| Musica -> Death Metal -> Death -> Individual Thought Patterns Disco preferito da 100 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1: Overactive Imagination 3:28 Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Individual Thought Patterns su ebay2: In Human Form 3:55 3: Jealousy 3:39 4: Trapped in a Corner 4:11 5: Nothing Is Everything 3:16 6: Mentally Blind - 4:45 7: Individual Thought Patterns 4:00 8: Destiny 4:04 9: Out of Touch 4:19 10: The Philosopher 4:10 Testi e Traduzioni Disponibili: The Philosopher , Out of Touch, Mentally Blind, Destiny, Nothing is Everything, Jealousy, In Human Form, Overactive Imagination, Trapped in a Corner, Individual Thought Patterns Ah, i Death... praticamente la Musica con la M maiuscola. "Individual thought patterns" è, a mio avviso, il miglior disco di questo gruppo dopo "The sound of perseverance" ed è senz'altro quello che ha riscosso il maggior successo in termini di vendite. Ad appena un anno di distanza dall'ottima raccolta intitolata "Fate", i Death dimostrano una straordinaria coerenza con quanto svolto in passato e una perfetta linearità nell'evolvere il loro elaboratissimo sound. Logicamente a fare da corredo a tutto ciò c'è uno dei tantissimi cambi di line-up che hanno caratterizzato la storia del gruppo: partono Paul Masvidal e Sean Reinert e arrivano alla chitarra Andy LaRocque e alla batteria lo straordinario Gene Hoglan. Tuttavia, nonostante le più che positive prestazioni dei nuovi acquisti, le individualità che si fanno apprezzare maggiormente sono quelle della vecchia guardia, con il mitico Chuck Schuldiner sempre in gran forma (eccezionale prestazione vocale, forse la migliore della sua troppo breve carriera), e specialmente Steve DiGiorgio, irraggiungibile col suo basso. Le tematiche, come detto, sono in rapida e costante evoluzione già da un paio d'anni e sono caratterizzate da una maggior attenzione verso l'animo e la mente umana, piuttosto che sulla distruzione dell'individuo. Questo album in particolare (lo si evince già in maniera superficiale dai titoli delle canzoni) perferisce concentrarsi quasi esclusivamente sulla psiche umana e sulla centralità del cervello, anche in senso fisico, nel corso della vita. In linea di massima i testi più significativi, intorno ai quali ruota l'intero disco sono "Overactive imagination", "Trapped in a corner", "Nothing is everything", "Destiny" e "The philosopher": fondamentalmente si parla di un fitto gioco di bugie e inganni (prima a danni delle masse, poi a danno di sé stessi) che prima o poi tendono a ritorcersi contro il malfattore, rispettando un amaro destino già geomentricamente disegnato. Altro tema centrale è la visione e il modo di affrontarla: in pratica uno scherzo della mente, talvolta sfruttato dalla religione per convertire le masse (come nella cruda "Mentally blind"). Una specie di oasi tematica è la traccia conclusiva, "The philosopher", che si può riassumere con l'emblematica frase "the philosopher, you know so much about nothing at all" ("il filosofo, sai così tanto a proposito di niente"). In pratica Chuck si è messo a fare filosofia sui filosofi!! Da uscirne matti!! Le canzoni sono tutte di indiscutibile bellezza, con una durata media di 4 minuti che, per dieci tracce, fanno esattamente 40 minuti di ottimo death metal. La produzione è davvero buona, frutto della collaborazione tra il tuttofare Chuck Schuldiner e Scott Burns, specialmente per quanto riguarda il suono della batteria di Gene Hoglan, davvero pulitissimo. Le canzoni sono molto omogenee non solo dal punto di vista delle liriche, ma anche per quanto concerne la struttura delle canzoni. Se in un album come "The sound of perseverance" si preferivano repentini cambi di tempo e ritmiche contorte con lunghi assoli e un brano strumentale, qui la struttura dei brani è più lineare e le abilità tecniche di questi quattro ragazzi emergono nel tenere altissimo il ritmo e nel gestirlo con fantastici giri di basso e chitarra, ma senza digressioni né scossoni. Basti pensare che anche nei pochissimi mid-tempo c'è sempre qualcuno che continua a darle di santa ragione al proprio strumento, proprio perché il ritmo non deve calare (per esempio la batteria alla fine di "Mentally blind" o il basso in "Destiny"). Gli episodi più belli di questo "Individual thought patterns" sono quelli in cui il gruppo sfoggia al contempo tecnica, melodia e velocità ai massimi livelli: fantastiche "Trapped in a corner" e specialmente "Nothing is everything", la mia preferita. Questo è, musicalmente, il vero nucleo dell'album. Anche se poi meritano una menzione speciale l'originale e suggestiva intro acustica di "Destiny", le devastanti sfuriate di "Overactive imagination" e "Out of touch". Per non parlare dell'ultima canzone, "The philosopher", una delle più famose in assoluto del gruppo: diversa dalle altre per il suo incedere a tratti un pò heavy e memorabile per l'ottimo main riff. Che dire, ancora un capolavoro... solo un'ultima curiosità : domani ricorre il tredicesimo anniversario dell'uscita di questo disco, un'ulteriore ragione per osannarlo come merita. Voto: 80/100. Recensito da casizzolu il 21/06/2006 Altre recensioni di questo utente:
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