Iced Tears - CD Metal - Gateways To Annihilation
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Morbid Angel - Gateways To Annihilation (cd cover) Disco preferito da 10 utenti.
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Band: Morbid Angel
Disco: Gateways To Annihilation
Anno: 2000
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Se “Formulas Fatal To The Flesh” era stato un calo fisiologico all’interno della memorabile e immacolata discografia dei Morbid Angel,allora rimarrà un episodio isolato. Già, perché a tre anni di distanza da quell’album tanto discusso che sembrava far presagire il declino dell’angelo morboso , Trey Azagthoth e soci vomitano fuori una nuova creatura malata, “Gateways To Annihilation”,un album che riporta i Morbid Angel sulle coordinate spaventose di inizio-metà carriera. Certo i capolavori sono ormai consegnati al passato(ma mai dire mai!)ma “Gateways” è la miglior dimostrazione di vitalità dopo un album tutto sommato non troppo esaltante come “FFtF”.
Una vitalità ritrovata anche grazie al ritorno in line up del ex ragazzo prodigio Erik Rutan, geniale chitarrista già presente in “Domination” e che giusto un anno prima dell’uscita di questo album debuttava col suo progetto personale, i grandiosi Hate Eternal(“Conquering The Throne”, 1999).
Composto da 11 brani, questo settimo full-length dei Morbid Angel rappresenta la giusta miscela tra le sonorità monolitiche di “Domination”e “Covenant” e la violenza spropositata di “Formulas”. Il suono si mantiene tremendamente pesante ,malato, opprimente mentre la melodia è sempre quella tipica dell’angelo morboso, ricca di trame chitarristiche inquietanti e assoldi chitarra altamente evocativi.
Certo che le differenze col precedente lavoro sono palesi: le ritmiche rimangono intricatissime ma meno tirate e più cadenzate, il processo di songwriting prevale su quello di estremizzazione , la produzione ritorna ad essere monumentale(in “Formulas” invece era criticabile)grazie all’ottimo lavoro in fase di mixaggio da parte di Jim Morris. Inoltre la prestazione di Tucker è decisamente migliore, più ragionata e variegata ed il ritorno di Rutan,la cui tecnica non si discute, ha giovato sicuramente sulla stesura dei riff e degli assoli. Ineccepibile come sempre la prova dei due fedelissimi, Trey Azagthoth e Pete Sandoval. Le 11 tracce scorrono via lineari e senza intoppi grazie anche al fatto che le strumentali(ridotte all’osso, esclusa l’intro ne abbiamo solo una rispetto alle 5 di “FFtF”)sono predisposte meglio nella tracklist.
Aperto dall’intro caotica “Kawazu” ,l’album ci propone subito la monumentale “Summoning Redemption” ,più di 7 minuti di puro death metal che non fa sentire la nostalgia per quel capolavoro di “Invocation of the Continual One”. Un brano subito opprimente dove giocano un ruolo fondamentale le chitarre ultra-ribassate di Rutan e Azagthoth . Il sound si fa pesantissimo anche grazie all’apporto vocale di Tucker, il suo growl risulta incredibilmente cavernoso e compatto. Martellante il drumming di Sandoval che si conferma ancora una volta come uno dei migliori batteristi della scena, mentre immancabili spuntano fuori gli assoli alieni di Trey, più che semplici orpelli, inseriti matematicamente nella struttura di questo grandioso pezzo.
“Angeless Still I Am” prosegue sui binari oppressivi e claustrofobici del brano precedente mettendo più in mostra la doppia cassa di Sandoval e successive accelerazioni in blast-beat. Mid-tempo variegati rendono questo brano molto interessante mettendo in evidenza l’indiscutibile bagaglio tecnico dei quattro e la loro capacità di coesistere senza “calpestarsi i piedi”. Il pezzo vive nel finale il suo apice grazie ad uno dei migliori assoli che si possano sentire su un disco dei Morbid Angel: evocativo e ammaliante.
“He Who Sleeps” pare un dejavù: notare come la ritmica di questo brano sia più di un semplice richiamo ai tempi dell’indimenticabile “God Of Emptiness”. Lento,quasi marziale, questo brano è da catalogarsi come esempio di doom-death. Una composizione dove la profondità dei vocalizzi di Tucker ben si sposa con un riffing cadenzato all’estremo ma pesante come il granito.
La macchina da guerra sulla quale sta seduto Pete Sandoval miete vittime in “To The Victor, The Spoils”,. Il drumming dell’ex “otto braccia” dei Terrorizer è qualcosa di inavvicinabile per velocità e precisione. Un brano terremotante in cui a farla da padrona è il concept sonoro già presente in “FFtF”, con chitarre che macinano riff tecnici e imprevedibili accompagnate dal growl terrificante di un Tucker ispirato.
“At One With Nothing” è un altro brano che merita più di un ascolto,sia per il testo abbastanza impegnato(in generale in tutto l’album si ha un ritorno a tematiche più serie)sia per il sound. La ritmica infatti ritorna ad essere cadenzata pur non raggiungendo la claustrofobia di “He Who Sleeps”: memorabile la frazione che segue il terzo minuto con 30 secondi di orgia sonora caratterizzata da assoli distorti e da un tappeto di riff maniacali accompagnati divinamente dalla doppia cassa.
“Opening Of The Gates” è un segno premonitore di ciò che avverrà in “Heretic”. Un ottimo brano in cui a far la parte del leone è ancora Sandoval: provate a concentrare l’ascolto solo sulla batteria e noterete le mirabolanti velocità che questo mostruoso drummer raggiunge alla doppia cassa(Sandoval è soprattutto noto per la sua incredibile velocità con l'uso dei pedali: esegue diciotto colpi al secondo con le casse; grazie alla sua velocità di esecuzione con la doppia cassa è stato soprannominato “Pete The Feet” ,traducibile come “Pete il Piede”[tratto da Wikipedia]): semplicemente spaventoso!
“Secured Limitations” è il primo degli ultimi quattro episodi che vanno a chiudere l’album,un finale leggermente in calando rispetto alla prima metà. Ritornando all’ottava composizione ,particolarmente interessante risulta la compattezza vocale di Tucker,qui impegnato anche in spoken vocals veramente acide. Il brano vive per buona parte di virtuosismi chitarristici che poggiano su una base tetra e decadente in cui spadroneggiano pattern di doppia cassa e un riffing pesantissimo.
“Awakening” ricorda molto “Nar Mattaru” giocando il semplice ruolo di intermezzo che introduce ad “I” ,pezzo veramente originale dalla struttura intricatissima in cui gli assoli con un sound che pare veramente ultra terreno. Nonostante ciò questa traccia e la successiva “God Of The Forsaken” rappresentano gli episodi meno esaltanti del platter.
Questo non intacca comunque la grandiosità di questo lavoro che personalmente considero la miglior uscita in campo death del 2000 insieme a “Envenomed” dei Malevolent Creation.
Un album che ci riconsegna una band in piena forma la cui vena compositiva non è tramontata col passare degli anni ma,anzi, pare aver trovato nuova ispirazione.
Chiarito una volta per tutte il corso musicale e senza dare il via ad evoluzioni troppo ardite, i Morbid Angel ritornano padroni di una scena che ha ancora bisogno del loro apporto.
Ripeto, consapevoli che i capolavori appartengono al passato(e ripeto comunque mai dire mai!), l’angelo morboso continua il suo percorso musicale come meglio non potrebbe grazie a lavori di altissima qualità.
In definitiva “Gateways” è un album che consiglio vivamente, il migliore ,insieme ad “Heretic”, dell’era Tucker, un lavoro che ribadisce un semplice concetto: il death metal passa ancora attraverso i Morbid Angel…



Voto: 92/100. Recensito da Cadavere   il 20/10/2006

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