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"Havets Vargar" potrebbe essere definita come la terza e ultima release del primo periodo dei Månegarm, che oltre agli ovvi elementi di continuitā con gli ultimi lavori, presenta delle differenze non trascurabili e che per certi versi me li rendevano ancor pių suggestivi rispetto a quelli odierni. La line up č la stessa di quella attuale, ad esclusione del violinista Janne, che qui partecipava ancora come session member . I vecchi Manegarm avevano un background Black Metal molto grezzo e veloce, spezzato da evocativi mid tempos, dove vanno sovrapponendosi oniriche melodie di violino ed eteree voci femminili, qui ad opera della bravissima singer Ymer. Mancano quasi del tutto le clean vocals alle quali Grawsiö ci ha abituati: a forare le orecchie ci pensa uno screaming secco e animalesco, che si alterna (raramente) ad un growl alquanto profondo. Ottima la produzione per il budget che una band semisconosciuta poteva permettersi, con un artwork ben curato, sempre a rappresentare scene dedite ad episodi della mitologia nordica. La tracks sono tutte abbastanza brevi, ad eccezione della conclusiva Vinternattskväde che sfora i sei minuti: nonostante ciō sono di forte impatto emotivo. A iniziare dall'omonima opener, che nel riffing Black sprigiona una tensione palpabile, che trova quiete solo nei pochi spiragli "folk" che le taglienti chitarre riescono a lasciare. Giā nella successiva Trädatanke (Fader Tids Död), l'anima Folk trova pių spazio, grazie al bucolico flauto e al violino che si inserisce anche nei momenti pių concitati, senza dimenticare la voce di Ymer. Gryningstimma presenta dei mid tempos acustici e ferali davvero notevoli per gli intrecci melodici che si vanno a creare, grazie anche ai repentini cambi di tempo che Grawsiö imprime nel corso della canzone. En Del Av Allt Som Blivit Glömt...ricorda sicuramente gli ultimi Månegarm, traccia scorrevole che culmina nell' epico motivo finale, dove gli strumenti folkloristici fanno timidamente capolino. Di tutt'altro registro l'intermezzo acustico Fädernes Jord, dotato di arpeggi delicati e allo stesso tempo foschi, conferendo un senso di insicurezza ed attesa...sembra quasi siano suonati in una radura. L'ululato del lupo rompe questo fallace idillio e con Vargtörne si torna a far sul serio: un incipit bestiale, da lasciare letteralmente senza respiro, quando tutto si interrompe in uno straniante passaggio semiacustico che lascia spazio ad un incedere battagliero impreziosito da un accattivante assolo di violino. I restanti brani si muovono per lo pių sulle stesse cordinate, ad eccezione di Den Sista Striden dove la componente Folk č pių presente grazie alle trame intessute dal violino ed alla conclusiva Vinternattskväde, una delle canzoni pių complesse del lotto, dove gli elementi del sound dei Månegarm sviluppati sino allora trova la massima espressione a mio avviso, con un inserto acustico "notturno" e drammatico, sicuramente tra i migliori di quelli mai composti dalla mente di questi svedesi, con la voce di Ymer come una luce nell'oscuritā, con un riffing che dal Black metal, passa a lidi pių marziali ed epici.
Un album che nel complesso č scorrevole, anche se a mio parere č forse troppo lungo, sfociando in certi casi nella monotonia, anche se ogni brano contiene una "scintilla compositiva" che sarebbe un peccato perdere. La marcia in pių viene sicuramente dal violino che crea melodie affascinanti, aprendo un ventaglio di emozioni in base alla canzone nella quale vengono collocate. Nonstante ciō, per essere il terzo album della band, presenta degli ottimi spunti compositivi che verranno ripresi e sviluppati in modo pių "curato" e personale nelle releases a seguire.
Voto: 75/100. Recensito da BloodyMary il 22/02/2008 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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