| Musica -> Folk Metal -> Eluveitie -> Everything Remains Disco preferito da 9 utenti Per aggiungere ai preferiti devi eseguire il login.
01. Otherworld Compra CD, poster, merchandise e tanto altro... Cerca Everything Remains su ebay02. Everything Remains As It Never Was 03. Thousandfold 04. Nil 05. The Essence Of Ashes 06. Isara 07. Kingdom Come Undone 08. Quoth The Raven 09. (do)minion (feat. Torbjørn Schei) 10. Setlon 11. Sempiternal Embers 12. Lugdūnon 13. The Liminal Passage Testi e Traduzioni Disponibili: Kingdom Come Undone A due anni da Slania, gli Eluveitie tornano sulla scena con del nuovo materiale metal, dopo la parentesi acustica di Evocation I - The Arcane Dominion. Ormai il salto di qualità lo hanno già fatto e si sono confermati come una della band più innovative e seguite non solo nel panorama europeo, ma anche mondiale. La domanda che sorge spontanea e immediata è: cosa ci propongono con questo nuovo disco? Everything Remains riprende le sonorità a cui siamo stati abituati fin dal primo Spirit e poi ribadite, non senza aggiunte originali, con Slania, l'album della conferma. Quindi con questo terzo full lenght hanno puntato su una maggior dimostrazione di maturità , di consolidamento dello stile e infine di varie aggiunte originali tanto da non ripetersi in tutto e per tutto con il disco precendente. Ora passiamo rapidamente in rassegna le varie tracce presenti in questo album, sono 13, con 4 acustiche strumentali. Otherworld è l'intro, una voce femminile narrante e un flauto celtico ci introducono in modo molto evocativo all'ultima fatica della band svizzera. Personalmente lo ritengo il miglior intro per ora prodotto dagli Eluveitie, nonostante la sua corta durata si rivela abbastanza adatto allo stile delle canzoni successive. Everything Remains As It Never Was è la title track, sarà senza ombra di dubbio la opener nei prossimi concerti. Un inizio con blastbeat in piena tradizione Eluveitie si contrappone alle note di violino di Meri finchè Ghrigel non inizia a duettare con Anna in uno dei ritornelli più azzeccati e immediati del disco. Quindi ci troviamo di fronte a un sound pesante che lascia spazio solo per i ritornello fantastico e "moderno". Elemento che viene proposto con maggior frequenza è proprio l'uso delle voci femminili di Anna e Meri (vedi Slania's Song). Thousandfold è il singolo scelto dalla band nonchè videoclip. La scelta è stata accurata, è abbastanza ovvio che sarà una delle tracce di spicco del disco per la sua facilità nell'esser memorizzata e cantata nei live dal pubblico. Anche qua momenti più tirati con la rauca voce del vocalist si interscambiano con il ritornello più "soft". Nil è da considerarsi in un certo qual modo molto simile a "Grey Sublime Archon" per i suoi giri veloci di batteria, flauto e hurdy-gurdy. Una delle tracce più melodiche di questo full lenght. The Essence Of Ashes è, secondo me, una piacevolissima prova di maturità e raffinatezza nel suono; dato dal riff iniziale di chitarra e dalla buonissima prova di Chrigel alla voce. Isara funge da intermezzo spartiacque. Una melodia piacevole in puro stile Eluveitie ci porta rapidamente all'inizio brutale di... Kingdom Come Undone, traccia di spicco un pò come "Nil" per la velocità d'esecuzione, una "canzone tipo" che non aggiunge nulla di più a ciò che la band svizzera ci ha proposto in passato, ma ciò nondimeno è da considerarsi una delle più piacevoli composizioni. Con Quoth The Raven un intro malinconico ci porta ad ascoltare una delle tracce più interiori del disco, un suono cadenzato e un ritornello che ricorda molto "Omnos" fanno di questa "Quoth The Raven" un esempio di originalità , ma sempre sulla scia di quella che fu "Slania's Song". Riguardo a (do)Minion c'era grande aspettativa da parte mia, un pò per la presenza come special guest del vocalist dei Keep of Kalessin, ma a parte la pesantezza del suono e della quasi esclusiva vena Melodic Death Metal, non me la sento di considerarla una perla, sicuramente il ritornello "noioso" ha un notevole peso in questa mia scelta. Setlon è un'altra traccia acustica, questa volta più allegra di quella precendente. Stiamo ormai per giungere alla fine di questo ultimo prodotto di casa Eluveitie. Allora Chrigel e compagni hanno ben pensato di finire letteralmente con il botto, offrendoci due ultime tracce potenti e immediate: a Sempiternal Embers, dal suono melodeath con reminiscenze a "Bloodstained Ground", preferisco Lugdūnon che nel suo insieme coinvolge tutte le sonorità del disco. Il disco si conclude con l'evocativa The Liminal Passage, sullo stesso stile dell'intro; dolcemente la stessa voce narrante di "Otherworld" ci ripete il titolo del disco, quasi a invitarci tutti quanti a riascoltarlo nuovamente. E come dargli torto? Questo album assembla la vera essenza degli Eluveitie in tutte le sue varie sfacettature, da quelle melodeath a quelle celtiche, un connubio che è risultato vincente, originale e li ha fatti diventare caposaldi del "New Wave of Folk Metal". Tracce consigliate: Everything Remains As It Never Was, Nil, Quoth The Raven e Lugdūnon. Voto: 80/100. Recensito da Somnium il 12/02/2010 Altre recensioni di questo utente: 2010, Capitolo Quinto. Dopo lo sperimentale Evocation I - The Arcane Dominion, album acustico incapace di realizzare appieno le aspettative dei fan, pur essendo un ottimo lavoro, gli Eluveitie tornano al loro stile con il nuovo “Everything Remains As It Never Wasâ€. Le attese dei fan saranno questa volta compiute? Sembra proprio di si, se già la semplice intro Otherworld riesce a creare un'atmosfera suggestiva che delizia e fa fremere l'ascoltatore al solo pensiero di quello che lo attende. Il fremito finisce immediatamente: arriva subito la title track, canzone energica e veloce, resa speciale grazie al sapiente lavoro ai flauti e all'uso alternato delle voci di Meri Tadic e Chrigel Glanzmann. Tutti sono avvisati: chi voleva melodia folk pura può andare a riprendere in mano "Evocation". La conferma definitiva arriva con Thousandfold, probabilmente una delle tracce più riuscite dell'intero LP: la band svizzera ci propone infatti una traccia dal sapore molto grezzo ed eterogeneo, in cui parti calme e parti pestate si alternano armoniosamente, facendo da base ideale per esaltare lo scream di Chrigel. Da notare inoltre l'ottimo uso dei cori nel finale, una scelta che conferisce alla canzone quel tocco di epicità che non guasta mai. Si passa quindi a Nil, canzone che ricorda non poco Tarvos dell'album "Slania", e che infatti non manca di stufare dopo un po', nonostante il consueto mix di metal e melodie articolate di flauti. Lo stile Eluveitie torna prepotentemente, ma la durata di 3:43 è eccessiva, e lo spettro della monotonia aleggia in maniera ostinata. Dopo questa mezza delusione si torna a sorridere, grazie a The Essence Of Ashes: un eccellente pezzo dal puro gusto MDM, che viene esaltato ed infiocchettato dal solito, sapiente uso dei flauti e, ancora una volta, dai cori. Il risultato finale è davvero notevole, tanto da portare questo pezzo a essere considerato uno dei punti forti dell’album. Dopo Isara, intermezzo onirico di pregevole fattura, si arriva quindi a Kingdom Come Undone, forse il pezzo che più di tutti nell'Lp rimanda ai primi album del gruppo, anche se bisogna sottolineare come l'ispirazione non vi raggiunga il suo massimo livello. Nonostante questo, la canzone è molto aggressiva e veloce, e riesce a non stufare fino alla fine, cosa non da sottovalutare. Quoth The Raven ricalca lo schema di Thousandfold, ma il lettore non si inganni, le due canzoni non sono affatto una la fotocopia dell'altra. La voce femminile qui acquista ancora maggior spazio, la melodia è più lineare e l'epicità più accentuata, nonostante l'assenza di cori. La canzone successiva è quella che per volontà del gruppo è quella di maggior impatto dell'album: (Do)Minion. Il duetto di Chrigel e di Torbjørn Schei, vocalist dei Keep Of Kalessin, è riuscitissimo, e riesce ad aggiungere l'enfasi che manca a una melodia di base che tende alla ripetitività e al caos, fortunatamente in maniera non così evidente da intaccare irrimediabilmente la sua qualità . Setlon crea un nuovo stacco all'interno dall'album: in questa traccia i flauti la fanno da padrone, donando alla stessa un tocco poetico ed evocativo. Splendido pezzo, che allieta le nostre orecchie per tutti i suoi 156 secondi. Il passo successivo è l'ennesima sorpresa: benché il canovaccio di Sempiternal Embers sia collaudato, il risultato finale non può non essere lodato, la melodia folk riesce ad amalgamarsi perfettamente con la base MDM e la solita ottima performance vocale. Non ci si può dire, putroppo, altrettanto entusiasti di Lugdūnon: le pecche sono, ancora una volta, la caoticità (soprattutto nei duetti con voce maschile e femminile) e una certa monotonia di base, anche se la parte iniziale del pezzo poteva far presagire un esito diverso. Si giunge infine a The Liminal Passage, che conclude molto più che degnamente l'album, non facendo altro che invogliare l'ascoltatore a premere il tasto "repeat" per tuffarsi nuovamente in questa ben azzeccata quarantina di minuti di ottimo folk metal. In sostanza un album ben realizzato, con molti picchi di qualità e qualche passaggio a vuoto (ma mai in maniera critica, per fortuna), in pieno stile Eluveitie, pieno di carica, energia, velocità , senza però rinunciare a qualche intermezzo quieto e suggestivo. Il rinnovamento del sound può aspettare. Per il momento godiamoci questo. Voto: 79/100. Recensito da Jojijo il 12/02/2010 Altre recensioni di questo utente:
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