Iced Tears - CD Metal - Heralding - The Fireblade
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Falkenbach - Heralding - The Fireblade (cd cover) Disco preferito da 9 utenti.
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Band: Falkenbach
Disco: Heralding - The Fireblade
Anno: 2005
Tracklist:
1. Heathen Foray
2. Of Forests Unknown
3. Havamal
4. Roman Land
5. Heralder
6. Laeknishendr
7. Walkiesjar
8. Skirnir
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Testi e Traduzioni Disponibili: Heathen Foray, ...Of Forests Unknown..., Heralder

A due anni dal meraviglioso Ok Nefna Tysvar Ty, i Falkenbach (one man band guidata dall'islandese Vratyas Vakyas, che per questa release si affida a tre "guest musicians") tornano con un ottimo album che spazia dai riffs Black Metal oriented che caratterizzavano gli esordi, a momenti Folk ed epico-sinfonici.
Onde che si infrangono su scogliere selvagge: così nasce "Heathen Foray", prima traccia di Heralding The Fireblade, che dopo un maestoso e drammatico intro sinfonico, ritrova le meravigliose ed uniche linee vocali di Vratyas , accompagnate dal flauto e da un drumming sostenuto, che sembra riprodurre le movenze di un Drakkar in esplorazione.
Dopo un breve intermezzo sinfonico che riprende le tonalità iniziali, il riffing si fa più concitato, grazie anche i cori di sottofondo che acuiscono questa sensazione di attesa, (forse) di un'imminente battaglia: un incedere marziale supportato questa volta da agghiaccianti urla, per poi scemare in un intenso assolo di chitarra.
Di tutt'altre atmosfere è dotata "Of Forests Unknown": una travolgente cavalcata, gelidi riffs di derivazione Black Metal e screaming vocals, trasmettono proprio la sensazione di vagare ormai smarriti in una tetra e immensa foresta battuta da bufere di neve.
Con "Havamal" si passa a tutt'altro genere: una malinconica ballata corale supportata dalle cleaning vocals, a tratti quasi lamentose, nella quale emerge la componente più "Folk" del sound, tra le novità del sound, già sperimentata nel precedente
L'attacco di "Roman Land" è un inno all'epicità, giocato su un riffing Viking che riesce sapientemente a deviare verso inclinazioni Black Metal, rendendosi più cupo e sinistro: spettacolare anche i cambi di tempo del drumming, che intenisificano questi sottili passaggi da un genere all'altro.
"Heralder" è forse il brano dove il marchio di fabbrica Falkenbach meglio si esprime: le tastiere tessono un sottofondo maestoso, senza tempo, mentre le chitarre conservano la tipica movenza, sostenuta ma non travolgente, che caratterizza il sound di Vratyas.
Notevole l'assolo di violino verso la parte finale del pezzo, che conferisce un 'aura "pagana" ed arcana, prima che Vratyas continui a narrarci leggende col suo tagliente scream.
In "Laeknishendr" viene ripreso il mood Black oriented, (che rammenta in alcuni punti gli Enslaved), pervaso da un'aura epica e malinconica per tutta la sua durata. Da segnalare lo stacco atmosferico di matrice Folk nella parte centrale del brano, stupefacente per la carica emotiva che riescce a sprigionare.
Contraddistinta da un drumming marziale, con incursioni "tribali", "Walkiesjar" è il brano Viking Metal per eccellenza, contraddistinta da quella struttura ritmica e cadenzata, ormai trademark della creatura Falkenbach. Sentimenti contrastanti attraversano questa "cavalcata", dal furore epico dei cori, agli inquieti e sinistri stacchi di batteria che costellano qua e là il brano nella sua lunghezza.Sullo stesso piano si muove la conclusiva "Skirnir", inizilamente un inno "bardico" guidato dalle cleaning vocals, che poi si tramutano in gelido scream, e in drammatici momenti corali. Si fa sentire la mancanza delle sfuriate Black Metal che contraddistinguevano i primi due lavori di Vratyas, ma nonostante questo, è la parte sinfonica a brillare nell'ultima parte della traccia, curata, capace di evocare sensazioni e immagini come poche altre, ma mai pomposa e prolissa.
Nel complesso "Heralding The Fireblade" è un album al di sopra della media: dai testi-poesia che riescono a catapultarci in un'era antica, sanguinosa eppure ancor oggi affascinante, al tipico sound dei Falkenbach, capace di catturare l'attenzione e "l'anima" al primo ascolto, questa quarta release è un caleidoscopico affresco del Viking Metal odierno. considerando che, almeno per la sottoscritta, Falkenbach è una di quelle poche realtà che può raccogliere la pesante eredità lasciata dai Bathory in modo originale.



Voto: 81/100. Recensito da BloodyMary   il 17/08/2007

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