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A due anni dall'ottimo Vehementia tornano gli Abhor, una delle più longeve Black Metal bands italiane, con questo "In Nostrum Maleficium" uscito in numero limitato di 500 copie per "Hearse Records". Nonostante il tappeto intessuto dalle tastiere non sia più presente, come ai tempi di Vocat spiritum morti, gli Abhor raggiungono dei picchi esoterici notevoli (e qui sta la bravura dei nostri), senza l'ausilio delle tastiere, che solitamente facilitano, e non di poco, l'approdo alla via dell'occulto. Le chitarre, gelide e indistinte a tratti, per il velo di nebbia che ammanta tutti gli strumenti (conferendo un tocco arcano), dilatano le nostre menti, amplificando la realtà, che rivela funerei anfratti, di cui non avremmo mai immaginato l'esistenza. E così gli Abhor aprono le porte a questo cammino estatico con "Shades And Conspiracy", che dopo una travolgente sfuriata che presenta certe reminescenze thrash, si assesta su un riffing ispiratissimo, lacerato dalle taglienti litanie di Ulfhedhnir. Misterioso e inquietante l'incipit di "Rottennes Of The Purity", guidato dalla batteria e dal basso, un brano che sintetizza i nuovi Abhor, più violenti e diretti del passato, ma non per questo immediati!Per comprendere fino in fondo questi brani e farli propri, occorrono numerosi ascolti e un'atmosfera misteriosa che ne faciliti l'accesso. "A New Sun" risente delle influenze della scuola svedese nel riffing portante sorretto da un blast beat ossessionante, alternato a una struttura ritmica black/thrash. "Verba Secretorum Hermetis" è una delle mie preferite dell'album, per la vena iniziatico esoterica che la pervade nel meraviglioso riff d'apertura, uno dei momenti più evocativi di tutto l'album, con uno stacco da brividi al minuto 5:30, dove tutto si quieta e a tessere trame occulte sono batteria e basso, con la voce di Ulfhednir resa ancor più agghiacciante. "By His Hands Through Me", più contenuta rispetto alla precedente, ma pregna di inquietudine, ove gli Abhor sfoderano ancora quel tocco raw black presentato dal precedente Vehementia. Tiratissima"Plague Of Necromancer", con un riffing carico d'ira, sorretto da intrecci e ricercati arpeggi che alimentano la tensione interiore, seguita da "Wandering Stone", simile per atmosfere a “By His Hands Through Me” e che ricorda a tratti i defunti Tsjuder, con un alienante alternarsi di mid tempos. Epitaffio di In Nostrum Maleficium è “Amphiteatrum Sapientiae Aeternae”, a mio avviso il brano più bello: dopo un concitato intro di batteria carico di suspence, ecco subentrare dissonanti e tetri arpeggi, seguiti da una cascata di solenni note in un continuo e allucinante crescendo che ci avvolge un vortice di nere emozioni, fino ad infrangersi al muro sonoro del synth che s'innalza allo sfumare del brano, maestoso e sinistro, a suggellare l’atteso ritorno di una band più in forma che mai.
Voto: 78/100. Recensito da BloodyMary il 27/01/2008 BloodyMary (N/D)
08-01-08 14:40 Voto: 8 | Non mi aspettavo un ritorno così buono.
Forse il migliore che hanno fatto sin ora, davvero una piacevole sorpresa | | Status:Traduttrice Località: Sesso:Metallara |
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