| Musica -> Black Metal -> 1349 -> Hellfire Disco preferito da 41 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1. I am Abomination Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Hellfire su ebay2. Nathicana 3. Sculptor of Flesh 4. Celestial Deconstruction 5. To Rottendom 6. From the Deeps 7. Slaves to Slaughter 8. Hellfire Testi e Traduzioni Disponibili: Hellfire, Sculptor Of Flesh , Nathicana, I Am Abomination, Celestial Deconstruction, To Rottendom, From The Deeps Prima di mettere mano a questa recensione ed ascoltare attentamente il disco ho voluto dare un’occhiata agli altri giudizi sulla rete, e ho notato quanti pareri discordanti è riuscito a creare questo lavoro: sono tanti che lo esaltano a monumento del black metal, e sono altrettanti quelli che lo denigrano con tanta facilità . Questo mi ha fatto capire quanto riescono ad essere oggettivi i navigatori di internet, rendendoli poco idonei a valutare un album simile. Difatti quello che ho in mano è un disco che fa del compromesso un’arte; i punti di riferimento principali sono sicuramente i gruppi della scena norvegese (Mayhem e Satyricon principalemente) che però vengono riletti con una produzione moderna e con qualche velleità “new school”, un po’ rovinate da trovate “grim” che dovrebbero accontentare un po’ tutti. Il disco si apre con “I Am Abomination” (un titolo così è un invito a nozze per i denigratori), un brano esaltante, che si fa notare per chitarre in tremolo-picking ispirate e dedite a creare colate laviche infernali, dietro le pelli siede Frost (impegnato nella sua battaglia contro Hellhammer a chi suona in più dischi) che ci regala la sua dose giornaliera di blast-beat, la voce di Ravn colpisce inizialmente per i pesanti filtri che gli vengono applicati più che per il suo scream in sé per poi cadere nel dimenticatoio. Non menziono neanche Seidemann, il “bassista” perché, come il suo collega Necrobutcher, può solo avere il compito di fornire le bibite ed i panini durante i break delle prove, essendo il suo basso inesistente. La canzone risulta potente, spettacolare e malvagia, trasportandoti all’urlo di “I AM… ABOMINATION!!!” quella che con tutta probabilità sarà l’unica frase che ricorderete del disco. Il pezzo dopo, “Nathicana” è qualcosa di unico, che sorprende per la generosa quantità di break atmosferici pregni di rasoiate al limite del depressive, alternate alle tipiche sfuriate in blast beat che infestano tutto il disco. Il brano migliore senza dubbio. La traccia seguente porta il nome di “Sculptor Of Flesh”, pezzo che lascia un po’ interdetti, in quanto è fautore di un death metal old school debitore agli Obituary, praticamente esente di blast beats, che per quanto sia buono, sembrano solo 3 minuti di rottura con l’atmosfera del disco. In fin dei conti non c’è da lamentarsi, un po’ di varietà fa bene. Il disco poteva anche finire così, ed a me sarebbe andato benissimo, invece i 1349 hanno deciso di continuare sulla loro strada, regalandoci svariati inciampi. Un peccato davvero. Si apre così la maestosa “Celestial Deconstruction”, sette minuti che fanno un po’ da riassunto di ciò che è stato detto fino ad ora dalla band in questo disco: ci sono parti atmosferiche, riff ultra tirati, aperture death/thrash… eppure dopo un po’ stanca, anche perché la batteria manca di varietà , cosa che un po’ stona con i vari cambi di tempo di cui si fa fautore il brano. Una voce da schiavista infernale apre “To Rottendom” dando inizio alle batoste vere e proprie. La traccia ha il difetto di fare tanto confusionario casino a ritmo dei classici riffoni death e black, per poi concludersi senza aver arrecato il minimo danno. La successiva “From The Deeps” è ancora peggio, in quanto quel suo grottesco ed orrendo pastone di black-thrash, oltre che ad essere inutile è anche dannoso per il voto finale del disco. Sicuramente la successiva e più norvegese “Slaves To Slaughter” rialza un attimo le quotazioni della band con riff tutto sommato piacevoli, ma anche qui nulla che meriti realmente attenzione. Delle lugubri tastiere aprono la titletrack dipingendo atmosfere ambient che lasciano perplessi a causa del fatto che vengono protratte a lungo senza apparente motivo, fino ad esplodere nel brano vero e proprio, che finalmente riesce a farsi notare per la sua bellezza, degno dei 2 iniziali per le atmosfere malvagie create e per il suo essere trascinante, anche se con qualche indugio. Quello di cui il disco aveva bisogno. Peccato gli oltre 10 minuti siano troppi e si fa fatica a capirne il vero significato, finché tra le fiamme finisce l’ultimo secondo. In quel momento tutto diventa chiaro, difatti il brano finisce esattamente al minuto 13:49. 1349. Appena me ne sono accorto ho dovuto frenare i miei istinti omicidi, dovuti al fatto che il gruppo ha rischiato di rovinare uno dei brani migliori del disco con lungaggini inutili solo per arrivare alla suddetta durata, causandomi un attacco di nervosismo. Veramente patetico. Con i mezzi a disposizione si poteva certamente fare d i più. Voto: 66/100. Recensito da Tristan il Necrofilosofo il 03/09/2008 Altre recensioni di questo utente:
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