Iced Tears - CD Metal - Fra Underverdenen
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Kampfar - Fra Underverdenen (cd cover) Disco preferito da 3 utenti.
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Band: Kampfar
Disco: Fra Underverdenen
Anno: 1999
Tracklist:
1. I Ondskapens Kunst 07:13
2. Troll, Død Og Trolldom 07:38
3. Norse 05:32
4. Svart Og Vondt 08:04
5. Mørk Pest 05:15
6. Fra Underverdenen 03:15
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Testi e Traduzioni Disponibili: Norse

A due anni dal debut capolavoro Mellom Skogkledde Aaser, i Kampfar tornano a deliziare i nostri sensi con "Fra Underverdenen", preceduto dall'ottimo ep Norse. Con un artwork enigmatico, dedicato come nel precedente lavoro alla Natura, tra le fonti ispiratrici più influenti del sound del duo norvegese, Dolk e Thomas ci trasportano di nuovo indietro nel tempo, quando la loro terra era ancora incontaminata dalle religioni monoteiste, pregna invece delle leggende che infarciscono e rendono unica la mitologia nordica. Rispetto al precedente album il sound si fa in certi casi più cupo e gelido, permeato da un alone di mistero che avvolge le chitarre nei loro innumerevoli intrecci, che sanno essere melodici ma anche taglienti e sinistri. Rimasti inspiegabilmente relegati in ambito underground per vari motivi, i Kampfar hanno saputo creare un modo unico di suonare e intendere il Viking Metal, inserendo quel pizzico di Folk che si percepisce nei momenti acustici, come nell'arpeggio dell'opener “I Ondskapens Kunst”, malinconico e solenne allo stesso tempo, seguito poi dall'entrata delle chitarre elettriche, che creano quel particolare tessuto melodico ad “intreccio” ormai trademark della band. Perfetto il susseguirsi di momenti concitati, di ispirazione Black Metal norvegese, seguito dalla grandissima prestazione vocale di Dolk, grazie anche al suo particolare scream, sempre spinto al massimo, che si fa interprete delle sensazioni più immediate trasmesse dalle note della loro musica. La successiva “Troll, Dod Og Trolldom”, rappresenta per la sottoscritta l'highlight del disco, a partire dal criptico intro con tanto di Digeridoo, che riesce a rievocare sapientemente le cupe grotte velate di bruma dove i Troll dimorano, celati agli occhi dei più. La song è tiratissima, grazie ad un riffing malinconico ed epico allo stesso tempo e a melodie dissonanti e concitate. Il muro sonoro delle chitarre, incalzante e opprimente nel mid tempo centrale, sembra riprodurre le movenze di un gelido mare in tempesta, investendoci con la sua furia, lasciandoci addosso una grande inquietudine. “Pagan Ancestors Call My Name”: ecco l'incipit di Norse, forse il brano più amato dai Kampfar, presente nell'omonimo Ep. Se nella precedente canzone erano sfociata in territori di puro Black Metal, qui la band riprende la vena Viking: il riffing è più “solare del precedente”, meraviglioso l'arpeggio che spezza qua e là la carica travolgente delle chitarre, maestose nel conferire una sensazione di gelo e “orgoglio” nordico, emozioni che godono di un continuo crescendo. Con “Svart Og Vondt” si torna in lidi più calmi, ma non per questo sereni. Una cadenza lenta, quasi marziale fa da sfondo alle note cupe e a tratti rabbiose che disegnano trame cariche di tensione, suscitando le immagini dei fiordi battuti dalle bufere. “Mork Pest” in certi passaggi mi ricorda i Windir: c'è una nota di drammaticità di fondo che non compare in nessuno degli altri capitoli del disco, espressa in modo più evidente nei mid tempos composti da quei arpeggi delicati e sinistri allo stesso tempo ai quali i Kampfar ci hanno abituati, per poi essere seguiti (come in questo caso) dal ritorno furente delle chitarre, mai estreme, ma sempre avvolte da quella coltre di nebbia che le rende come rarefatte. La conclusiva “Fra Underverdenen” lascia di stucco: ritorna l'enigmatico digeridoo, accompagnato dal basso e da un velo di Synth, in una traccia interamente Ambient, che sembra percorrere il pulsare della terra e delle sue creature nascoste, come il sottobosco ritratto nella copertina, altra dimostrazione della loro profonda devozione verso la Natura e del modo in cui si manifesta nella loro madrepatria. Come nel precedente album, i Kampfar hanno suonato quest'album con il cuore, il quale anche se a mio parere non raggiunge il livello del debutto, si mantiene a livelli d'eccellenza, grazie anche ad una produzione di tutto rispetto. Una prova senza cali, carica di tensione, dove è impossibile trovare riffs “tappabuchi”, ma solo Viking-Black metal di ottima fattura, che non sfocia mai nella pacchianeria.

Voto: 80/100. Recensito da BloodyMary   il 13/12/2007

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