Iced Tears - CD Metal - Killing Is My Business... (deluxe Edition)
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Megadeth - Killing Is My Business... (Deluxe Edition) (cd cover) Disco preferito da 5 utenti.
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Band: Megadeth
Disco: Killing Is My Business... (Deluxe Edition)
Anno: 2002
Tracklist:
1. Last Rites/Loved to Deth
2. Killing is My Business...And Business is Good!
3. The Skull Beneath the Skin
4. Rattlehead
5. Chosen Ones
6. Looking Down the Cross
7. Mechanix
8. These Boots
9. Last Rites/Loved To Deth (Demo)
10. Mechanix (Demo)
11. The Skull Beneath The Skin (Demo)
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Megadeth – Killing is my business…and business is Good!

Tutto iniziò nel 1983 quando il geniale chitarrista Dave Mustaine venne estromesso dai Metallica dopo avere scritto la quasi totalità dei pezzi di Kill em all in collaborazione con Hetfield e Ullrich, nonostante ciò ne vennero a lui riconosciuti pochissimi. Dave non si lasciò andare e formò i Megadeth, nome che indicava in modo esatto la musica esplosiva che intendeva proporre. La line up iniziale prevedeva Lee Rausch alla batteria e Kerry King alla chitarra, ma presto vennero sostituiti dal duo ex New Yorkers (gruppo jazz) Gar Samuelson – Chris Poland; gli altri due erano chiaramente il bassista Ellefson e Mustaine.
Ciò che il leader andò a comporre è un lavoro esplosivo, grezzo e, voglio precisarlo subito, con il difetto di una produzione fin troppo minimale: la colpa non è dell’etichetta, bensì del gruppo che usò gran parte dei soldi a disposizione per comprarsi la droga…
Parlando del disco, si parte con una gradevole intro di piano (“Last rites) che sfocia in una seconda parte (Loved to death”) tipica del primo Thrash Metal: riff assassini e grezzi, cantato quasi maligno e non particolarmente tecnico; la traccia in questione parte molto aggressiva e si mantiene tale lasciando subito chi l’ascolta se non altro compiaciuto, anche per l’interessante lavoro di Mustaine che infila nella canzone una parte solista solista veloce e abbastanza prolungata. Sicuramente l’inizio è molto soddisfacente.
Quel che segue è la “title-track”, che ci viene introdotta in modo nemmeno tanto aggressivo, se non fosse per la voce inquietante (in senso buono) del leader della band, un cambio di ritmo ci viene introdotto da un basso tonante davvero azzeccato (ma nell’intera opera si sente anche troppo, a tratti); svariati altri cambi di riff ci portano a un finale abbastanza terremotante corredato da un assoletto targato Poland abbastanza apprezzabile, mentre la voce ripete all’ossessione che “il suo mestiere è uccidere, e che risulta un buon affare”. Da notare che un certo gusto sadico è presente in tutti i testi, tranne l’ultimo. Passando alla terza traccia “The skull beneath the skin” è veramente apprezzabile per l’incipit, un solismo in progressione azzecatissimo e per la seconda ritmica del brano, che spezza la lentezza iniziale come un bulldozer e ci riporta a livelli di Speed Thrash ottimi. Questa tutto sommato breve traccia ci porta a “Rattlehead”, che riguarda il simbolo dei Megadeth, il teschio Vic Rattlehead, e che è tiratissima, tranne nella parte centrale; ciò che spicca è l’abilità di Poland che rende una composizione già buona di suo, ma penalizzata moltissimo da una registrazione orribile, almeno all’altezza delle precedenti. “Chosen Ones” ha uno stile un po’ più legato a un modo di suonare classico, la lunghezza è ridotta e la voce ovviamente non è quella tipica del “metallo originario”.
“Looking down the cross” parte lenta e oscura per poi rendersi un po’ più dinamica successivamente, le parti di chitarra sono ben curate ma la produzione rende di nuovo poco potente e eccessivamente classicheggiante un’altra canzone che, con il giusto lavoro di mixaggio, avrebbe reso ancora più felici gli amanti del genere: cambi di tempo ancora padroni e una lunghezza accentuata ma non da incriminare. Il capolavoro è senza dubbio “Mechanix”, che come molti di voi sapranno era la versione demo di “The four horsemen” dei Metallica, ebbene essa presenta in questo caso un’aggressività e una velocità talvolta maggiore della più famosa song utilizzata dagli ex compagni di Mustaine; manca la parte centrale del pezzo definitivo che appare su Kill’em all, rendendola probabilmente più dinamica e personale da parte dei Megadeth.
Una nota finale la dedico a These Boots, che non è presente nella versione da me acquistata per una diatriba legata ai diritti sul testo: essa è, in poche parole, uno degli apici del disco intero, con un inizio Jazzeggiante che sfocia in un Thrash Metal molto cattivo; deliziosi gli inframezzi, sempre di scuola Jazz, che appaiono di tanto in tanto. Se potete procuratevi la versione rimasterizzata di questo cd, che ha questa traccia, un audio superiore e alcune tracce demo.
Per concludere brevemente, una opera onesta e che ha gettato le basi per il luminoso futuro di questo ensemble.

Voto: 70/100. Recensito da Newsted88   il 15/08/2007

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