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Intitolare un disco “Fottetevi Tutti!” non mi pare certo una buona idea, specialmente se si parla di una band avviata e che ha già dato il meglio di sé come i Carpathian Forest.
Cominciamo dicendo che malgrado ciò mi sono sentito un po’ ingrato alla fine dell’ascolto.
Sì, perché dopo la svolta Black’N’Roll dei Darkthrone, covavo in me poche speranze di ascoltare un disco decente da parte dei Carpathian Forest, eppure è quello che ci hanno consegnato: un disco decente, per l’appunto.
Certo i riff sono discreti e talvolta addirittura divertenti, la tecnica è poca come al solito, senza dubbio buone le urla di Nattenfrost (forse un po’ troppo effettate) e le parti di basso in primo piano, ma sembra chiaro a tutti che si sta raschiando il fondo del barile, malgrado il disco si distacchi un attimo dal tipico “Carpathian Forest sound” avvicinandosi pericolosamente al suddetto “The Cult Is Alive” o quell’altro disco ignobile che è “Volcano” dei Satyricon.
Le tracce non sono male in fondo, l’opener “Vi Apner Porten Til Helvete” è senza dubbio un buon brano anche se non convince da subito, a causa di un riff iniziale non abbastanza incisivo come vorrebbero, belle anche “Diabolism (The Seed And The Sower)” dal piglio thrash piacevole ed incantatore, e “Start Up The Incinerator (Here Comes Another Useless Fool)", il brano migliore del lotto, più marcatamente black degli altri ma l’unico capace addirittura di imprimersi nella mente dell’ascoltatore per la sua cattiveria.
Accanto ad essi però troviamo episodi sicuramente inferiori come la fastidiosa “Everyday I Suffer” che si appoggia su un black’n’roll che vorrebbe essere affascinante, ma che in realtà fa venire i nervi per la sua ossessività, o la seconda “The Frostbitten Woods Of Norway” brano che già dal titolo si dimostra banale, fatto di punk e di sfuriate in blast beat che portano il nostro dito inevitabilmente al tasto “skip”.
In fin dei conti dei Carpathian Forest è rimasta solo la classe del passato, ed sono dell’idea che sia già tanto chiedere un disco dal taglio semplice ed energico come questo, piuttosto del classico flop che una band di questo calibro si trova quasi inevitabilmente a comporre, quando ha esaurito le idee.
Disco non fondamentale, che probabilmente dimenticherete in un angolino, quindi consigliato solo ai fan, per chi non li conosce è meglio cominciare con “Black Shining Leather”.
Voto: 61/100. Recensito da Tristan il Necrofilosofo il 08/10/2008 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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