| Musica -> Black Metal -> Nokturnal Mortum -> Goat Horns Disco preferito da 17 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
1. Black Moon Overture Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Goat Horns su ebay2. Kuyaviya 3. Goat Horns 4. Unholy Orathania 5. Veles' Scrolls 6. Kolyada 7. Eternal Circle I Nokturnal Mortum possono essere considerati la linea dell’orizzonte che si staglia a metà della sinfonia terrestre con gli occhi rivolti al cielo degli Emperor, ed il tetro sogno pagano del firmamento dei Graveland. Poter ascoltare un disco come “Goat Horns” è per il sottoscritto un piacere che ci si concede di rado, e prendo la scusa della recensione per ripiombarmi nel mondo oscuro ed allo stesso tempo variopinto che la band proveniente dall’Ucraina ci offre. Qui dentro non c’è da esaltare la prestazione dei singoli, anche perché è completamente inutile soffermarmi su chitarre troppo basate sui medi e ficcate in secondo piano (tutt’altra cosa in confronto a quello che ci hanno abituato nei dischi successivi), su una batteria che fa il suo onesto lavoro ritmico, sulle tastiere (tra l’altro divise tra due persone) e gli effetti folkeggianti in un certo senso invasivi ed esuberanti, o sullo screaming che scalpita per cercare di rimanere a galla. Sembrerebbe che stia parlando di un disco mediocre su questo piano, invece è l’insieme che supera il risultato della somma delle parti, sono i brani che costruiti con un gusto estetico non comune esplodono grandiosi ed emotivi nelle orecchie dell’ascoltatore. Parlando dei singoli brani si potrebbero cominciare già le lodi dalla intro (sì, incredibile vero?) “Black Moon Overture” dove i flauti si intrecciano con le tastiere per creare immagini bucoliche nella testa dell’ascoltatore, per concludere con uno stupendo crescendo. Prima però di buttarci nella notte più profonda ci viene concesso l’ascolto di “Kuyaviya”, un tramonto plasmato su una batteria ritmata e di atmosfere sensazionali, che finiscono nel primo crepuscolo delle chitarre acustiche che aprono “Goat Horns”, brano arcano e mistico che sembra comporre l’inizio della sera, dove non si contano i passaggi stupendi, tra cui ci tengo a citare un intervento di flauto che fa capolino all’improvviso regalandoci una melodia dal sapore dell’est europeo che vi rimarrà impressa per giorni. Una cornamusa apre “Unholy Orathania” traccia notturna che pur mostrando parti al limite del baccanale folk riesce incredibilmente a mantenere alta la tensione nera grazie ad accelerazioni perfettamente calibrate, quasi fosse un maleficio, lo stesso maleficio che viene ampliato nella bellissima “Veles’ Scroll”, il brano più lungo del disco ma anche uno dei più trascinanti, stupiscono gli arrangiamenti di tastiera che danno davvero una marcia in più, rendendolo digeribile per l’intera lunghezza. “Kolyada” rimembra le prime rossastre avvisaglie dell’alba nuvolosa, dove si intravede il paesaggio fin’ora avvolto nel mistero, più ariosa ed a suo modo “semplice” dei brani precedenti da cui però non si discosta, se non per qualche mantra in voce pulito che spunta qua e là nella traccia, che pian piano si schiude nel vento di “Eternal Circle”, più che una outro albeggiante sembra un ammonimento: tutto è destinato a continuare ed a ritornare sui suoi passi, come il sottoscritto sicuramente troverà un'altra scusa per riascoltare il disco dall’inizio alla fine. “Goat Horns” è un disco che bisogna affrontare con calma, e senza troppe pretese per i particolari tecnici, in quanto l’ispirazione e la sua poesia risultano sublimi nell’insieme. Per chi riuscirà ad entrarci nell’ottica è puro godimento. Voto: 80/100. Recensito da Tristan il Necrofilosofo il 10/04/2009 Altre recensioni di questo utente:
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