H, ottava lettera dell’alfabeto,H come Heretic,ottavo album dell’Angelo Morboso, ottava dimostrazione di superiorità . C’è poco da fare, anche i più feroci detrattori del combo floridiano dovranno rassegnarsi: Trey Azagthoth e soci non hanno intenzione di lasciare il trono su cui siedono indisturbati da 14 anni,anzi,con questo ottimo album rafforzano la loro posizione e annichiliscono gran parte della concorrenza. Heretic non può essere definito un capolavoro ma è senza ombra di dubbio un ottimo album, l’ennesima prova di coerenza di un gruppo che non ha mai sbagliato un colpo,l’ennesimo platter di alta qualità . Se un difetto proprio bisogna cercare in quest’album,esso va ricondotto alla posizione di alcune tracce strumentali all’interno della track-list:ben quattro strumentali su sei sono concentrate a fine album,rendendo l’opera ,nel suo complesso, non certo lineare. Se questo difetto fosse stato azzerato francamente mi sarei imbarazzato nel provarne a cercare altri, dato che altri difetti non li trovo. Si tratta comunque di quei particolari che non cambiano la sostanza delle cose:Heretic a mio modestissimo avviso rappresenta il miglior album dei Morbid Angel dell’era Tucker. Lo stesso Steve raggiunge qui il suo massimo, la sua miglior prova dietro il microfono. Quasi superfluo risulta,invece,parlare di Trey e Pete Sandoval, come sempre encomiabili rispettivamente alle chitarre e alla batteria. Con una line-up ridotta nuovamente a tre(dopo il secondo addio di Erik Rutan,sempre più concentrato sui suoi Hate Eternal) è proprio Trey a sobbarcarsi metà del lavoro totale curandosi oltre che delle chitarre ,anche dei sintetizzatori,particolarmente presenti nelle strumentali;insomma,un’altra prova di grande sacrificio. Dopo queste disquisizioni introduttive passiamo alla musica. Heretic si compone di 14 tracce,delle quali,come detto prima, ben sei strumentali per una durata complessiva di 53 minuti,risultando l’album più lungo di tutta la discografia dei Morbid Angel. Il songwriting,come d’abitudine risulta eccellente,d'altronde dietro quasi ogni traccia c’è la firma del geniale Trey Azagthoth. Le sonorità di questo Heretic molto rimandano a quelle del buonissimo predecessore “Gateways To Annihilation” pur con qualche sfuriata che rimanda ai tempi del violento “Formulas Fatal To The Flesh”. Le lyrics, tutte opera di Tucker,rimandano a tematiche esoteriche tanto care al combo floridiano. Ma passiamo alle tracce:si aprono le macabre danze con “Cleansed in Pestilence(Blood Of Elohim)” dove la sezione ritmica si fa subito serrata con Pete Sandoval che crea un impressionante muro di percussioni e pattern di doppia cassa,cupo il muro di chitarre di Trey Azagthoth a cui fa seguito il profondo growl di Steve Tucker. La traccia al minuto e 40 rallenta il suo incedere dando inizio ad una frazione di 20 secondi dove Tucker,con vocals profonde, e Trey con chitarre monolitiche,creano un atmosfera claustrofobica;questa viene poi seguita da un cambio di tempo dove la macchina da guerra di Pete Sandoval travolge tutto,coadiuvato da una serie di riff battaglieri che cullano il growl,qui più acerbo,di un Tucker molto versatile… “Sickness Unyielding Pestilence, Sickness Infects Of Meek, Sickness Bound To Deities, Sickness Formed By Lies”…Al terzo minuto e mezzo un mid-tempo riporta la traccia sulla ritmica iniziale che ci accompagna sino alla fine di questo bel pezzo. A seguire troviamo “Enshrined By Grace”,il cui video è stato, per molto tempo,disponibile sul sito della Earache. Il brano parte leggermente compassato ,ma si fa quasi subito gravido di mid-tempos con improvvise accelerazioni nel drumming. Un brano molto tecnico,strutturato in maniera complessa dove ancora una volta il trio si dimostra grandioso,soprattutto nel creare melodie malsane,abilità che in pochissimi hanno. Una dimostrazione palese avviene al terzo minuto ,dove compaiono una serie di assoli “alieni” atti a creare un atmosfera opprimente che rimanda molto al capolavoro “Domination”. “Enshrined By Grace” risulta essere così,una traccia ricca di raddoppi ritmici e riff low-tuned. Tucker si dimostra un grande vocalist,alternando ad un profondissimo growl delle vocals più tipiche degli ambienti black metal. La successiva “Beneath The Hollow” si presenta subito con una struttura ben definita,meno complessa della traccia precedente con una serie di blast-beat ben intessuti nella ritmica del pezzo;Sandoval dietro le pelli si limita ad accompagnare il monumentale lavoro alle chitarre di Trey mentre Steve e il suo growl cavernoso annichiliscono l’ascoltatore. Una traccia molto diretta e decisamente ottima,destinata a diventare uno dei pezzi forti dell’album. In questo brano,così come nel successivo “Curse The Flesh”,non mancano certo le poliritmie. Passiamo proprio a “Curse The Flesh”,altro grandioso pezzo,dove pur trionfando il muro di chitarre ritmiche e soliste, Pete “Otto Braccia” Sandoval rimane onnipresente con una prestazione dietro le pelli che definire ottima risulta quasi banale. Per quanto concerne le vocals, Tucker ancora in grande spolvero con tanto di “sdoppiamento”all’inizio del brano. Una serie di blast-beat maniacali introducono a cortissimi assoli quasi chirurgicamente inseriti nel brano. Spaventosamente pesante la sezione ritmica negli ultimi 20 secondi del brano,preceduta dal minaccioso growl di Steve… “Pleading, Churning, Drowning, Pleading, Dying, Burning”… La quinta traccia si intitola “Praise The Strength”e si apre con un Sandoval subito in grande risalto grazie a precisi rullanti ,per poi dar spazio all’immancabile doppia cassa. Una traccia leggermente inferiore per qualità rispetto alle due precedenti ,ma che vive un momento esaltante al secondo minuto e 15,quando un mid-tempo efficace ci introduce ad una serie di blast-beat profondissimi che marciano a nozze con le vocals marce di un Tucker decisamente versatile. Immancabili gli assoli malati di Trey ,che rendono ancor più ammaliante questo pezzo. Chiusura ancora di Steve… “Praise The Source Of Strength, Seize This Time And Heed, Embrace The Strength And Heed, The Fallen Behind Me”…Si arriva a “The Stricken Arise”,e qui personalmente ritengo che la band raggiunga il massimo:innanzitutto la prova dietro le pelli di Sandoval è a dir poco mostruosa,una lezione di come si suoni la batteria,la definirei la prestazione “totale”,tra rullanti velocissimi,percussioni fulminanti e una doppia cassa che più chirurgica non si può,insomma bisogna solo inchinarsi e onorare un maestro(cosa che personalmente ho già fatto nei sette album precedenti). Steve Tucker cambia totalmente il suo modo di imporsi alle vocals:se prima avevamo un growl al limite del brutal,ora prendono sopravvento delle vocals al limite tra screaming thrash ,tipico di band come Kreator, e screaming più black metal-oriented. Si tratta di un cantato marcio e grezzo che è un pugno in faccia a chi(e purtroppo non sono pochi)ha sempre condannato Tucker di scarsa versatilità ,quasi subisse una sorta di sudditanza nei confronti del celebre predecessore David Vincent. Tra i due vocalist,che godono del mio profondo rispetto e della mia totale ammirazione(in ambito musicale, si intenda!)probabilmente preferirei Vincent,ma Tucker uscirebbe dal confronto a testa alta. Ma tralasciamo questa inutile disquisizione e torniamo alla musica,che è ciò che più conta. Non avevo ancora parlato dell’apporto di Trey in questa traccia(“The Striken Arise”),incentrato nel creare un profondo e pesante tappeto sonoro di sole chitarre,mettendosi quasi in secondo piano e accompagnando divinamente i suoi due compagni. Una traccia grandiosa. A metà album arriva la prima strumentale, “Place Of Many Death” ,frutto della geniale mente di Trey Azagthoth,dove tra atmosfere sulfuree ed inquietanti voci di bambini regna una pesantissima chitarra dall’arpeggio morboso,che raggiunge il suo apice al secondo minuto e mezzo,con un assolo dalla melodia opprimente che ci riporta indietro,non solo ai tempi di “Gateways” ma anche quelli di “Domination”. Gran bella strumentale,alla quale fa seguito un altro piccolo brano instrumental intitolato “Abyssous”,cupo ed inquietante ma non proprio indimenticabile; potrebbe essere ricondotto a ciò che fu “Nar Mattaru”,breve intermezzo che ha lo scopo di introdurci alla successiva song ,in questo caso “God Of Our Own Divinity”,la song più lunga dell’intero platter con i suoi 6’33,parzialmente da condividere con “Whitin Thy Enemy” e successivamente vi spiegherò il perché. La traccia si apre con maestoso muro di chitarre seguito da un incedere di doppia cassa,divenuto sempre più elemento portante dei brani dei Morbid Angel. Il solito growl profondo di Tucker crea un alone opprimente che raggiunge l’apice dopo circa un minuto… “Absu Your Strength Whitin Us, Absu Your Ways Embraced, Absu Rise In Assemblance, Absu Your Will Alive”… Dove la parola Absu viene ripetuta con un growl quasi catacombale,mentre il resto della frase viene cantato in screaming. Anche questa traccia presenta trame chitarristiche alienanti;la prova la si trova al terzo minuto,con una serie di riff evocativi. Spunta infine un assolo, che a sorpresa ,non appartiene a Trey,ma è opera di Karl Sanders,un amico nonché membro dei grandiosi Nile. Al sesto minuto e dieci parte una nuova sezione ritmica,preludio o meglio incipit della successiva “Whitin Thy Enemy” ;questa song si presenta con partiture pesantissime che ricordano quelle di “Beneath The Hollow”. Pezzo eccellente dall’impatto terrificante. Rischio di essere ripetitivo nel parlare dell’apporto che ogni singolo elemento del gruppo da in questa traccia:Pete e Trey come sempre inarrivabili, Steve molto vario nel passare dal growl cavernoso allo sdoppiamento di voce che ha fatto la fortuna di gente come Glenn Benton. Particolarmente degno di nota il suo approccio al minuto e 20 dove minaccioso canta… “Decimate Your Allegiance, Decimate Your Inner Strength, Kneel Before Me And Learn Your Fate, Know Your Master, Chant My Name”… La conclusione dell’album è affidata a ben quattro strumentali:la prima è “Memories Of The Past”,dove un arpeggio di chitarra del solito Trey ci accompagna per più di tre minuti in un atmosfera desolata e triste,un pezzo che sarebbe stato azzeccato come intro di un album doom. Segue l’evocativa “Victorious March Of Rain The Conqueror”,dove a farla da padrona è la tastiera suonata da Pete Sandoval,che meglio si comporta dietro le pelli:la definirei la copia stonata di “Dreaming”. Superfluo parlare di “Drum Check”dopo aver ascoltato Sandoval, che, per più di 45 minuti ha fatto l’impossibile. Due minuti e mezzo di batteria “solista” dove dimostra gran parte del suo bagaglio tecnico,una goduria per i timpani ,ma che oggettivamente si poteva anche evitare. Stesso discorso vale per l’ultima “Born Again”,due minuti e mezzo di assoli alla Azagthoth,alieni e malati come da copione. In conclusione reputo Heretic un grandissimo album,senza pecche importanti se non quelle già evidenziate ad inizio recensione;personalmente sono rimasto colpito dalla scarsa considerazione di cui ha “goduto” quest’album,sia da parte della critica ma anche da parte di alcuni fan,tant’ è che in parecchi siti web si parla addirittura di detronizzazione dei Morbid Angel(…), voci che reputo decisamente eccessive,anzi,contrattacco ribadendo che i Morbid Angel sono più vivi che mai!
Voto:
94/100.
Recensito da Cadavere il 01/08/2006Altre recensioni di questo utente: