Iced Tears - CD Metal - Hildebrandslied
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Menhir - Hildebrandslied (cd cover) Disco preferito da 0 utenti.
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Band: Menhir
Disco: Hildebrandslied
Anno: 2007
Tracklist:
1.Das alte Lied des Windes 06:20
2.Des Kriegers Gesicht (Ulfhednar) 05:36
3.Intro 01:33
4.Das Hildebrandslied - Teil I 09:00
5.Das Hildebrandslied - Teil II 05:33
6.Dein Ahn 06:01
7.Weit in der Ferne 07:32
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Testi e Traduzioni Disponibili: Das Alte Lied Des Windes

Sei lunghi anni. Tanto è passato da Ziuwari, l'ultimo album dei Menhir, dopo una carriera decennale di continua evoluzione, alfieri di un Pagan Metal che col passare degli anni ha lasciato sempre più spazio alla componente sinfonica e Folk, la quale trova l'apice in questo Hildebrandslied. Le vocals di Heiko Gerull sono migliorate in maniera esponenziale, potenti ed epiche, sia nelle parti soliste, sia negli echi corali che costellano spesso i ritornelli delle varie canzoni, che ci proiettano ancor di più in questa atmosfera fantastico-medioevale, colonna sonora perfetta per un poema cavalleresco. Lo scream è nettamente relegato in secondo piano. Tema di quest'album è proprio l' "Hildebrandslied", poema epico scritto in alto tedesco, ulteriore dimostrazione dell'amore dei Menhir per la loro patria e le sue tradizioni (in particolare della Turingia, regione di provenienza della band), passione che li accomuna ai compianti Windir. L'opener “Das alte Lied des Windes” è il manifesto del nuovo corso della band: riffing di matrice heavy-epic supportato dalle clean vocals di Heiko e dalle tastiere di Manuela, che danno ampio respiro al sound, alternato a momenti più “veloci” cantati in scream che ricordano il periodo di Thuringia. Davvero ispirato il corale mid tempo finale, dove si innesta un riuscitissimo assolo di chitarra. “Kriegers Gesicht (Ulfhednar)” è ancora più riuscita della precedente: le parti di synth hanno ruolo da protagoniste insieme alle trovate melodiche di chitarra di Fix . Il cambio di tempo che precede e accompagna il chorus è veramente da brividi, maestoso e cupo allo stesso tempo, con Heiko che si cimenta in toni baritonali dimostrando ancora una volta il suo grande miglioramento. Ed eccoci alla trilogia di brani dedicati all' Hildebrandslied,cantati in tedesco antico: ad accomunarli, una nostalgia insaziabile, una sorta di “Sehnsucht” di un mondo che fu e che mai tornerà. Un mesto e solenne arpeggio apre l'Intro, una toccante litania che ci trasporta in questo spazio-tempo ormai perduto, seguito da quello che a mio parere vale da solo tutto l'album, “Hildebrandslied – Teil I. Un'epica cavalcata nella natura incontaminata, in cui Menhir danno il meglio di loro stessi senza risultare prolissi, un brano che potrebbe essere una colonna sonora, toccante nel momento atmosferico centrale che riprende le movenze dell'Intro, velato di eroico furore nel chorus, dove Heiko mostra la sua grande estensione vocale. Un brano che si potrebbe ascoltare all'infinito tanto è evocativo, sprizzando magnificenza da tutti i pori, in un continuo crescendo che porta quasi alla commozione.
Hildebrandslied Teil II è una autentica ballata medievale, quieta e drammatica nell'incipit, per poi esplodere nel chorus, con tanto di tamburi e mandolini, coinvolgendo l'ascoltatore in un turbinio di emozioni, trasportandolo in secoli remoti, dove era semplice trovare diletto in danze e canti all'interno di una taverna o in un bosco.
La successiiva “Dein Ahn” si discosta completamente da quella che era l'atmosfera generale dei precedenti brani. Si ritorna ai tempi di Thuringia : riffing che rasenta il Black Metal, una sensazione di oppressione, oscurità che pervade ogni singola nota, lo screaming che quasi prevale sulle clean vocals, fanno questo un episodio unico, come un piccolo ritorno al passato, anche se qualitativamente non raggiunge il livello dei precedenti brani. La conclusiva “Weit In Der Ferne” sembra voler trasmettere uno spiraglio di luce, dopo i toni cupi di cattivo auspicio della precedente traccia: è il synth che si fa portatore di queste atmosfere più calde e sognanti, come se fosse la conclusione di una tormentata e sanguinosa battaglia che trovava il suo apice in “Dein Ahn”.

“Hildebrandslied” conferma l'unicità che i Menhir rappresentano in una scena sempre più popolato come quella Pagan Folk. Mai monotoni, grazie anche al tappeto che il synth riesce a conferire al riffing Epic che a lungo andare risulterebbe già sentito, questo a mio parere è uno dei miglio album dell'anno nel loro genere, e sicuramente il migliore della loro carriera, sia per la bellezza e ricercatezza dei testi, sia per aver affinato il loro sound, che in Ziuwari certe volte lasciava a desiderare, come se alcune parti fossero state composte troppo frettolosamente.
Onore ai Menhir per averci regalato quaranta minuti di evasione totale in un mondo che possiamo trovare solo nei nostri sogni.


Voto: 90/100. Recensito da BloodyMary   il 08/12/2007

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