Iter ad Lucem

Band
Anno
2009 (2 Marzo)
Tracklist
1. Iter ad Lucem pt. I 09:15
2. Iter ad Lucem pt. II 10:14
3. K-TH-R 08:16
4. Om 06:11
5. Sefira Malkuth 08:16
6. (senza titolo) 02:32
L'immagine non è disponibileRecensione:
Voto:
80/100
E’ un’impresa ardua descrivere la musica degli Urna e le impressioni che scaturiscono ad ogni loro ascolto, soprattutto per l’unicità della loro proposta. Sono passati tre anni da Sepulcrum, ma le sensazioni palpabili che RZ e MZ riescono a creare attraverso il loro particolare Funeral Doom sono rimaste intatte, se non intensificate. Con questo nuovo emozionante capitolo intitolato Iter ad Lucem e pubblicato per Atmf, gli Urna ci proiettano in un viaggio psichico la cui destinazione, apparentemente definita dal titolo stessa, resta in parte celata.
Il cammino verso la luce intrapreso dagli Urna non è affatto lineare o immediato come si possa pensare: esso si svolge attraverso un’aura mistica e rarefatta che si snoda attraverso tempi dilatati, quasi indefiniti. In questa dimensione a-temporale la musica assume movenze caleidoscopiche, in una continuo divenire, senza però perdere consistenza. A prevalere nel quarto capitolo della loro discografia è la componente Ambient: la struttura ritmica della batteria emerge dalle trame tastieristiche a momenti, in modo più evidente nella prima parte del brano “Sefira Malkuth” e in “K-TH-R””.
Echi lontani si rincorrono fino a fondersi in un connubio dal sapore melanconico a tinte sinistre, grazie al continuo sovrapporsi di arpeggi dai quali si ergono un susseguirsi di immagini sfocate. Su di essi si instaurano cangianti linee di chitarra solista che, come fasci di luce, squarciano l’atmosfera sulfurea e a tratti claustrofobia, pur non essendo privi di uno strato di inquietudine. Le linee vocali, catacombali e quasi inumane, si levano d’improvviso in tutta la loro demoniaca presenza per poi inabissarsi nelle trame visionarie delle tastiere.

Il coinvolgimento emotivo che il duo cagliaritano riesce a creare è davvero notevole, grazie al sound fluido e dal sapore ritualistico, che alterna a passaggi tetri e soffocanti dei veri e propri spiragli di luce. Un album di difficile ascolto rivolto ad un pubblico dotato di una certa dimestichezza con le sonorità Funeral Doom e Ambient, dal momento che gli Urna non si limitano a ricalcare gli stilemi del genere ma vi aggiungono una buona dose di sperimentazione. Solo dopo svariati ed attenti ascolti si riuscirà a cogliere le molteplici sfumature che compongono quest’opera che, a mio parere, conferma gli Urna come uno dei migliori act del genere in ambito internazionale.
BloodyMary