03:42
5. Case of the Stubborns 04:35
6. Winter 07:44
7. Hell Is for Children 04:11
8. Creative Divorce 06:23
9. Man of Straw 04:54
Totale 46:44 Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Man Of Straw su ebay
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Lascia parzialmente l’ amaro in bocca questo secondo disco dei Viking.
La band dimostra di essere molto maturata rispetto all’ esordio per quanto concerne il livello di scrittura (sia testuale che musicale); le canzoni si fanno più articolate, più tecniche, e parzialmente più personali. Questo è proprio il tasto dolente dell’ album: la personalizzazione è solo parziale.
Approfondirò questo aspetto successivamente.
Cominciando dalle tematiche, non si può non constatare una certa maturazione. Gli argomenti esposti, in realtà, sono in definitiva quelli comuni del thrash, ma il metodo di analisi, a livello di linguaggio, li rende più interessanti. Anche le tematiche cristiane rappresentano un elemento rinnovativo ancora abbastanza nuovo.
La produzione del disco è buona. Siamo alla fine degli anni 80, e la produzione comincia a fare passi da gigante. Il suono non è certo eccellente come quello di dischi quali Forbidden Evil, ma la qualità audio è evidente. La batteria picchia sodo e il basso “sfrigola” a dovere. Anche le chitarre sono abbastanza in evidenza, quindi la resa sonora è ampiamente soddisfacente.
A questo punto è opportuno spendere qualche parola per le chitarre: intrigante la scelta di ricorrere a strumentazione (e relative sonorità) diverse per ciascuna. Dalla prima sgorgano note alquanto zanzarose (quindi non vi preoccupate: non sono le cuffie che stanno andando in malora), la seconda invece è l’ opposto: un suono secco e asciutto come un deserto. La prima chitarra risulta più efficace nei riff impostati su singole note in palm muting, la seconda su accordi pieni.
A parte The Trials, le altre canzoni presentano un numero di riff piuttosto sostanzioso; di conseguenza sono (relativamente) intricate e colme di cambi di tempo. Probabilmente si tratta di un’ influenza derivante da …And Justice For All, considerata anche la durata di certe canzoni.
Non al punto da compromettere la fruibilità delle stesse comunque.
Dentro vengono confluite varie influenze: thrash di stampo classico, qualcosa di speed heavy, di death e di thrash moderno.
E sono proprio queste due ultime influenze quelle che causano le critiche da riferire a Man Of Straw. I riff death metal sono proposti in due varianti: con una rapida successione di accordi o monocordi. In entrambi i casi tendono ad essere alquanto banali, poco elaborati e ripetitivi, per quanto nel 1989 potessero ancora sembrare qualcosa di nuovo.
Ma la nota dolente viene dalle influenze moderne. I primi due brani, White Death e They Raped the Land sono sicuramente i brani migliori del repertorio, proprio grazie a tali influenze che vengono ottimamente amalgamate nel classico background thrash della band. Riff, stoppati, spezzati, macilenti, suonati con accordature ribassate.
Poi, da Twilight Fate, gli scenari sonori cambiano totalmente. Pur continuando ad apparire tali riff per tutto l’ album (anche se in misura nettamente inferiore), dal brano citato la band si fa prendere la mano dalla vecchia scuola, sfornando brani in tutto e per tutto aderenti al thrash classico. Twilight Fate segna una cesura evidentissima, uno stacco quasi tangibile. La differenza è percepibile anche a livello di suono, come se la band avesse registrato il resto del disco in uno studio differente.
I brani non perdono in mordente, anzi i riff di Case of the Stubborns (per fare un esempio) mietono vittime a non finire, ma resta questa sensazione di inconcludenza, di frattura, di incoerenza.
Se la band avesse continuato a scavare il solco tracciato con i primi due brani, avrebbe realizzato un disco in tutto e per tutto personale, nonché di grande importanza nel traghettare il thrash verso nuovi lidi. Quindi un disco completo.
Invece i Viking hanno preferito evidentemente non correre eccessivi rischi. Ed è un vero peccato, perché così facendo ci hanno consegnato un disco che sicuramente fa la gioia degli amanti dei thrasher, ma che, se avesse perseverato nelle intuizioni, si sarebbe guadagnato molto, molto di più.
Voto: 70/100. Recensito da Mythycal il 16/11/2008 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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