Iced Tears - CD Metal - Hin Vordende Sod E Sø
Home Page Musica Video Traduzioni Annunci Chat Concerti Forum Guestbook Directory Iscritti Cerca Amici Città




Musica -> Folk Metal -> Asmegin -> Hin Vordende Sod e Sø
Asmegin - Hin Vordende Sod e Sø (cd cover) Disco preferito da 10 utenti.
Aggiungi ai Preferiti

Band: Asmegin
Disco: Hin Vordende Sod e Sø
Anno: 2003
Tracklist:
1. Af Helvegum
2. Bruderov Paa Hægstadtun
3. Huldradans - Hin Grønnkledde
4. Til Rondefolkets Herskab
5. Over Ægirs vidstragte Sletter
6. Slit Livets Baand
7. Efterbyrden
8. Op Af Bisterlitiern
9. Vargr i Véum - Eilivs Bane
10. Blodhevn
11. Valgalder
Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Hin Vordende Sod E Sø su ebay

Prima di soffermarsi sull’ analisi musicale di Hin Vordende Sod & Sø occorre spendere qualche parola sull’ entità “Asmegin”.
Più che di gruppo (come comunemente viene inteso un gruppo musicale) forse sarebbe opportuno parlare di una congregazione musicale, di cui i cinque musicisti principali (Raymond Håkenrud, Tomas Torgersbråten, Bjørn Holter, Marius Olaussen e Tommy Brandt) rappresentano la “facciata”.
Questi cinque rappresentano le fondamenta dell’ entità Asmegin, gli strumenti convenzionali prima di tutto e in un secondo momento quelli più vicini ad una dimensione folkloristica.
Sfogliando il libretto del CD, subito compare la lista di tutti i musicisti che hanno contribuito con la loro prestazione alla stesura dei brani e alla registrazione. Uno spiegamento di forze considerevole e che sta presumibilmente a testimoniare una scena compatta e fortemente determinata nella trasposizione musicale del proprio patrimonio folkloristico.
Hin Vordende Sod & Sø è un album che dal punto di vista dell’ heavy metal propriamente detto paga dazio a diversi sottogeneri, recuperati e riassemblati in una veste nuova che dona nuova linfa agli stessi. Da questo punto di vista pare naturale avanzare il paragone con quanto fatto da Thundra nel loro Worshipped By Chaos, una fusione eterogenea ma coerente e originale di più stili (anche se l’ album di Thundra venne pubblicato tre anni dopo quello di Asmegin, per cui per correttezza si dovrebbe dire che quest’ ultimo ha influenzato il primo). Tutti i musicisti dimostrano una buona padronanza dei loro strumenti; Brandt si dimostra insuperabile nella velocità con cui suona il blastbeat, il più veloce che io abbia mai sentito, e con le sue piccole rullate, sui tamburi o sui piatti, che magari lì per lì non si notano nemmeno, riempe senza strafare ogni canzone.
Da questo punto di vista si può avanzare una critica nei confronti della band e specialmente dei chitarristi, che nella parte centrale della tracklist ricorrono spesso a basilari e minimali riff monocordi che tendono ad assomigliarsi parecchio; in generale, al ricorso a certe soluzioni ripetute (il doppio colpo di rullante in chiusura o in mezzo alla battuta da parte dello stesso Brandt, per esempio) oppure banali e che danno l’ impressione di trascuratezza in determinati frangenti.
Sicuramente la matrice fondamentale del disco pesca dal folk, e non solo per l’ utilizzo di strumenti popolari, ma anche per le stesse ritmiche di chitarra, che spesso si ritrovano a doppiare quanto eseguito dal violino o dalle voci corali (ad esempio, in Af Helvegum e in Til Rondefolkets Herskab).
I punti di forza sono molteplici: il violino, la voce femminile, ma soprattutto i cori, che segnano di puro folklore nordico, indelebilmente, l’ intero disco, dall’ inizio alla fine. Il gruppo se ne rende conto e saggiamente dedica loro ampio spazio, al punto tale che questi si sovrappongono alla voce solista per intere canzoni (come accade nella conclusiva Valgalder)

Complessivamente l’ album è suddivisibile in varie sezioni, identificabili in base all’ umore veicolato. La prima comprende le due tracce iniziali, forti di ritmi sostenuti ma non eccessivamente veloci. L’ atmosfera è allegra, solare, gioiosa e vivace. Il violino detta legge, i suoi assoli (meraviglioso il primo contenuto in Af Helvegum) lasciano il segno indelebilmente per brillantezza e buon gusto.
Huldrandans - Hin Grønnkledde è una prima battuta d’ arresto. Una ballata da brividi, estremamente intensa ma dolce, giocata quasi esclusivamente su una dinamica ma anch’ essa soave chitarra acustica e sulla voce femminile. Pochi accordi sgranati ma suonati bene, mentre una seconda linea mantiene una ritmica dal respiro molto ampio, quasi come se fosse un assolo. La voce femminile certifica la bellezza della canzone, ora struggente, ora, attraverso dei sibili, in sinuosa e misteriosa. In apertura, un flauto dal suono molto pulito e senza vibrazioni, anche qui poche note ma buttate giù molto bene. La coda finale della sezione ritmica (ripetuta due volte) sembra una costruzione destinata ad essere cancellata da un soffio, così fragile, eppure così immensamente bella.
Til Rondefolkets Herskab e Over Ægirs Vidstragte Setter sono una via di mezzo fra le due precedenti sezioni. Ora il mood si fa meno allegro, alla spensierata ma comunque seria gioia subentra una certa dose di riflessività e di turbamento. Til Rondefolkets Herskab è strepitosa negli arrangiamenti corali e nelle sovraincisioni, specialmente la parte centrale del brano, in cui una voce solista (quella di Lars Nedland, che in questo disco si è occupato per l’ appunto delle voci pulite) si interseca coi cori creando un effetto epico mirabile. Anche gli apporti di violino e della voce femminile risultano importanti, quanto il breve innesto di pianoforte ripreso prontamente dal violino stesso, quasi in conclusione del brano.
Over Ægirs Vidstragte Setter, che è il brano più legato all’ heavy, punta all’ inizio sull’ inserimento dei cori in una ritmica lenta e plumbea. Il cambio di tempo e di mood, che a dirla tutta risulta anche un po’ forzato, prepara la strada per una serie di “botta e risposta” fra il violino e la chitarra ritmica, mentre nel finale interviene un assolo di chitarra.
Slit Livets Baand è un breve intermezzo, molto vellutato nei suoni e carezzevole nella chitarra acustica.
Efterbyrden comincia un trittico composto da canzoni più o meno feroci e che riprendono maggiormente il black. Questa canzone vede l’ innesto per la prima volta della fisarmonica e la predominanza di riff black e death. Compaiono anche i cambi di tempo e di mood già presenti in precedenza. Sensazionale il secondo intervento di violino, accostato a chitarre ferocissime e al blastbeat. Il suo giro, sereno e dall’ atmosfera pacata, contrapposto alla “crudeltà” degli altri strumenti crea un interessante effetto, un suono diabolico, che veramente di per sé potrebbe giustificare la nomea che il violino acquisì in passato di “strumento del demonio”.
La ripartenza dell’ intero schema ritmico della canzone è preceduto da un coro ad effetto supendo.
In Op Af Bisterlitiern lo strumento principale è senza dubbio la fisarmonica, che nei passaggi più melanconici rievoca il fantasma di Valfar e di Windir. Nella sezione centrale invece si registra un vivace passaggio di pianoforte, mentre l’ accelerazione black fa annotare un altro intervento di violino simile a quello “diabolico” descritto in precedenza.
Vargr i Véum è la canzone meno folkloristica e più “heavy metal” del repertorio. Il folk si innesta a qualche intervento corale e alla voce femminile, mentre le chitarre si fanno carico di “coprire” l’ intero brano. Il secondo riff è di una potenza e di una presa devastante.
Blodhevn e la conclusiva Valgalder sono due buoni brani in sé ma riprendono buona parte degli elementi descritti in precedenza, con gli stessi ottimi risultati, ma può affiorare un po’ di stanchezza nell’ ascolto. Nulla di compromettente comunque.

Disco che per il suo valore intrinseco e per la sua originalità è sicuramente da valorizzare


Voto: 80/100. Recensito da Mythycal   il 24/06/2008

Lascia un commento
Puoi commentare una band una sola volta!
Per lasciare il tuo commento devi essere registrato!





Tutti i logo e marchi contenuti in questo sito appartengono ai rispettivi proprietari.
I commenti sono di proprietà di chi li ha inviati, tutto il resto © 2004-2008 by IcedTears
Tutti i diritti sono riservati, è severamente vietato copiare queste pagine senza l'autorizzazione del WebMaster.
www.icedtears.com
webmaster^@^icedtears.com
nuova alabarda crimini di guerra italiani