Heaven Shall Burn... When We Are Gathered

Band
Anno
1996
Tracklist
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Voto:
80/100
Pensando ai Marduk la prima immagine che accorre nella mente è un carroarmato, il loro lavoro più famoso è infatti “Panzer Division Marduk”, il tributo alla guerra.
Se però si scorrono all’indietro gli anni che hanno fatto la storia del black metal, per molti vi è l’ignoto.

Nel 1996 i Marduk assumono Legion alla voce, un cantante demoniaco, una delle migliori voci black di sempre, lo stesso Morgan ( per chi non lo sapesse chitarrista e fondatore della band ) definisce il suo nome adattissimo alla voce che sembra proprio un orda di demoni pronti alla battaglia; in questo stesso anno esce “Heaven Shall Burn... When We Are Gathered” un album che sarà destinato a restare negl’annali di questo intramontabile genere.

L’opera si apre con “Summon the Darkness”, un breve ambient subito tormentato da un sfuriata di tom che darà inizio alla fantastica “Beyond the Grace of God”. Si può subito notare come il blast-beat inumano e perfetto stia da cornice per dei riff di chitarra che hanno del melodico e che possono essere quindi apprezzati da chi vuole avvicinarsi a questo genere.
Nella canzone, il ritmo sostenuto, lascia spazio anche a dei mid-tempo, ed è sul riff più bello che si può notare che questo sarà un grande album.
Come un tornado parte “Infernal Eternal” i cui 5 minuti scorrono come niente fosse per lasciare spazio a “Glorification of the black God”, una traccia nel quale il pedale è onnipresente (secondo la band è stato il pezzo più difficile da comporre in quanto alla sua base sta “una notte sul monte calvo” di Mussorgsky) e nel quale i tipici riff marduk lasciano spazio al black metal tipico della seconda ondata, con numerosi stacchi prima di partire col pezzo vero e proprio, tutto da ascoltare.
“Darkness to Shall Be” parte con furore ed è la traccia più cantabile mentre “The Black Tormentor of Satan” contiene i riff più gelidi dell’album che con i mid tempo daranno spazio a un mini assolo davvero apprezzabile. A questo punto partirà la migliore traccia dell’intero lavoro: “Dracul Va Domni Din Nou In Transilvania”; Si apre con un riff quasi Darkthroniano fino a fermarsi, dei sussurri ci narreranno dei demoni notturni, e qui, ripartirà con mid-tempo e la malefica voce di Legion che finirà di narrarci dei demoni. La canzone sta per raggiungere il suo “tono” più alto lo si sente, ma è facile avere tutto subito, e così i Marduk sanno stupire, lasciando spazio a un altro riff sempre sostenuto da mid-tempo. E’ interessante notare come Vlad Dracul non venga dipinto come un vampiro ma come un eroico e sanguinario guerriero. Il pedale rafforzerà i mid-tempo tipici del pezzo che andrà a raggiungere il suo apice e a concludersi in fade.
L’ultima grande traccia è una degna conclusione per questo ottimo album: “Legion”. Il pezzo è dedicato a Lucifero in persona che sprona i “Children of Darkness”a sollevarsi e difendere il suo regno infernale per entrare in una nuova era. Musicalmente è molto complesso e quindi risalta rispetto alla “media Marduk” che prenderà piedi in futuro con canzoni mono riff. La traccia contiene anche un ritornello, cosa molto insolita per i Marduk, ed è con questo ritornello “DEATH TO PEACE” che si concluderà un lavoro destinato all’immortalità.
Undeth