| Musica -> Black Metal -> Absentia Lunae -> In Vmbrarvm Imperii Gloria Disco preferito da 8 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1. Fortis Cadere, Cedere Non Potest Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca In Vmbrarvm Imperii Gloria su ebay2. Mid Summer Spiritual Holocaust 3. Subliminal Aeternitate 4. Modern Cathedral 5. Died Story Manifesto 6. Manipulated Stains Of Flesh 7. Pale Lune 8. Memneso On In Vmbrarvm Imperii Gloria è la trasposizione musicale in quaranta minuti di un lungo periodo storico che nei tempi odierni tocca il suo apice. E’ la celebrazione di un mondo, uscito sconfitto, in balia delle minacce e dei poteri che sopraggiungono sia da Occidente che da Oriente. Forse l’ immagine che meglio sintetizza il disco è la seguente: un panorama di rovine, macerie, tra cui vagano pochi superstiti ad una guerra, confortati dal fatto che la distruzione ha reclamato ciò che le spettava ma che ha terminato la sua ondata; ma al tempo stesso consci che potrebbe ricominciare e che ombre minacciose si annidano in ogni anfratto. E’ un disco melanconico, fosco (un aggettivo che in questo caso acquisisce nuovi e migliori significati), e caratterizzato dalla sintesi fra due poli, di una dicotomia che si estrinseca secondo molteplici forme. La natura stessa dell’ album si riallaccia a questa contrapposizione: In Vmbrarvm Imperii Gloria è e non è un disco black metal, perché se i riff di chitarra manifestano maggiormente la natura black, gli arpeggi oscuri (al limite della dissonanza) della chitarra stessa, le partiture di basso e i passaggi con voce pulita mostrano altra tendenza verso territori ancora non del tutto esplorati. Le struttura delle canzoni si basa sull’ alternanza fra partiture in tempi medi e velocissime ripartenze, fra momenti riflessivi e meditativi e passaggi ferali; sul “chiaro – scuro”, cioè sulla (relativa) “solarità ” di certe aperture e la protettiva oscurità di altri passaggi. L’ originalità della band è quindi fuori discussione, si avvertono certamente inevitabili influenza, ad esempio Deathspell Omega nei frangenti più sinistri, Dødheimsgard per quelli più avanguardistici. Influenze comunque metabolizzate e anch’ esse personalizzate. Un lieve sentore epico ammanta l’ intero disco (forse una celebrazione della gloria dei vinti?) per emergere impetuoso come in Died Story Manifesto. La produzione prosegue questa dicotomia. Le chitarre sono “nebulose” (anche in questo caso il termine è tutt’ altro che spregiativo), non però al punto da penalizzarle, perché la resa sonora è molto buona. Quindi niente effetto “zanzaroso” tipico di molte produzioni black. Il basso è limpidissimo, ma il vero fattore di contrasto è rappresentato dalla batteria, dal rullante fuoriesce un suono secchissimo, quasi asettico, corposo invece il suono dei tom e del timpano. In termini di fantasia e creatività , da tutti i punti di vista, la band si dimostra sicura delle proprie capacità e in possesso di ottime e variegate idee. La prestazione tecnica è considerevole, menzione speciale per il portentoso batterista, probabilmente uno dei batteristi più creativi della scena estrema, in grado di reggere il confronto con i nomi più quotati. Fortis Cadere, Cedere Non Potest ne è l’ esemplificazione: una voce narrante rovina e desolazione, su un pianoforte minimale e una batteria marziale e percussiva; un’ introduzione che riassume il carattere lirico e musicale dell’ album (o almeno di una sua parte). Mid Summer Spiritual Holocaust è la prima vera e propria canzone. L’ inizio e la conclusione presentano un suono “compresso”, quasi a voler celare la natura reale della canzone, che invece emerge preponderante una volta che l’ introduzione caratterizzata da questo effetto si conclude. Lo stacco fra questa sezione e il suono reale della canzone è considerevole: la band innalza un muro sonoro possente ed efficace grazie ai blast – beat e soprattutto ai fantasiosi pattern di Khrael x.e, anche se la parte principale in questo frangente è riservata indubbiamente alla chitarra di Climaxia, che tratteggia melodie cupe ed inquietanti alternate a brevi intermezzi di natura anch’ essi militareschi. La parte centrale della canzone indugia su queste sonorità variando anche l’ approccio della canzone, per poi sfociare in una pregevole sezione di arpeggi dal sapore onirico. Questa mette in evidenza maggiormente anche il fantasioso e creativo lavoro al basso di Sephrenel (il cui strumento è comunque in evidenza per tutta la durata del disco) i cui giri si allontanano da quelli classici del black metal. La parte conclusiva si riallaccia alla prima ma con un nota di ferocia un pò più accentuata. Subliminal Aeternitate inizia con un arpeggio molto crudo, supportato ottimamente dalla seconda chitarra; poi il ritmo cresce forsennato ma ancora contenuto, e a questa sezione arpeggiata ne segue un’ altra caratterizzata da riff malefici di stampo classico, ma anche qui il gruppo fa la differenza grazie all’ apporto della batteria. La parte conclusiva mostra un uso sapiente dei ritmi più lenti e meditativi, prima enfatizzati da melodie di chitarra percussive (quasi come se a produrle fosse un pianoforte) e poi da accordi lunghi ed estenuanti, quasi angoscianti, dove un basso pulsante interviene fornendo giri articolati. Modern Cathedral inizia con due riff molto semplici ma di grande presa, il secondo dei quali vanta un suono incredibile, aulico, solenne e celestiale, con una melodia quasi ultraterrena. Un breve intervento di basso introduce la sezione centrale, segnata da ritmiche velatamente melodiche nonché complesse. La seconda metà della canzone riprende Subliminal Aeternitate, anche qui il gruppo offre ritmiche rallentate, però la canzone non termina qui: prima di tutto una repentina accelerazione, ma meno brutale e anch’ essa più melodica, poi la ripresa dei passaggi iniziali, una conclusione piena di potenza. Died Story Manifesto presenta l’ incipit più ferale del repertorio che è anche uno dei momenti a maggiore tasso tecnico del disco, quello in cui le capacità strumentali del gruppo vengono messe più a dura prova, giri e pattern molto veloci ed elaborati. La seconda parte invece cambia mood e si basa più sulla ricerca di una sontuosa epicità . Il riff prevalente di questa sezione costituisce uno dei giri più noti dell’ intera musica heavy metal, ma la sua conclusione è originale, inoltre il “doppiaggio” effettuato dalla chitarra solista è davvero ben riuscito. Seguono ritmiche imponenti e lente; un piccola parte riservata ad un breve intermezzo di Climaxia, prima che la voce di Ildanach, pulita ma anche in questo caso volutamente celata dalla produzione, si stagli su ritmiche colme di dissonanze ma anche molto fantasiose, con espedienti come rapidi tremoli. Manipulated Statues Of Flesh inizia con un altro arpeggio di Climaxia, anche in questo caso il lavoro svolto dal basso è notevole, molto particolare, memore di quanto fatto dai gruppi più avanguardistici e innovativi del black. Questa sezione trova il suo naturale sviluppo nella parte successiva, veloce, ferale, che si stempera poi in un passaggio dedito molto più a trasmettere melanconia, pur nella ferocia della batteria e nel nella dualità fra vuoti e pieni di riff spezzati. E’ un riff epico, anche questo molto elaborato ma di grande presa, triste ma da cui traspare una grande e consapevole fierezza, ad “inaugurare” Pale Lune. E’ forte lo stacco con passaggi ipnotici, “liquidi”, caratteristica enfatizzata dalla voce pulita, una specie di lamento contenuto. Qui assistiamo ad un’ impennata ritmica terribile ma lasciata volutamente “abbozzata”, non portata alla sua logica (in apparenza) conclusione: il senso del finale di Pale Lune è sfumare gradatamente con la conclusiva Memneso On tramite ad un altro arpeggio sostenuto dal basso. Memneso On è una canzone che si distacca dal carattere musicale principale del disco. E’ un sofferto assolo di chitarra il motivo dominante della prima parte, senza trascurare la naturale evoluzione dell’ arpeggio conclusiva di Pale Lune che continua per gli ultimi tre minuti fornendo la base musicale per la riproposizione dell’ epocale scena contenuta ne “Il Settimo Sigillo”, quando Antonius Block recita il suo monologo durante la partita a scacchi con la morte… un legame con FVLGVRES degli Janvs, forse, per il legame e soprattutto il desiderio e la tensione verso la trascendenza, la nostalgia verso l’ origine ontologica dell’ uomo… “Dio”, ripetuto come una eco, suggella in maniera impressionante e terribile In Vmbrarvm Imperii Gloria, l’ affresco della decadenza dell’ uomo odierno. Voto: 92/100. Recensito da Mythycal il 02/12/2007 Altre recensioni di questo utente:
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||