Letum

Anno
2008
Tracklist
1. Letum I 09:13
2. Letum II 06:44
3. Letum III 08:14
4. Letum IV 06:38
5. Letum V 06:40
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Voto:
90/100
Aspettavo con ansia il nuovo lavoro dei Melencolia Estatica, dopo lo splendido debut album che mi aveva catturata totalmente ancora due anni fa. Con "Letum" il sound si fa ancora più maturo e ricercato, senza perdere quel trademark che già compariva nell'omonimo full lenght, rivestito da una drammaticità ancor più acuta che sembra quasi voler lacerare la nostra anima. Mai un calo di tensione, nè riffing dispersivi, ma un songwriting intenso e ammantato da un velo di mistero e cinerea foschia che rende questo lavoro dedicato a Letum (vocabolo latino equivalente a "morte" che viene personificato da Virgilio, diventando così la divinità della morte che presiede all'accesso dell'Ade) affascinante e dalle mille sfaccettature.
Ad un primo ascolto sembra che la componente ferale si sia fatta ancor più mortifera e furiosa rispetto al passato, senza toglier spazio ai momenti più melanconici e riflessivi che sembrano emergere dal nulla, nebbiosi e suadenti, carichi di un dolore e allo stesso tempo di quella quiete surreale che alberga nell' al di là. Come in Letum I, manifesto di questa nuova creatura dei Melencolia Estatica, tirata e allo stesso tempo sofferta e pregna di una malvagità malcelata. Il pessimismo di fondo che dimora in ogni pezzo qui assume la veste dell'inveitabilità della morte, della caducità e della dissoluzione di ogni cosa. Difficile scegliere un brano che si elevi sugli altri: al momento track da pelle d'oca per la sottoscritta è Letum II pregna di una nostalgia e di una negatività espressa da quelle cascate di note in continua mutazione, battenti come grandine per poi formare arpeggi che stordiscono quasi. Per non parlare di Letum III, forse la track più negativa di questo full lenght a cominciare dall'incipit sulfureo e sinistro che evoca nella mente l'inquietante immagine dello Stige e che trova il suo climax nello sfiancante e angoscioso mid tempos d'estrazione Funeral Black, ossessionati dallo screaming catacombale e dai oscuri proclami e dai dissonanti e gelidi arpeggi, i quali lasciano inabissare la nostra coscienza in oscuri meandri. Non c'è spazio un attimo di tregua, l'album viaggia a livelli altissimi come in Letum V, brano concitato e violento dal sapore tragico, intensificato dallo stile neo-classico del riffing che conferisce un alone "aristocratico" ed etereo al tutto e che si sposa perfettamente col tirato blast beat. In questo full i Melencolia Estatica dimostrano come l'introspezione e il viaggio interiore verso i lidi al confine tra la vita e la morte non debbano essere per forza relegati all'ambito più atmosferico e riflessivo del sound: la violenza non è mai a discapito dell'interiorità. Non si può non spendere parole anche per Letum IV e il suo arioso e maestoso intro in continuo crescendo, quasi decadente nel suo progredire che si snoda tra le strutture ritmiche Black e arpeggi notturni e delicati che ci lasciano disorientati, quasi alienati da tante rivelazioni ed iniziazioni fatte in musica.

Sarebbe inutile stare a spendere ulteriori parole che rischiano di minare un lavoro del genere, che si rivolge all'intima natura dell'ascoltatore e soggetto così a diverse interpretazioni. Quel che è certo è che Letum per il momento è uno dei migliori album Black Metal di questo 2008 seppur sia presto per tirare un bilancio definitivo. Ma la band guidata da Climaxia ha saputo portare avanti in modo eccellente il "discorso" iniziato con l'omonimo debutto, migliorando ulteriormente il songwriting e dando vita così ad una creatura carica di pathos che non lascia indifferenti. Sicuramente una delle poche Black Metal bands italiane che può "vantarsi" di aver creato un sound che è un marchio di fabbrica.
BloodyMary