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È in seguito al contratto con un colosso del Power come Limb Music Productions che nasce l’album di debutto del combo teutonico, pubblicato dopo l’interessante e suggestivo demo “Kings who die”.
Prodotto da Olaf Reitmeier, il lavoro evidenzia caratteristiche interessanti che gli permettono di innalzarsi su una scena power che, purtroppo, si è stabilizzata su certi schemi tipici come doppia cassa ad elicottero e gorgheggi inarrivabili.
L’originalità di questo combo teutonico sta invece nell’uso bilanciato e intelligente di inserti violinistici (il violino di Hartmut Richter, guest musician di cui si avvale la band, è veramente degno di nota) e cori molto belli, inoltre Carsten Frank mostra di staccarsi dal solito vocalismo “clean”, utilizzando un canto più diretto, pulito soprattutto nei ritornelli ma anche un po’ sporcato dove serve: il fatto di trovare sia acuti lancinanti che growl dà sicuramente dei punti al disco. Ottimo è poi il lavoro delle chitarre di Mühlenbruch e Geiseler, che contribuisce a dare quel tocco di epicità alle canzoni, scandito da una batteria sempre tecnica, veloce e precisa, a cui si unisce il basso di Zelmer, che ha sicuramente il suo ruolo in una struttura sonora solida e convincente.
Il tutto coronato dall’ottima produzione, che mette in risalto chitarre poderose e una sezione ritmica martellante al punto giusto.
Per quanto riguarda i testi, i lyrics fantasy sono sempre molto belli e accattivanti e sicuramente contribuiscono all’immersione nelle atmosfere create dai Galloglass.
L’opener “Dragons revenge” già mostra velocità, melodia e grinta, con un ritornello veloce ed agile, “A wintertale”, con l’introduzione violinistica ed i cori è forse uno dei brani più evocativi del disco, mentre le chitarre corpose della title track e di “the conjuring” hanno un sapore molto trasheggiante, anche se lasciano spazio a refrain epici e melodici. Interessante è pure “eye to eye”, dove spicca la compresenza nel chorus di growl e voce portata sui registri più alti. Anche “The quest”, grazie alle parti di chitarra acustica e flauto, è di sicuro un pezzo di valore.
La speedy “The last stand” chiude un album molto bello, che mostra un gruppo impegnato e che svecchia, attraverso una rilettura intelligente e sobria, il sound di una scena un po’ fossilizzata.
Voto: 100/100. Recensito da damned_in_black il 28/06/2006 ASMODEO (N/D)

09-09-06 13:20 Voto: 9 | un grande grande album... ___________ gal burstillo!
http://www.youtube.com/watch?v=mioGewkWVdo&feature=related | | Status:Utente Località:Palermo Sesso: | Kalessin (N/D)

14-04-07 15:05 Voto: 8 | ottimo album. la traccia d'apertura, la title track e Crusade Of The Damned le migliori ___________ Power Metal Battle
Kalessin&Antares s.p.f. (SocietàPerFrode)
Kalessin il motardista pauer
Kalessin is away on holiday | | Status:Utente Località:Milano Sesso:Metallaro |
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