| Musica -> Melodic Black Metal -> Dimmu Borgir -> In Sorte Diaboli Disco preferito da 55 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1.The Serpenitine Offering Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca In Sorte Diaboli su ebay2.The Chosen Legacy 3.The Conspiracy Unfolds 4.The Ancestral Fever (bonus track) 5.The Sacrilegious Scorn 6.The Fallen Arise 7.The Sinister Awakening 8.The Fundamental Alienation 9.The Invaluable Darkness 10.The Foreshadowing Furnace Testi e Traduzioni Disponibili: The Serpentine Offering Non si può certo dire che i Dimmu Borgir non cambiano mai. Ve le ricordate le strutture magniloquenti e prolisse del precedente “Death Cult Armaggeddon”? Bene, dimenticatele. Ma aspettate, fermate i calici prima di brindare alla vittoria dell’oscurità . Sì, perché “In Sorte Diaboli” di primo acchito appare un disco superiore, un amalgama di riff potenti, abbaglianti nel luccicare della loro produzione, sorretto su architetture tonanti orchestrate dell’onnipresente Hellhammer, cosparso della grandeur sinfonica quasi barocca che fuoriesce dai tasti levigati del buon Mustis. Appare, dissi, perché i ripetuti ascolti interrompono l’idillio di un sogno che non è realtà , facendo crollare come un castello di cartapesta la patina della produzione targata Nuclear Blast, lasciando il vuoto più totale. Il dito però va puntato contro lo stesso nucleo del gruppo Norvegese, cioè Shagrath e Silenoz: il primo, che a dirla tutta non è mai stato lo screamer migliore della piazza, esagera nelle sovraincisioni, facendo desiderare all’ascoltatore una linea vocale degna di questo nome piuttosto che il prossimo biascicato proclama satanista. Il secondo, intrippato in cambi di tempo senza arte né parte (anche se bisogna ammettere che tanta varietà stilistica gli fa onore) ed in riffoni pesanti tanto cattivi nella forma quanto innocui per chiunque sia già stato a contatto con i precedenti lavori della band, lasciando solo un alone di noia. In questo modo prendono vita brani senza appeal e di completa inutilità che compongono la totalità della tracklist, se si esclude la seppur ragionevolmente apprezzabile opener a nome “The Serpentine Offering”. Salta così alle nostre povere orecchie lo pseudo-quasi-simil-death di “The Chosen Legacy”, brano che tra le tante pecche riesce a farci apprezzare l’umanità di Hellhammer (onnipresente sì, ma la sua ispirazione qui dentro è tutt’altro che divina) intento nel suo compitino, o le tinte nere e il taglio dark metal di “The Conspiracy Unfolds”, traccia dove Mustis si prende qualche spazio di troppo, ma i suoi interventi più che invadenti sembrano essere operazioni di salvataggio. Peccato perché i passaggi più oscuri della traccia sarebbero potuti diventare un ottimo spunto, se non fossero stati ridotti e lasciati ad affogare in mezzo alle “dimostrazioni di potenza” delle chitarre. Senza contare il cosiddetto “capolavoro” del disco, quella “The Sacrilegious Scorn” che ha del ridicolo, basata su un melting pot di riff pesanti, a tratti rasentando l’hard più becero, interrotti senza motivo da passaggi melodici dove la voce del bassista Vortex (condannato a suonare uno strumento messo in secondo piano nella produzione) si innalza al cielo, risultando però avulsa dal contesto, cercando di elemosinare i rimasugli del ricordo di “Kings Of Carnival Creation” nella mente dell’ascoltatore più benevolo, ma fallendo anche in questo. Oltre a ciò pure Mustis ci si mette a peggiorare la situazione con uno stacco strappalacrime di pianoforte che si sarebbe potuto evitare. La seconda parte del disco, quella dal sapore più nero e malvagio, scorre nei padiglioni auricolari dell’ascoltatore, lasciando come unico segno i 20 secondi di blast beat, cortesia del buon Hellhammer, conditi da cori gregoriani assatanati che fa capolino improvvisamente nella piatta “The Fundamental Alienation”. Tutto il resto verrà rimosso alla fine dello strepitio delle fiamme della conclusiva “The Foreshadowing Furnace”. Scoccato quest’ultimo secondo dopo l’ennesimo ascolto mi sono ritrovato nel silenzio più totale, a cercare di riportare alla mente qualcosa, ma riuscendo a far emergere solo il ricordo di tanto frastuono fine a se stesso. Certo, i Dimmu Borgir dimostrano anche in questo caso grande personalità , se proprio vogliamo, ma ci insegnano che nella musica “distinguersi” non ha sempre un connotato positivo. Voto: 46/100. Recensito da Tristan il Necrofilosofo il 01/11/2008 Altre recensioni di questo utente:
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